Nuovi modi di fare architettura. I 50 anni dello studio Il Prisma

Una panoramica su alcuni progetti recenti – dalle riqualificazioni urbane ai grandi centri direzionali di alcuni notissimi brand ‒ che contraddistinguono il lavoro creativo de Il Prisma, società di progettazione multidisciplinare attiva dal 1971 con sedi a Milano, Roma, Lecce e Londra.

Il prisma è responsabile del processo di trasformazione della luce in colore. Una considerazione che ha ispirato Cosimo Carone, fondatore de Il Prisma, che oggi ha un organico di circa 130 persone, provenienti da almeno 12 Paesi e con un’età media che non arriva ai 35 anni: la maggior parte nella sede ammiraglia milanese, poi a Roma e infine a Londra, dove la firma si affaccia con sguardo rivolto alle practice internazionali.
Uno studio di architettura che, comportandosi come un prisma, utilizza le diverse facce che lo compongono per trasformare i trend e i cambiamenti ‒ sociali, economici, tecnologici, culturali ‒ in esperienze architettoniche poliedriche, che migliorino l’esperienza di chi le vive. Al centro, sempre l’uomo.

L’ASSETTO CREATIVO DE IL PRISMA

Oltre a essere organizzato in più sedi, lo studio è suddiviso in tre Business Unit: Cityscape, Worksphere, Destination. Cityscape lavora per offrire nuovi paesaggi per la vita dell’uomo, luoghi adattivi capaci di generare comportamenti virtuosi in chi li abita grazie all’uso combinato di creatività, tecnologia e tecnica. Worksphere indaga gli ambienti che accolgono il modo di lavorare contemporaneo, progettando spazi innovativi che combinino comfort, stupore e funzionalità. Destination, infine, si concentra sulla relazione tra uomo e brand per progettare spazi dove vivere esperienze immersive e coinvolgenti.

LA METODOLOGIA DE IL PRISMA

A guidare il processo creativo, una specifica metodologia, denominata “therapy” e composta da cinque passaggi operativi, oltre che concettuali: Ricerca, Ascolto, Misura, Disegno, Verifica. Alla base una visione: comprendere il modo in cui l’architettura riesce a influire sul comportamento delle persone, soddisfacendo sia le istanze e i bisogni di chi fa l’investimento economico sul progetto, sia, soprattutto, di chi usufruirà di quegli spazi, di vita e di lavoro. “Per noi restano fondamentali le dinamiche sociali, interne ed esterne, e trovare il giusto grado di engagement con i dipendenti attraverso workshop e focus group”, raccontano da Il Prisma. Particolare attenzione è stata data negli ultimi anni alla parte di formazione, ricerca e sviluppo che ha portato alla pubblicazione di libri e white paper di approfondimento (in free download sul sito dello studio) su tematiche specifiche, come gli spazi di lavoro e lo smart working: “L’ufficio in quanto tale non morirà, ma servirà un cambiamento profondo per renderlo un luogo aperto, flessibile e trasformabile. Da quest’anno, poi, lo studio ha anche un sustainability manager per cercare soluzioni innovative che possano integrarsi nei progetti.

Sassetti 27. Courtesy Il Prisma

Sassetti 27. Courtesy Il Prisma

I PROGETTI IN PROGRESS

Sono molti e diversi tra loro – per dimensione, tipologia e complessità ‒ i progetti in corso, dalle riqualificazioni del tessuto urbano a varie sedi direzionali nel cuore di Milano. Tra questi: San Vigilio 1, in zona Famagosta, una stecca che porta la firma di Gio Ponti e che era vuota da anni, su cui Il Prisma è intervenuto lavorando sul fronte strada grazie a un’immensa parete cinetica e dotando il building di un parco interno. Oppure Sassetti 27, nel quartiere Isola, un’ex camiceria, lavora sul tema della tessitura tra due quartieri, connettendo brani urbani, vecchi e nuovi. Per AON, headquarter milanese del gruppo attivo nella consulenza dei rischi, delle risorse umane e nell’intermediazione assicurativa, lo studio ha proposto un concept che abbraccia l’idea di creare un luogo in cui l’identità di Aon potesse esplicitarsi attraverso una narrazione aumentata dello spazio architettonico. Cassala 57, un innovativo co-working, composto di 7 piani pensati singolarmente, ognuno con mood e funzioni differenti, mentre Phyd, per Adecco Group, è uno spazio pensato come ibridazione tra reale e virtuale: tutto ciò che avviene sul portale può essere vissuto fisicamente nella sede, dotata di arena, ristorante, sale meeting ecc. Anche Capsule, modulo “parassitico” nato durante la pandemia in collaborazione con Manni Group, è uno spazio addizionale ma autonomo, e Officine Sonore (l’ex Teatro Leone in provincia di Cremona) è frutto di una piccola riqualificazione resa possibile dalla collaborazione di ben 17 associazioni culturali locali.

Il Vetra Building, ex sede Ernst & Young oggi AXA IM, è costituito da due corpi di fabbrica per un totale di 30mila metri quadrati: uno spazio multifunzionale dove una nuova piazza con attività commerciali e la riqualificazione del parco limitrofo (trasformato da luogo di passaggio e degrado in luogo del vivere) restituiranno alla città un nuovo senso di apertura e permeabilità. Qui a essere importante è stato soprattutto il processo di coinvolgimento delle persone del quartiere, una sorta di reportage di city journalism che ha raccontato, in 12 ritratti (uno è lui, l’artigiano che realizza tarocchi), altrettante storie, grazie ai profili scritti da Gaia Manzini. Ma anche il coinvolgimento di studenti e cittadini per mettere in pratica “la prima ricerca in Italia che affianca l’Intelligenza Artificiale ai tradizionali metodi di indagine sociologica nell’ambito della rigenerazione urbana”, portata avanti in collaborazione con lo IULM AI Lab, spin-off dell’Università dedicato all’Intelligenza Artificiale. L’obiettivo della ricerca era misurare le attività ricreative e funzionali che si possono svolgere nel parco, analizzando come cambia il coinvolgimento e la percezione dei cittadini che lo utilizzano. Presentati a fine settembre 2019, i dati ‒ raccolti sulla piattaforma facciamopiazza.com ‒indicano che, grazie alla progettazione delle opere di architettura installate nello spazio pubblico, la relazione con il luogo e l’interazione tra i cittadini aumenta. Positivamente.
A settembre Vetra Building sarà completato e l’inquietante edificio che fu esattoria e poi casa temporanea di sbandati accolti sotto i portici sarà un polo di uffici (già alcuni tenant hanno acquisito gli spazi) e un hub gastronomico capace di trasformare in piazza ciò che piazza non era più. Un contributo significativo, in una zona paradossalmente degradata in pieno centro e alle spalle dell’abside della Basilica di San Lorenzo, al miglioramento e alla connotazione qualitativa dello spazio pubblico a Milano.

Teatro Leone. Courtesy Il Prisma

Teatro Leone. Courtesy Il Prisma

INTERVISTA A STEFANO CARONE

In occasione dei cinquant’anni del Prisma bbiamo parlato con Stefano Carone, Managing Partner and shareholder, che ha affermato: “Faccio una premessa: io non sono architetto, sono laureato in economia. Ma ho sempre avuto interesse nel migliorare la qualità e lo spazio del lavoro, mettendo al centro l’essere umano. Prima di progettare serviva scavare, entrare nel merito, delineare elementi distintivi e obiettivi più ampi. Serviva, per usare una terminologia appropriata, mettere in discussione il brief, e porsi nei confronti dell’interlocutore aziendale come degli strategist ‒ o meglio dei problem solver ‒capaci di tirare fuori, ancor prima che un progetto d’architettura, elementi di significato legati a luogo, storia e sogno”.

Come avete fatto ad acquisire autorevolezza nel comparto della progettazione architettonica se la vostra esperienza non era progettuale?
Abbiamo dovuto dimostrare giorno dopo giorno di meritarci questa opportunità, perché sentivamo di avere qualcosa da dire. In fondo, c’è sempre una “prima volta” per tutto. Noi ci siamo posti in una condizione di studiare molto per comprendere chi avevamo davanti, trasformando le sue idee in progetti. Credo che siamo riusciti a crescere perché abbiamo dimostrato freschezza, genuinità e coerenza.

E rispetto invece al tema dell’internazionalizzazione?
Il nostro studio di Londra sta lavorando proprio su questo fronte. Ad esempio facciamo parte, come membro fondatore, dello Studio Alliance, un gruppo di studi di progettazione europei leader nell’ambito workplace che si sono uniti in rete per facilitare lo sviluppo di concorsi o lo scambio delle reciproche competenze. Un network ci permette di supportare l’espansione internazionale dei nostri clienti in tutta l’area europea, in particolare in Regno Unito, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Turchia, Olanda, Ungheria, Irlanda, Romania e Polonia.

Qual è la vostra ambizione per il futuro?
Ci piacerebbe creare esperienze sensoriali, in grado di riattivare comportamenti virtuosi e di avere un impatto sulle persone e sull’intorno. Utilizzare la nostra metodologia per continuare a sperimentare in ambiti di confine sempre più ibridati, tra fisico e digitale.

E il sogno?
Mi piacerebbe progettare una porzione di città che contenga tutte le anime che trattiamo in maniera sistemica. Mi piacerebbe collaborare con artisti, fotografi e studi di visione – come BIG – che trasformano i problemi in opportunità.

Giulia Mura

www.ilprisma.com
www.studio-alliance.com/it/

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Giulia Mura

Giulia Mura

Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con…

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