Architettura e contaminazioni. Intervista a Studio Traccia

Si basa sull’idea di contaminazione il lavoro svolto da Studio Traccia, formato da Claudia Orsetti e Luigi Olivieri e autore degli appuntamenti in streaming, al via il 19 gennaio, basati proprio su dialoghi inediti fra ambiti disciplinari diversi.

Il duo creativo formato da Claudia Orsetti e Luigi Olivieri, dopo anni di esperienze all’estero, ha deciso di tornare in Italia e ripartire con un progetto di conversazioni alla ricerca di nuove idee, ispirazioni e provocazioni. In questa intervista ci raccontano l’importanza del lasciarsi contaminare da mondi anche lontani dall’architettura e di come con Tracce, in streaming ogni martedì a partire dal 19 gennaio, sperano che nuove sinergie e collaborazioni inattese possano nascere.

Dopo diversi anni di lavoro all’estero avete deciso di rientrare in Italia, in un periodo indubbiamente molto instabile. Cosa vi ha spinto a fare questo passo?
Luigi Olivieri: Decidere di aprire uno studio è già stato, di per sé, un grande passo. Abbiamo lavorato entrambi in importanti studi in giro per il mondo, ma dopo tante esperienze, anche molto diverse tra loro, sentivamo il bisogno di cominciare un progetto che fosse nostro, che ci permettesse di esprimere noi stessi. Abbiamo scelto il nome “Traccia” perché rimanda all’idea del disegno preparatorio, a uno stadio preliminare, ma è anche qualcosa che rimane nel tempo: vi è un “pre” e c’è anche un “dopo”. Tracciare significa far vedere nuove possibilità, c’è tutto il senso di esplorazione.

E il ritorno in Italia?
Claudia Orsetti: Elettrizzante! Ma anche un po’ spaventoso allo stesso tempo. Abbiamo scelto Milano perché è l’ultima città mediterranea ed è la prima città europea, e questo è già di per sé molto stimolante, ma anche perché sta vivendo un bel periodo da una decina di anni ormai. Ci siamo accorti che è in atto un significativo rientro di cervelli. Ci sembra un bel momento per inserirci e abbiamo una gran voglia di ricominciare da qui, di dire “noi ci siamo!”.
Luigi Olivieri: Sicuramente ci sarà da combattere con le unghie e con i denti!

Le vostre biografie raccontano molto di contaminazioni da mondi esterni alla professione, dalla fotografia alla musica. Come si inseriscono nel vostro fare architettura queste collaborazioni?
Luigi Olivieri: Le collaborazioni ci sono utili per sperimentare, fondamentalmente. Avere connessioni con professionisti diversi vuol dire riuscire ad apportare qualità ai nostri progetti. Forse è anche finito, oserei dire finalmente, il tempo delle grandi archistar, dei grandi gesti architettonici. Ora è nel piccolo che bisogna dare il contributo, nel quotidiano delle persone. Riuscire a portare nei piccoli progetti tutto quello che abbiamo imparato nei grandi studi in cui abbiamo lavorato ci sembra la nostra strada, non come compromesso ma proprio come obiettivo.

Studio Traccia, Casa F. Courtesy Studio Traccia
Studio Traccia, Casa F. Courtesy Studio Traccia

IL PROGETTO TRACCE

Come nasce il progetto Tracce?
Claudia Orsetti: La paura è che, aprendo un nuovo studio, si comincino a fare a progetti e si rimanga intrappolati in una logica di sola produzione, tralasciando quello che per noi è fondamentale: l’esplorazione. Avere influenze esterne, essere affascinati da nuove conoscenze, instaurare una nuova rete di contatti è ciò che vogliamo per il nostro arrivo a Milano. Con questo progetto di conversazioni cerchiamo di toccare più mondi possibili. In questi anni abbiamo avuto diversi incontri interessanti con vari professionisti e volevamo cominciare a metterli in relazione tra loro per dare vita a nuove collaborazioni.
Luigi Olivieri: Entrambi abbiamo un background estremamente multidisciplinare e di questa multidisciplinarietà volevamo contaminare lo studio e tutti quelli che vorranno seguirci in questa esperienza.

Chi sono i primi ospiti e perché avete deciso di cominciare proprio con loro, toccando mondi come la fotografia, l’editoria, l’arte, la tecnologia?
Claudia Orsetti: Le figure che abbiamo scelto per lasciare le “prime tracce” sono, secondo noi, dei pionieri, ognuno nel proprio campo: sono artisti, designer, fotografi che sfidano le convenzioni, fanno cose diverse dallo status quo. Ma questo è solo l’inizio: abbiamo voluto infatti che ogni ospite nominasse, un po’ come succede con le challenge nei social network, l’ospite successivo in modo che la rete si possa allargare, anche in maniera incontrollabile! Abbiamo creato inoltre sul nostro sito una pagina data-base, perché da ogni talk vogliamo estrapolare idee, pensieri, ispirazioni e lasciarli lì affinché possano generarne altre.

Abbiamo assistito, in questo periodo di lockdown, alla produzione di tantissimo materiale digitale e molti musei e importanti istituzioni hanno (finalmente) scoperto l’importanza dei social network. Quanto è importante la comunicazione digitale nella vostra vita professionale?
Claudia Orsetti: Tanto! La comunicazione oggi è fondamentale in tutto quello che facciamo e anzi, in realtà, tutto quello che facciamo è comunicazione: ogni progetto, ogni disegno, ogni traccia è comunicazione. E comunicare, anche digitalmente, per noi è un esercizio molto stimolante. Ma bisogna considerare i social come uno strumento, e adoperarli come tali. Nelle attività quotidiane noi, ad esempio, utilizziamo molto i post-it: essere in grado di riassumere tutto in quel quadratino colorato, che ha uno spazio fisico ben definito, richiede un grosso sforzo di sintesi, bisogna essere capaci di distillare la propria idea e concentrarsi sul focus di essa. Instagram, in fondo, funziona allo stesso modo: in un quadratino devi trasmettere, attraverso un’immagine, la tua idea.

Studio Traccia. Mercato San Giovanni di Dio. Courtesy Studio Traccia
Studio Traccia. Mercato San Giovanni di Dio. Courtesy Studio Traccia

ESSERE ARCHITETTI OGGI

L’emergenza sanitaria ha svuotato le nostre città ma ci ha dato, anche, del tempo per riflettere su noi stessi. Cosa pensate possa rimanere da questa esperienza?
Claudia Orsetti: C’è stato sicuramente un cambiamento nel mondo del lavoro, tanto nell’uso degli spazi quanto nelle modalità. Lo smart-working è divenuta una possibilità che prima non era nemmeno, spesso, presa in considerazione e questo aprirà certamente anche un ragionamento sugli spazi domestici. Ci interessa molto questa tendenza alla ricerca di nuovi spazi dell’abitare, questa tendenza verso la campagna.

Sarà realmente così? L’impressione è che le persone tendano a dimenticare molto velocemente e le cose poi non cambino come previsto…
Luigi Olivieri: Non è una trasformazione che avverrà nel breve termine, ovviamente. Sono cambiamenti che in parte erano già in atto e con questa emergenza mi pare abbiano avuto una certa accelerazione verso una direzione che era stata già tracciata. Certo, c’è bisogno anche di un ragionamento adeguato e complessivo dietro che guidi queste trasformazioni.

Figurare futuri possibili è sempre stato, storicamente, compito degli architetti: ne hanno ancora gli strumenti per farlo? Qual è, o quale dovrebbe essere, il ruolo dell’architetto nella società contemporanea?
Luigi Olivieri: Molto spesso, io e Claudia ci riferiamo a noi stessi come “designer” proprio in riferimento al fatto che cerchiamo di risolvere problemi attraverso il design, cercando sempre di restituire bellezza. Gli architetti in primis dovrebbero riscoprire questa missione, risolvere problemi e ridare bellezza alle persone. Vedo molti miei colleghi che mi sembra abbiano un po’ perso il senso della bellezza, anche nelle cose piccole. In questi ultimi anni c’è forse stato un impoverimento della professione nell’inseguire questa o quella tendenza, ma noi abbiamo voglia di esplorare nuovi territori. E lasciare le nostre tracce.

Marco De Donno & Derin Canturk

www.studiotraccia.com

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Marco De Donno & Derin Canturk
Marco De Donno e Derin Canturk sono due giovani professionisti con base a Milano, ma originari rispettivamente di Gallipoli e Istanbul. Entrambi studiano Architettura al Politecnico di Milano, ma ben presto seguono carriere diverse, sempre in continuo scambio tra loro: Marco comincia a lavorare nel mondo della comunicazione collaborando con Triennale Milano, Giancarlo De Carlo Associati e Mario Cucinella Architects; Derin lavora come freelance designer realizzando allestimenti e arredi artigianali, e scrivendo reportage per alcune riviste turche. Entrambi condividono la passione per il Mediterraneo e la cultura multiforme dei popoli che lo abitano.