La bellezza in architettura conta. Lo ricorda la Tallinn Architecture Biennale 2019

“Beauty Matters: the resurgence of beauty” è il tema della quinta edizione della kermesse ospitata nella capitale estone. Curata dalla ricercatrice israeliana Yael Reisner, con Liina Soosaar e Barnaby Gunning, è organizzata dall’Estonian Centre for Architecture e si irradia, con installazioni e iniziative, in vari spazi pubblici della città

Tallinn Architecture Biennale 2017 - Installation by Gilles Retsin ©NAARO
Tallinn Architecture Biennale 2017 - Installation by Gilles Retsin ©NAARO

Sono trascorsi nove anni da quando l’architetta e ricercatrice israeliana Yael Reisner ha pubblicato, con Fleur Watson, il libro Architecture and Beauty, A Conversation about a Troubled Relationship. Raccolte in un volume unico, le sedici conversazioni-interviste con alcuni dei più influenti progettisti della nostra epoca – Will Alsop, Peter Cook, Zaha Hadid, Frank Gehry, Wolf Prix e Tom Mayne, tra gli altri – delineano visioni contrastanti, quanto lucide, del concetto di bellezza con particolare riferimento per le sue implicazioni nei campi dell’architettura e del design. Il tema continua ancora oggi ad alimentare la ricerca di Reisner, che nominata curatrice di TAB – Tallinn Architecture Biennale 2019 ha infatti scelto di elevarlo a campo di indagine della manifestazione, promossa fin dalla fondazione dall’Estonian Centre for Architecture.

Tallinn Architecture Biennale 2015 - Installation by Sille Pihlak and Siim Tuksam ©Tõnu Tunnel
Tallinn Architecture Biennale 2015 – Installation by Sille Pihlak and Siim Tuksam ©Tõnu Tunnel

IL RUOLO DELLA BELLEZZA IN ARCHITETTURA

Beauty Matters: the resurgence of beauty è il titolo dell’appuntamento, contraddistinto da un programma chiaro e, per così dire, “gestibile” da un qualsiasi esperto, appassionato o curioso che fino al 17 novembre volesse intraprendere il viaggio verso la vivace capitale estone. Cinque, infatti, sono gli eventi principali: una mostra “curatoriale”, in cui otto studi internazionali, emergenti e affermati, analizzano il concetto di bellezza a partire dalla condizione-urgenza condivisa a tutte le latitudini, ovvero l’abitare; un simposio; un concorso; la mostra Terribly Beautiful, con una sorta di ricognizione sulle più importanti scuole di architettura internazionali; un programma di installazioni. Quest’ultimo, in particolare, si traduce nella forma di un “percorso urbano”, verosimilmente in grado di intercettare anche l’interesse della comunità residente e dei visitatori. Conferenze, iniziative culturali e proiezioni di film di architettura si susseguiranno nelle settimane di apertura.

DALLA DENIGRAZIONE AL RISCATTO, IN UN’OTTICA MULTIDISCIPLINARE

Dal punto di vista culturale la parola bellezza è stata evitata per quasi ottant’anni”, ha affermato Reisner, precisando che questo processo è avvenuto in vari campi – dalle arti visive all’architettura; dalla politica alla psicologia; dalla poesia alla musica –, e parallelamente al quotidiano uso-abuso della parola “bello”. Tuttavia è proprio tale aggettivo “a essere associato alla superficialità, a un mondo vecchio e conservatore”. Un atteggiamento che di fatto stride con quello che la curatrice indica come il primo criterio per giudicare l’architettura, ovvero “la sua capacità di creare un’apprezzata esperienza estetica”. Tra gli aspetti più promettenti dell’analisi avanzata da Reisner, attraverso TAB 2019, rientra la volontà di non sottrarsi dinanzi agli scenari distintivi della augmented age. Anzi, “l’uso stesso del termine ‘post digital architecture’ – ha sottolineato ancora nelle sue note curatoriali – rappresenta un passaggio notevole nell’ammettere e riconoscendo il ruolo umano nel design digitale, e il significativo rapido cambiamento delle sue relazioni con le tecnologie digitali e le forme di arte. Un rinnovato interesse per la categoria architettonica della bellezza deriva dal crescente riconoscimento del giudizio umano e dell’intuizione cognitiva”. E, di conseguenza, la bellezza continuerà a contare. 

-Valentina Silvestrini

www.tab.ee

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.