6 architetti raccontano la pandemia in queste video interviste

In quale modo gli studi di architettura italiani si stanno misurando con l’emergenza sanitaria? Come procede lo smart working? L’architettura può dare un contributo nella crisi in atto? Il distanziamento sociale e l’obbligo di restare in casa si rifletteranno nella comune percezione dello spazio domestico e di quello pubblico? Parola ai professionisti

Proprio come nel gioco del domino, per effetto del Coronavirus le tessere che fin qui hanno composto la nostra società sembrano potenzialmente prossime alla caduta, sospinte dall’ascesa di nuove inquietudini e dalle urgenze legate all’emergenza sanitaria. Una circostanza che sta evidenziando l’interconnessione tra tutti gli individui, tra i territori e, non da ultimo, fra gli ambiti produttivi. Inevitabilmente anche i settori della progettazione, della costruzione, della didattica e della ricerca in ambito architettonico sono coinvolti nel processo in atto, al quale si deve una sostanziale ridefinizione delle priorità individuali e collettive. Come già avvenuto nel 2016, in seguito al terremoto del Centro Italia, anche in questa fase Artribune ha scelto di raccogliere le voci degli architetti italiani, invitandoli a prendere parte a un dibattito sui metodi di lavoro adottati – dalle progettazioni in smart working alla gestione dei cantieri -, sulle tensioni e i timori che attraversano il mondo professionale, sul ruolo dell’architettura, e sui suoi limiti. Accanto a questi argomenti, abbiamo chiesto agli architetti di avanzare ipotesi di lettura dello spazio architettonico, osservando la cronaca quotidiana, ma anche indirizzano lo sguardo verso il prossimo futuro. Un’analisi che dallo spazio domestico, divenuto per effetto delle prescrizioni l’unica dimensione fisica in cui si compie l’intera esistenza, arriva a quello pubblico, deputato alla condivisione, alla socialità, alla crescita comunitaria. Un’occasione di scambio e condivisione, aperta a ulteriori contributi, alla quale stanno aderendo singoli professionisti o studi attivi in settori diversi, così come diverse sono le generazioni di appartenenza e le collocazioni geografiche.

– Valentina Silvestrini

1. ARCHITETTI E PANDEMIA: LUCA MOLINARI – LUCA MOLINARI STUDIO

Professore associato all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, architetto, curatore e autore, Luca Molinari racconta le prime impressioni della sua esperienza con la didattica a distanza. Parallelamente riflette su come stia cambiando la nostra relazione con la casa, nella sua nuova accezione di “piccolo laboratorio”.

2. ARCHITETTI E PANDEMIA: ANDREA BOSCHETTI – METROGRAMMA

“Il grande tema su cui riflettere è quello del senso di comunità come antitodo”, afferma l’architetto Andrea Boschetti, co-fondatore nel 1999 dello studio Metrogramma. Il suo è un invito a ragionare insieme sul concetto di consumo collaborativo, nel rispetto dell’ambiente, e sull’Europa.

3. ARCHITETTI E PANDEMIA: SELINA BERTOLA – NOMADE ARCHITETTURA

Attivo in Italia e all’estero, lo studio guidato da Selina Bertola ha subito impiegato tutti gli strumenti dello smart-working per non interrompere la propria attività. Nel suo intervento, la progettista auspica che vengano adottate specifiche misure e azioni a sostegno della professione.

4. ARCHITETTI E PANDEMIA: ROBERTO FORTE – FORTE ARCHITETTI

Da Città del Capo prende la parola l’architetto Roberto Forte, il cui studio è presente anche a Catania e Milano: una realtà, dunque, per la quale il lavoro è già una pratica consolidata. L’attenzione si indirizza sugli scenari aperti dall’emergenza sanitaria, che secondo Forte incentiverà lo sviluppo di nuovi livelli di adattabilità spaziale.

5. ARCHITETTI E PANDEMIA: ECÒL

Con sede a Prato, lo studio ECÒL si è fatto conoscere per una serie di interventi nello spazio pubblico, tra cui la pluripremiataPiazza dell’Immaginario”, realizzata proprio nella città toscano. Non a caso, questa riflessione prende in esame la metamorfosi in corso nel rapporto tra spazio pubblico e spazio domestico.

6. ARCHITETTI E PANDEMIA: STEFANO BOERI – STEFANO BOERI ARCHITETTI

Tempo, corpo e città sono le tre “categorie” analizzate da Stefano Boeri, che al racconto della gestione delle tre sedi del suo studio, una delle quali in Cina, accompagna una serie di proposte per affrontare il prossimo futuro, nell’ottica di un miglioramento della salute di tutti e di una ripresa dell’economica nazionale.

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.