Getty Foundation sostiene la conservazione dell’edificio Torino Esposizioni di Pier Luigi Nervi

Tra i 10 edifici del XX secolo inclusi quest’anno nel programma Keeping It Modern c’è anche il complesso fieristico torinese. Il grant prevede lo stanziamento di 165mila euro, che saranno destinati alle ricerche sulla conservazione dei saloni progettati da Pier Luigi Nervi e al loro monitoraggio strutturale.

Torino Esposizioni, Halls B and C, aerial view, present state. Copyright Notice: Courtesy Politecnico di Torino and Laboratorio di Geomatica per i Beni Culturali – Polito – Courtesy The J. Paul Getty Trust
Torino Esposizioni, Halls B and C, aerial view, present state. Copyright Notice: Courtesy Politecnico di Torino and Laboratorio di Geomatica per i Beni Culturali – Polito – Courtesy The J. Paul Getty Trust

La valorizzazione e la messa in sicurezza del patrimonio architettonico del XX secolo sono gli obiettivi perseguiti da Keeping It Modern, il programma promosso dalla Getty Foundation di Los Angeles, che dalla sua istituzione, avvenuta nel 2014, ad oggi ha sostenuto 64 progetti di conservazione in tutto il mondo. Come già avvenuto nell’ultimo biennio, ancora una volta parte del finanziamento – lo stanziamento complessivo quest’anno supera 1.6 milioni di dollari – sarà destinato a opere architettoniche realizzate sul territorio italiano. Dopo lo Stadio Flaminio a Roma, progettato da Pier Luigi Nervi, scelto nel 2017, la Scuola di Matematica dell’Università degli Studi di Roma, su disegno di Gio Ponti, e i Collegi Universitari di Urbino, opera di Giancarlo De Carlo, entrambi destinatari di risorse nel 2018, ad aggiudicarsi 165mila euro è stato il progetto di ricerca e indagine diagnostica che ha come oggetto Torino Esposizioni. Il gruppo di lavoro di riferimento, di cui è capofila il Politecnico di Torino, è infatti risultato vincitore del bando internazionale promosso dalla Getty Foundation. A coordinare il team, del quale fanno parte anche dipartimenti dello IUAV di Venezia e dell’Università di Miami, partner industriali e la Città di Torino e l’associazione Pier Luigi Nervi Project – questi ultimi in veste di collaboratori -, è il Professor Rosario Ceravolo. “Siamo orgogliosi di questo risultato, che valorizza il carattere multidisciplinare delle ricerche sull’analisi e la salvaguardia dei beni culturali, svolte da tempo nel laboratorio di Dinamica e Sismica, ma più in generale nella nostra scuola politecnica”, ha dichiarato Ceravolo. “L’obiettivo, condiviso con la Getty Foundation, è che questo programma possa costituire un modello di riferimento per la valorizzazione e messa in sicurezza del patrimonio del XX secolo. L’impegno per il futuro è che questo tipo di ricerche abbia ricadute su una scala più ampia, come quella urbana e territoriale, e la costituzione al Politecnico del nuovo Responsible Risk Resilience interdepartmental Centre (R3C) va proprio in tale direzione”, ha aggiunto, anticipando i prossimi step.

TORINO ESPOSIZIONI, TRA ABBANDONO E PROSPETTIVE

Progettato da Nervi tra il 1947 e il 1954, Torino Esposizioni costituisce una tappa di particolare rilievo nella carriera dell’ingegnere italiano: è qui che, per la prima volta, il progettista combina “in un progetto su larga scala la sua personale tecnica del ferrocemento con l’impiego estensivo di elementi prefabbricati, ottenendo un risultato estetico straordinario”, come sottolineano dal Politecnico di Torino. Un’eccezionalità che non sembra essere riuscita a sottrarre l’opera dalla recente fase di declino. “Sorti all’interno del complesso progettato da Ettore Sottssas negli anni Trenta come polo espositivo nel comprensorio del Parco del Valentino, i saloni di Pier Luigi Nervi sono da tempo alla mercé dell’incuria”, ha sottolineato la Città di Torino, in una nota diffusa parallelamente allo stanziamento dei fondi. Originariamente concepito per ospitare il Salone Internazionale dell’Automobile, Torino Esposizioni è stato utilizzato in occasione di mostre ed eventi, tra cui i Giochi olimpici invernali del 2006. Caduto poi in disuso, sarà oggetto di un progetto di restauro e rifunzionalizzazione che lo renderà sede “degli archivi bibliotecari e, successivamente, della Biblioteca Civica Centrale”. A renderlo noto è la Città di Torino, che inquadra tali lavori “in un contesto più generale di riqualificazione del parco fluviale, a beneficio sia dei cittadini sia degli studenti del campus di Architettura”. Intanto il progetto di ricerca, impiegando gli strumenti più avanzati della diagnostica strutturale, del rilievo e della documentazione architettonica, consentirà, tra gli altri risultati attesi, di valutare lo stato di salute delle strutture e la loro risposta sismica. Stilare le linee guida per la corretta manutenzione e la messa in conservazione in sicurezza del complesso nel lungo periodo è il fine di questo articolato lavoro.

LA CONSERVAZIONE DELL’ARCHITETTURA DEL XX SECOLO

Scorrendo la lista degli “edifici beneficiari” del sostegno della Getty Foundation, non mancano i casi eccellenti anche oltre i confini nazionali. Ben due le opere di Eero Saarinen, costruite entrambe nell’Indiana, selezionate: si tratta della North Christian Church (1964) e della Miller House (1953), che nel 2009 è stata donata all’Indianapolis Museum of Art e necessita di una serie di azioni urgenti, estese pure al giardino circostante. Si resta nel continente americano con l’Escuela Superior de Comercio Manuel Belgrano di Córdoba (1968), tra i migliori esempi di architettura brutalista in Argentina, progettata dagli architetti Osvaldo Bidinost, Jorge Chute, José Gassó, Mabel Lapacó e Martín Meyer. È pari a 135mila dollari il finanziamento a favore dell’Uganda National Museum di Kampala (1958), che sessantacinque anni dopo la sua costruzione resta un punto di riferimento nella capitale dell’Uganda ed è una delle più rilevanti opere tra quelle realizzate dall’architetto e urbanista tedesco Ernst May nel continente africano. Si deve invece al lavoro congiunto di Paulo de Melo Sampaio, João A. Garizo do Carmo e Francisco José de Castro la Beira Railway Station, in Mozambico (1965), al centro delle ricerche di un team dell’Universidade do Minho, in Portogallo. Gli studiosi collaboreranno con architetti e ingegneri locali per predisporre un piano di conservazione completo e suggerire possibili usi alternativi dell’edificio. Si torna in un Europa con il Buzludzha Monument (1981), eretto in Bulgaria su progetto dall’architetto Georgi Stoilov per commemorare il novantesimo anniversario del movimento socialista bulgaro, con il Laboratory for Faculty of Chemical Technology della Kaunas University of Technology (1935) in Lituania, con la Paraninfo dell’Universidad Laboral de Cheste, in Spagna (1969) e con l’iconica Villa E-1027 di Roquebrune-Cap-Martin, in Francia, progettata da Eileen Gray nel 1929.

-Valentina Silvestrini

http://getty.edu/

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.