L’architetto Santiago Calatrava condannato a risarcire 78mila euro per il suo ponte a Venezia

L’opera pubblica da sempre ha dato problemi strutturali e di manutenzione, implicando disagi e costi eccessivi non previsti. Dopo anni di inchieste, l’archistar spagnolo è stato chiamato a risponderne direttamente.

Il Quarto Ponte sul Canal Grande di Santiago Calatrava, a Venezia
Il Quarto Ponte sul Canal Grande di Santiago Calatrava, a Venezia

Era stato assolto in primo grado nel 2015, ma ora la Corte dei conti di Venezia l’ha condannato a una multa salata (oppure troppo bassa rispetto al danno, a seconda delle prospettive). Le accuse ricadute sull’archistar Santiago Calatrava (Valencia, Spagna, 1951) sono di aver sforato considerevolmente i costi stimati per la realizzazione del tanto discusso Ponte della Costituzione, che attraversa il Canal Grande collegando Piazzale Roma e la stazione ferroviaria Venezia Santa Lucia. Un’opera pubblica che fin dall’inizio è stata accompagnata da polemiche e ancora oggi risulta insidiosa, responsabile di incidenti specie durante i giorni piovosi a danno dei passanti e maledetta fin dagli inizi dalla vox populi veneziana.

IL PONTE DI CALATRAVA A VENEZIA: I COSTI

La cifra del cantiere ammontava a 7 milioni di euro, ma è lievitata gradualmente fino a toccare gli 11 milioni e 600 mila euro. Il danno erariale è stato causato da costi sottostimati riguardo alle dimensioni di alcuni tubi in ferro per lo scheletro inferiore a spina di pesce, oltre che alla rapida usura dei gradini in vetro, con costose sostituzioni. Da quanto riporta la sentenza, che cita una “macroscopica negligenza” il caso Calatrava è “tanto più grave e meritevole di essere stigmatizzato in quanto proveniente da uno stimato professionista di fama mondiale di elevatissima competenza, con lunga e provata esperienza proprio nella costruzione di ponti”. Con lui è stato condannato anche l’ingegnere comunale Salvatore Vento, che dovrà pagare un risarcimento di 11 mila euro. Fra gli oltre quattrocento ponti della città (solo 4 quelli sul Canal Grande), quello di Calatrava è il più monitorato, nonostante sia uno dei più giovani. Tra sensori, controlli periodici, restauri e rattoppi a parti della struttura, si è stimata una manutenzione ordinaria di almeno 167 mila euro all’anno.

CONTRO IL PONTE DI CALATRAVA

Tra i commenti, è arrivato anche quello di Fabio Rampelli – architetto, deputato di Fratelli d’Italia e attuale Vicepresidente della Camera storicamente e spesso purtroppo acriticamente contrario ad ogni realizzazione di architettura contemporanea – che ha giudicato “ridicola”, poiché troppo clemente, la sentenza. “La logica è stata quella terribilmente provinciale di farsi facile pubblicità distribuendo incarichi in modo superficiale e senza concorsi ad archistar internazionali”, riporta il Secolo d’Italia, “Sprechi e sfregi che dovrebbero costare molto di più alle tasche delle archistar di quanto abbia determinato la Corte dei conti per Calatrava e che mi auguro comunque definisca la fine dell’epoca degli incarichi facili e scenografici”. Tra le altre opere italiane dell’archistar, infatti, si contano la strepitosa stazione Mediopadana a Reggio Emilia, la Marina d’Arechi a Salerno – un porto-isola al largo della costa sud della città, vicino allo Stadio Arechi ancora non completo – oltre alle “Vele” di Tor Vergata, nella periferia di Roma, tristemente famose per essere rimaste per ora incompiute sebbene continue protagoniste nelle serie tv.

– Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.