Roma, al via il concorso per Museo della Scienza

Nell’ambito della trasformazione urbana dell'ex Stabilimento Militare Materiali Elettronici e di Precisione, è stato indetto il concorso per la progettazione del Museo della Scienza di Roma. Un’operazione senza precedenti per la città, in cui è coinvolto anche il Premio Nobel Parisi

Sono trascorsi 7 anni – era il giugno 2015 – dall’aggiudicazione del concorso internazionale Progetto Flaminio, bandito da Cdp Investimenti sgr con Roma Capitale. A vincere, su ben 246 candidature arrivate da 20 paesi, fu il raggruppamento guidato da Studio 015 Viganò. L’obiettivo del bando era proseguire e rafforzare il processo di rigenerazione di un quadrante di Roma, da decenni considerato strategico per il rilancio della città, coincidente con l’area delle ex caserme di via Guido Reni, di fronte al MAXXI. Quasi 60mila mq destinati a ospitare un’infrastruttura pubblica e culturale, a trazione prevalentemente scientifica, della quale la “Città della Scienza” sarebbe stata il fiore all’occhiello assieme a residenze, commerci, alberghi. Insomma, un nuovo quartiere. Dopo un lungo intervallo, in cui il progetto stesso è stato messo in discussione (l’ha ricordato anche all’assessore all’urbanistica di Roma Veloccia, in un recente post), negli ultimi mesi l’amministrazione capitolina ha deciso di rilanciare l’operazione. Un processo iniziato, almeno formalmente, lo scorso febbraio con una delibera della giunta e l’affidamento al Professor Giorgio Parisi, Ordinario di Fisica Teorica all’Università “La Sapienza” e Premio Nobel per la Fisica 2021, del ruolo di guida della Commissione Tecnico Scientifica dedicata al nascente polo. A concretizzare ora l’iter è il concorso internazionale di progettazione per il Museo della Scienza di Roma – MSR, lanciato lo scorso 4 novembre e aperto fino al 23 gennaio 2023. Una competizione che arriva a qualche mesi di distanza dall’esperienza del dirimpettaio GRANDE MAXXI, a sua volta finalizzata all’ampliamento del museo progettato da Zaha Hadid Architects. Oggetto del nuovo bando è il complesso industriale risalente all’inizio del Novecento conosciuto come “Stabilimento Militare Materiali Elettronici e di Precisione” (SMMEP).

IL CONCORSO DI PROGETTAZIONE DEL MUSEO DELLA SCIENZA DI ROMA

La procedura concorsuale è articolata in due fasi. Attraverso il primo grado, dedicato all’elaborazione delle idee progettuali, si punta a selezionare le cinque migliori candidature; solo queste avranno accesso al successivo e conclusivo step, con la redazione del progetto di fattibilità tecnico-economica. Gli esiti del concorso saranno resi noti il 22 maggio 2023. Previa verifica dei necessari requisiti, il soggetto vincitore riceverà un compenso pari a 150.000 euro (il rimborso per i classificati dalla seconda alla quinta posizione si attesta su 20.000 euro ciascuno) e l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva dell’opera. Funzioni, obiettivi e future dotazioni dell’istituzioni museale in fieri vengono dettagliati nelle oltre venti pagine del “Concept per un Museo delle Scienze di Roma”, ovvero il report incluso nella documentazione di gara elaborato proprio dalla Commissione Tecnico Scientifica. Nel quale si definisce da subito il perimetro culturale dell’operazione, evidenziando una mancanza non più trascurabile dell’attuale offerta museale capitolina, specie in relazione a vari esempi internazionali citati. “Roma è tuttora priva di un Museo della Scienza, o comunque voglia essere denominata una struttura di riferimento per la diffusione del pensiero scientifico: Agorà, Centro, Città, Palazzo, Parco, Piazza ecc. Per contro, sono fortemente sentite la necessità e l’urgenza di avvicinare i cittadini, in particolare i giovani, alle scienze e al metodo della scienza, come viene ormai riconosciuto e ritenuto indispensabile per il progresso dell’intera nostra comunità, a livello nazionale, europeo e mondiale”, scrive la Commissione.

COME POTREBBE ESSERE IL NUOVO MUSEO DELLA CAPITALE

Concentrando l’attenzione esclusivamente sugli spazi museali, la Commissione indica che “dovrà essere una rilevante “opera” di architettura”, capace “sia di armonizzarsi con le aree circostanti, sia essere in grado di rappresentare i valori che animano il MSR, non solo da un punto di vista estetico e di qualità dello spazio, ma anche nelle sue modalità funzionali. Anche per questo, dovrà essere sostenibile a livello economico (per poterlo realizzare prima e contribuire a renderlo autonomo poi), ambientale (che abbia piena autonomia da un punto di vista energetico) e sociale (favorendo relazioni e crescita culturale)”. Alla collezione permanente saranno destinati 5000 mq, mentre 2000 mq verranno impiegati per i progetti espositivi a carattere temporaneo; in ulteriori 1000 mq potranno essere allestite mostre proposte da soggetti esterni, anche privati, purché di interesse scientifico. Fulcro del MSC sarà il foyer (1000 mq), da concepire come ambiente di supporto alle aree espositive, delle quali sarà “un preludio fondamentale”. Il museo, inoltre, disporrà di un auditorium da 800mq, di un’area ristorativa (600mq), di un bookshop (400mq), dei necessari spazi, locali tecnici e di servizio, oltre che di 2000 mq di spazi verdi all’aperto. Questi ultimi saranno “destinati all’apertura dello sguardo e alla frequentazione/sosta dei visitatori, che siano a vocazione ricreativa ma anche idonei ad accogliere eventi temporanei. Veri e propri luoghi di relazione, potranno essere coperti anche se aperti e/o ricavati riutilizzando parte delle strutture dei capannoni storici esistenti. Le tipologie di riferimento sono: la piazza, il parco urbano, il giardino, la serra, il roof garden”. Il MSR, infine, accoglierà anche spazi per la ricerca, in particolare sui temi della valorizzazione del patrimonio storico scientifico e della diffusione della cultura scientifica, per l’educazione e la documentazione, qualificandosi dunque non solo come polo espositivo. L’attenzione si concentra ora sui risultati del primo grado, attesi per il 7 febbraio 2023. Se tutto andrà bene poi, grazie a 75 milioni di investimento, i cantieri potrebbero partire proprio in occasione del Giubileo nel 2025. Una rigenerazione urbana ferma da 30 anni finalmente si sbloccherà questa volta?

LIBESKIND PRESIEDE LA GIURIA DEL CONCORSO

Come previsto dal calendario del concorso, lo scorso 28 febbraio sono stati resi intanto noti i membri della commissione giudicatrice. A presiderla è stato scelto l’architetto di origini polacche Daniel Libeskind, particolarmente conosciuto in Italia per il grattacielo milanese sede di PwC Italy. Soprannominato il “Curvo”, per il caratteristico andamento curvilineo che ne caratterizza l’elevazione fino a quota 175 metri, è uno dei tre edifici a torre del quartiere CityLife. Fra le opere più note del progettista, attivo su scala globale, impossibile non incitare il Jewish Museum Berlin, per il quale si aggiudicò il concorso nel 1989, e il World Trade Center master plan, a New York, elaborato dopo l’attentato terroristico dell’11 settembre 2001.

Completano la giuria gli italiani architetti Benedetta Tagliabue, Alessandro d’Onofrio, Maria Argenti (supplente), Francesco Cellini (supplente) e l’ingegnere Ernesto Dello Vicario. Presente anche l’architetta olandese Fokke Moerel, partner dello studio MVRDV, presso il quale dirige l’unità “Studio Public” dedita ai progetti dal significativo impatto urbano. La commissione dovrà ora dedicarsi alla selezione delle proposte meritevoli di essere ammesse al secondo grado della competizione: questi primi risultati sono infatti attesi entro il 30 marzo.

Valentina Silvestrini

https://museoscienza.competitionarchitecturenetwork.it/

Articolo aggiornato il 3 marzo 2023

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Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. È cocuratrice della newsletter "Render". Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito…

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