Ugo La Pietra e il mosaico di Spilimbergo

La gallerista Raffaella Fossati presenta un nuovo percorso sulle arti applicate al design: una collezione dedicata al mosaico di Spilimbergo composta da una serie di oggetti e suppellettili disegnati da vari autori e poi realizzati dai più prestigiosi laboratori musivi originari della provincia di Pordenone.

Ugo La Pietra, Vaso - prod. Franchi
Ugo La Pietra, Vaso - prod. Franchi

La Galleria Fatto ad Arte espone una collezione “storica”, composta da una serie di “oggetti domestici” dedicata al mosaico di Spilimbergo. Una collezione che ha origine nel 1996 da esperienze espositive quali Progetti e territori e Genius Loci ad Abitare il Tempo a Verona, curate da Ugo La Pietra. Fin da allora, il designer e curatore aveva sviluppato, a partire dal mosaico di Spilimbergo, tavoli, consolle e specchi, cui oggi si sono aggiunti anche vasi e urne progettati da Paolo Coretti, Aldo Furlan, Elisabetta Gonzo, Ugo Marano, Andrea Pellicani, Alessandro Vicari, Nanda Vigo e lo stesso La Pietra. La mostra Mosaico di Spilimbergo. Oggetti domestici per abitare con Arte testimonia come, negli ultimi venti anni, abbia preso forma un processo di trasformazione e rinnovamento di un’area, quella delle arti applicate, che sembrava sopita o esclusa. Abbiamo intervistato la gallerista Raffaella Fossati su questi argomenti.

Quali caratteristiche, relative alle forme degli oggetti, il mosaico di Spilimbergo mette in risalto?
La mostra è stata proprio concepita con l’obiettivo di vedere il mosaico, tradizionalmente pensato per le grandi superfici di pavimenti, applicato a oggetti d’uso quotidiano, al fine di impreziosirli per “abitare con arte”. Una definizione, questa, che vuole pensare all’arte non solo in funzione delle opere pittoriche, ma anche legata all’oggetto d’uso. In questa accezione è straordinaria la peculiarità del mosaico che rende “pittorico”, decorativo e prezioso il più semplice oggetto quale uno specchio o un tavolino. Il risalto dell’oggetto è dato propria dalla potenza decorativa del mosaico di Spilimbergo. Le sue piccole tessere preziose, siano esse vitree o levigate, esaltano forme estremamente semplici, senza caratteristiche peculiari.

Nanda Vigo, Dragon Heart - prod. Neal Nel Mosaico, 1997
Nanda Vigo, Dragon Heart – prod. Neal Nel Mosaico, 1997

Quali particolarità intrinseche manifesta il mosaico di Spilimbergo e per quale motivo potrebbe rappresentare un punto d’incontro tra alto artigianato e design?
La preziosità della decorazione, le infinite composizioni che si possono creare con questo antichissimo materiale e la straordinaria tecnica di lavorazione rappresentano una vera sfida per il design. La mostra evidenzia proprio questa peculiarità: diversi designer si sono confrontati con questo materiale. Il tema non era il progetto dell’oggetto, ma della decorazione applicata a un oggetto quasi “dato”: forme semplici, poco caratterizzate, materiali di supporto elementari quali il metallo e il legno. Ma questa decorazione “rinnovata” per mano della cultura del progetto, che è il contributo essenziale apportato dal designer, costituisce il vero punto di incontro tra valenza artigianale e design.

Come è cambiato, nel tempo, il rapporto tra le arti applicate e il design?
In questi ultimi venti anni, che coincidono con il lavoro della mia galleria Fatto ad arte, nata appunto nel 1997, ho assistito a una vera e propria trasformazione del rapporto tra arte applicata e design. Il mondo del design ha progressivamente guardato con molta attenzione un universo che prima non gli interessava, per non dire snobbava. Progressivamente ha utilizzato l’artigianato reputandolo un valore aggiunto a una disciplina, il design, appunto, che, ormai globalizzato, stenta ad avere una identità peculiare. Quante aziende si fanno ora vanto di termini quali “lavorazione artigianale” o “interamente fatto a mano”?

Alessandro Vicari, Ti vedo - prod. Friedrich Dagmar, 1998
Alessandro Vicari, Ti vedo – prod. Friedrich Dagmar, 1998

Gli oggetti esposti in questa mostra rievocano i percorsi, affrontati negli anni, dalla galleria?
Gli oggetti esposti sono il risultato di ricerche condotte negli anni nella mia attività di gallerista. Anzi, in particolare, questa mostra è stata presentata nel 1998 nella mia galleria di Monza e oggi è stata riproposta, ampliata di nuovi contributi (urne, tavolini e vasi). Ho sempre cercato di mantenere molto stretto il legame con le ricerche passate, rinnovandole e ripresentandole al pubblico, perché ritengo sempre queste ricerche molto attuali e sincroniche con i tempi che viviamo. Sempre più urgente è l’importanza di conferire all’alto artigianato italiano un valore aggiunto, che deve essere riconosciuto non solo attraverso il lavoro di galleristi (e dunque privati, ahimè molto pochi), ma soprattutto attraverso il contributo delle istituzioni (non esiste in Italia un museo delle arti applicate).

Come cambia l’approccio alle arti decorative applicate al design quando il curatore di una mostra al riguardo è non solo un utilizzatore del mosaico, ma lui stesso un designer?
Il curatore della mostra è Ugo La Pietra, che non possiamo solo definire un designer. La Pietra è stato il vero motore di una rivoluzione avvenuta nel mondo delle arti applicate, il primo che, attraverso mostre, seminari, incontri, in particolare grazie alle esposizioni di Abitare il Tempo a Verona, ha sollecitato e messo in relazione mondo dell’artigianato e cultura del progetto. Dunque il suo sguardo non è tanto rivolto alla sua “opera in mostra”, ma alla forza e valenza che ha l’unione tra un territorio e i designer che lui stesso ha chiamato e invitato a confrontarsi con gli artigiani.

Giuseppe Rocco, Urna - prod. Luciano Petris
Giuseppe Rocco, Urna – prod. Luciano Petris

Potrebbe rivelare su quali ricerche, come gallerista, si sta attualmente concentrando e come si sviluppa la programmazione futura della galleria?
I futuri programmi della galleria sono tutti orientati coerentemente a sviluppare mostre che mettano in relazione alto artigianato, progetto, lavorazioni peculiari, territori. La prossima mostra racconterà una lavorazione artigianale ormai scomparsa, il ricamo a telaio, attraverso l’opera di designer e artigiane eccellenti in questa lavorazione coordinate dalla lionese Elisabeth Roulleau, insegnante anche alla prestigiosa Saint Martins a Londra. Dunque, a marzo, sarà la volta di due ceramiste straordinarie, Antonia Campi e Antonella Ravagli, per proseguire durante il Salone del Mobile con un omaggio a un grande ebanista recentemente scomparso, Pierluigi Ghianda, attraverso una collezione della mia galleria che contempla oggetti molto piccoli e preziosi. Cerchiamo di portare queste conoscenze a un pubblico sempre più vasto e curioso, con la passione e la volontà di far crescere questo straordinario mondo delle arti applicati, ricco di ricerca e contenuti, che fatica molte volte a essere visibile e presentato nella adeguata cornice.

Ginevra Bria

Milano // fino al 22 dicembre 2016
Mosaico di Spilimbergo
a cura di Ugo La Pietra e Paolo Coretti
FATTO AD ARTE
Via Moscova 60
[email protected]
www.fattoadarte.com

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/57662/mosaico-di-spilimbergo/

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.