Apre il Musée cantonal des Beaux-Arts Lausanne: un monolite a servizio della città

Ancora un intervento dello studio di architettura Barozzi/Veiga in Svizzera: a poche settimane dall’apertura della Tanzhaus Zürich, si alza il sipario sul nuovo Musée cantonal des Beaux-Arts Lausanne. Tutte le immagini

Barozzi/Veiga, Musée cantonal des Beaux-Arts Lausanne. Losanna, aprile 2019. Photo credits Simon Menges
Barozzi/Veiga, Musée cantonal des Beaux-Arts Lausanne. Losanna, aprile 2019. Photo credits Simon Menges

Disegnato dallo studio Barozzi/Veiga, su incarico del Canton de Vaud, il 5 ottobre inaugura il nuovo Musée cantonal des Beaux-Arts Lausanne, parte del concorso di progettazione vinto nel 2011 dallo stesso studio italo-spagnolo per il masterplan Platform 10. Un progetto ambizioso, finalizzato allo sviluppo dei tre principali musei della città svizzera che, oltre al MCBA, prevede il completamento entro il 2021 del Museo di design contemporaneo e arti applicate MUDAC e il Musée de l’Elysée, dedicato alla fotografia. Il museo sorge su una superficie complessiva di oltre 20.000 mq, vicino alla stazione ferroviaria centrale, in precedenza occupata da edifici industriali appartenenti al XIX secolo. Grazie ai nuovi spazi espositivi per le collezioni permanenti delle fondazioni di Toms Pauli e Félix Vallotton e ad un fitto programma di mostre temporanee, il MCBA è destinato a diventare un punto focale per la vita culturale della città.

Barozzi/Veiga, Musée cantonal des Beaux-Arts Lausanne. Losanna, aprile 2019. Photo credits Simon Menges
Barozzi/Veiga, Musée cantonal des Beaux-Arts Lausanne. Losanna, aprile 2019. Photo credits Simon Menges

IL PROGETTO URBANO E GLI OBIETTIVI CULTURALI

Attraverso il progetto Platform 10, i nuovi edifici sono inseriti in un processo strategico di riprogrammazione funzionale alla grande scala, che attiva una serie di spazi pubblici interamente dedicati alla cultura. Nel masterplan la composizione esprime il giusto equilibrio tra pieno e vuoto, dove lo spazio aperto, pubblico, diventa il differenziale tra la scala degli edifici e quella del tessuto urbano. Un gesto progettuale che, riferendosi al concetto di Terrain Vague, così come descritto nel 1996 da Ignasi de Solà Morales, riconosce nel vuoto urbano una forte valenza sociale e una risorsa per la ridefinizione del tessuto costruito, disegnando la piazza pubblica come estensione dello spazio della città.

Barozzi/Veiga, Musée cantonal des Beaux-Arts Lausanne. Losanna, aprile 2019. Photo credits Simon Menges
Barozzi/Veiga, Musée cantonal des Beaux-Arts Lausanne. Losanna, aprile 2019. Photo credits Simon Menges

IL GIGANTE DI PIETRA

Lo studio Barozzi/Veiga si confronta con la memoria del luogo e con la persistenza del suo carattere formale gestendo, in maniera elegante e consapevole, la complessità degli elementi. Il progetto del MCBA contestualizza frammenti appartenenti alla sua vita precedente che, in un’operazione di riscrittura formale, vengono reintrodotti minuziosamente in una rinnovata sintassi e altrettanto audace punteggiatura compositiva. Sulle pesanti nuove facciate in mattoni, che caratterizzano la trama materica dell’edificio, si staglia un volume con finestra ad arco proteso verso i binari, come testimonianza del corpo di fabbrica originale; nella piazza, il passato industriale del sito si riverbera in elementi come le rotaie e la grande piastra girevole. In virtù del rapporto con la vicina infrastruttura ferroviaria l’edificio esprime una forte compiutezza formale che, usando un severo vocabolario stilistico, alterna una facciata chiusa e compatta verso i binari a sud, e una leggermente più aperta, permeabile e animata verso nord.

IL PROGRAMMA FUNZIONALE

La complessità del programma funzionale è risolta in modo molto semplice e sintetico: cinque “core” attraversano l’edificio, fungendo sia da poli per le attività che elementi strutturali. Il museo è organizzato su tre livelli, messi in diretta relazione dallo spazio centrale dell’atrio a tutt’altezza. Quest’ultimo, evidenziato in facciata dalla finestra ad arco, è il cuore funzionale del museo, organizzando la circolazione ai piani superiori e separando le mostre permanenti da quelle temporanee. Il piano terra è pensato in estensione della piazza e ospita quindi tutte le funzioni pubbliche: foyer, libreria, ristorante, auditorium e galleria temporanea per esposizioni di arte contemporanea. Ai piani superiori sono situati gli spazi espositivi: la collezione permanente, ad est, è separata da quella temporanea sul lato ovest. Qui lucernari a sezione trapezoidale sono orientati a nord per diffondere la luce in maniera uniforme, offrendo condizioni di illuminazione ottimali. Inoltre, lungo la facciata verso la piazza, profonde alette verticali evitano che la luce solare penetri direttamente nelle zone sensibili. Il Museo delle Belle Arti è un oggetto architettonico in cui il valore della memoria si esprime attraverso la potenza materica di un volume monolitico dalle geometrie rigorose e materiali pesanti. Con l’ambizione, possibile, di imporsi come immagine iconica di un importante rinnovamento urbano.

– Gianluca Ferriero

www.barozziveiga.com

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Gianluca Ferriero
Gianluca Ferriero è architetto con dottorato di ricerca in progettazione architettonica, urbana e degli interni al Politecnico di Milano, di cui una parte svolta come ricercatore al Het Nieuwe Instituut di Rotterdam.. Ha partecipato a diversi progetti di ricerca nazionali e internazionali e, come panel speaker, a diverse conferenze con contributi selezionati tramite peer review. È tra gli autori della rivista Dromos, periodic architectural book. Dal 2016 membro della Society of Architectural Historians, alcuni suoi contributi sono comparsi in diverse pubblicazioni monografiche e riviste d’architettura.