Curata da Alberto Ferlenga, rettore dell’Università IUAV di Venezia, in collaborazione con la Fondazione Aldo Rossi, l’oltremodo corposa mostra capitolina ricostruisce il lessico rossiano nella sua interezza. Restituendo lo slancio internazionale dell’architetto, intellettuale, studioso, nonché primo italiano insignito del Pritzker Architecture Prize. In attesa della riapertura dei musei.

Dopo la monografica dedicata a Gio Ponti, nel 2019, ha aperto al MAXXI di Roma un’altra grande mostra che celebra un maestro italiano dell’architettura, il primo a essersi aggiudicato, nel 1990, il prestigiosissimo Pritzker Architecture Prize (dopo di lui solo Renzo Piano, nel 1998). Nata dalla collaborazione di diverse realtà, Aldo Rossi. L’architetto e le città è curata da Alberto Ferlenga, dal 2015 rettore dell’Università IUAV di Venezia, con il coordinamento di Carla Zhara Buda della Fondazione Aldo Rossi; prezioso l’apporto di Fausto e Vera Rossi e di Chiara Spangaro, curatrice della Fondazione aperta nel 2005. I materiali esposti provengono prevalentemente dall’archivio di Aldo Rossi conservato nella Collezione MAXXI Architettura e dalla Fondazione Aldo Rossi, con importanti prestiti dallo IUAV di Venezia ‒ Archivio Progetti, dal Deutsches Architektur Museum di Francoforte, dal Bonnefantenmuseum di Maastricht.

ALDO ROSSI FIGURA ATIPICA DELL’ARCHITETTURA ITALIANA

Un poeta prestato all’architettura” lo definì Ada Lousie Huxtable, membro della giuria del Pritzker Prize 1990. Poliedrico, inimitabile, geniale, visionario. Animato da una profonda cultura e da una sensibilità poetica straordinaria. Grande innovatore e convinto sostenitore della responsabilità etica e culturale dell’architettura nei confronti del mondo.
Insomma, Aldo Rossi (Milano, 1931-97) è stato una figura atipica nel panorama architettonico italiano, parte di quella generazione di giovani progettisti che, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, erano animati da comuni intenti di ricostruzione. Formatosi tra riviste, viaggi e letture, amante di cinema e teatro, Rossi sente fortemente la necessità intellettuale di rinnovare la cultura architettonica del suo tempo. La riflessione sul rapporto tra città, società e architettura accompagna, infatti, tutta la sua vita: i fenomeni urbani, in quanto organismi complessi in continua evoluzione, sono stati il principale campo della sua indagine, in Europa, nelle Americhe, in Asia. Speciale la fascinazione per il Giappone, che lo collega idealmente ad altri architetti del calibro di Carlo Scarpa, Walter Gropius, Bruno Taut o Frank Lloyd Wright. Anche grazie alla fama editoriale di cui ha goduto, al fatto che è stato tra i primi ad aver avuto uno studio professionale multisede – a Milano, New York e Tokyo – e all’insegnamento in diverse università estere di prestigio, tra cui per esempio l’EHT di Zurigo o numerosi atenei statunitensi, Aldo Rossi resta ancora oggi uno degli architetti italiani più riconosciuti all’estero.

Aldo Rossi fotografato con la caffettiera La conica, disegnata per Alessi, s.d. Collezione MAXXI Architettura. Archivio Aldo Rossi
Aldo Rossi fotografato con la caffettiera La conica, disegnata per Alessi, s.d. Collezione MAXXI Architettura. Archivio Aldo Rossi

LA MOSTRA DI ALDO ROSSI AL MAXXI

Oltremodo corposa è l’esposizione capitolina, a tal punto che non si fa fatica a definirla antologica, poiché attraverso una grande quantità di materiale ricostruisce la vicenda professionale di Aldo Rossi restituendone l’ampiezza dello sguardo, la complessità del pensiero e della ricerca. Oltre 800 tra disegni (tra cui quello, di 2 metri per 2, della celebre Città Analoga, memorabile riflessione su una città immaginaria, sospesa fra memoria e desiderio), schizzi, appunti, lettere, fotografie, modelli, documenti compongono un mosaico ricchissimo della sua produzione, costruttiva, editoriale e teorica, in Italia e nel mondo.
La mostra presenta un processo creativo fatto di percorsi paralleli ma complementari, ripercorrendo le tappe di una vicenda collettiva che ha portato l’architettura italiana, tra gli Anni Sessanta e Novanta del Novecento, a una riconoscibilità internazionale nel segno della città e della storia. Racconta il curatore Ferlenga di “un enorme, ‘disperatissimo’ lavoro prodotto negli anni per ridare dignità scientifica e nuovi strumenti all’architettura; fatto di scritti, disegni, progetti, opere e continuamente misurato sul passo delle città. E sono le città le protagoniste di questa mostra su Aldo Rossi, osservate e confuse tra loro dalla sensibilità del poeta e dalla profondità dello studioso unite in una figura che ha attraversato in modo del tutto singolare il panorama architettonico internazionale”.

UN PERCORSO ESPOSITIVO TRA ITALIA E RESTO DEL MONDO

Ospitata nella Galleria 2 del museo, la mostra è pensata in due grandi sezioni. Raccontano l’una i progetti in Italia, l’altra quelli nel mondo. Tre i focus: il primo ripercorre gli anni della formazione a Milano; gli altri sono dedicati a due tra i progetti più iconici di Rossi, il Cimitero di San Cataldo a Modena (1971) e il Teatro del Mondo, una struttura galleggiante collocata davanti a Punta della Dogana, a Venezia, realizzata in occasione della prima Biennale Architettura, diretta da Paolo Portoghesi nel 1980.
Articolata poi in numerose sottosezioni, è organizzata secondo una spina centrale – 40 tavoli prodotti per l’occasione dal Gruppo Molteni – dove si susseguono altrettanti modelli che costituiscono l’asse su cui si appoggiano le due principali sezioni della mostra, nella quale l’espediente narrativo geografico viene declinato in 94 luoghi: come un fil rouge che tiene tutto insieme. Diversi i motivi di questa scelta: il primo è che oggettivamente Aldo Rossi ha realizzato progetti in giro per il mondo, in Europa, Asia e America, un archistar ante litteram. Inoltre, il libro L’architettura delle città – edito nel 1966 per la collana Polis di Marsilio diretta da Paolo Ceccarelli e originariamente richiesto come manuale di urbanistica – resta la sua opera teorica più famosa, tuttora tradotta e studiata. Il volume parte infatti dalla convinzione che per affrontare un tema complesso come le città serva una cultura adeguata e specifica e che i suoi presupposti possano essere trovati nell’indagine diretta e in altre discipline, purché si mantenga fermo il punto di vista dell’architettura. Completano l’allestimento, oltre che quinte e pareti ricchissime di elaborati grafici di grandi dimensioni, anche video e i Quaderni azzurri, diari con riflessioni, note, ricordi e disegni da cui sono tratte le citazioni che accompagnano tutto il percorso della mostra e arredi. Fra questi ultimi, la libreria Piroscafo, progettata nel 1991 per Molteni&C con l’amico di una vita Luca Meda, o le poltrone Parigi del 1989, prodotte da UniFor.

Reportage fotografico della costruzione e del viaggio del Teatro del Mondo di Aldo Rossi da Venezia a Dubrovnik, 1979-80. Photo © Antonio Martinelli
Reportage fotografico della costruzione e del viaggio del Teatro del Mondo di Aldo Rossi da Venezia a Dubrovnik, 1979-80. Photo © Antonio Martinelli

DA GHIRRI E BASILICO: L’ARCHITETTURA DI ROSSI VISTA DALLA FOTOGRAFIA

Una parte importante del percorso espositivo è proprio il dialogo tra disegni, modelli e fotografie. Da sempre lo sguardo è stata una componente essenziale nella restituzione semantica del lavoro rossiano; le sue opere, dotate di particolare fotogenia, spesso sono state ritratte da grandi firme. Il caso più noto è quello che riguarda il rapporto con Luigi Ghirri – inaugurato a Modena, dove le immagini scattate per la rivista Lotus International con il cubo rosso che spicca su un manto bianco di neve sono divenute iconiche e poi estesosi a tutte le sue opere – ma anche con Gabriele Basilico, Giovanni Chiaramonte, Ugo Mulas, Mario Carrieri, Stefano Topuntoli, Antonio Martinelli e Marco Introini, autori che hanno indagato i rapporti che legano le forme ricorrenti del lessico rossiano alle città e ai paesaggi cui appartengono.
Per raccontare al pubblico la straordinaria figura di Aldo Rossi, architetto, intellettuale, studioso, la mostra è accompagnata da un ricco palinsesto con incontri, dibattiti e film screening. In questa occasione, viene pubblicato l’Inventario dell’Archivio Aldo Rossi nelle Collezioni del MAXXI Architettura, composto da 1909 elaborati grafici, 1895 fotografie, 11 modelli, 30 faldoni con documenti, corrispondenza e scritti che documentano l’attività professionale, artistica, didattica, scientifica e culturale del maestro. Su appuntamento e nel database online sul sito del museo sono consultabili i materiali dell’Archivio di Aldo Rossi.

Giulia Mura

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Nome eventoAldo Rossi - L’architetto e le città
Vernissage27/04/2021 no
Duratadal 27/04/2021 al 30/11/2021
AutoreAldo Rossi
CuratoreAlberto Ferlenga
Generiarchitettura, personale
Spazio espositivoMAXXI - MUSEO DELLE ARTI DEL XXI SECOLO
IndirizzoVia Guido Reni 4a - Roma - Lazio
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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.