Presentato ZAM Roma, la riqualificazione della Zecca dello Stato

Presentato il progetto vincitore per la riqualificazione dell’edificio della prima Zecca Poligrafica di Stato, nel Rione Esquilino a Roma. Diventerà un polo culturale polifunzionale.

ZAM, Atelier(S) Alfonso Femia/AF517
ZAM, Atelier(S) Alfonso Femia/AF517

Alfonso Femia – a capo di Atelier(S) Alfonso Femia/AF517, firma che, in cordata con un nutrito gruppo di specialisti, si è aggiudicata la competition internazionale per l’imponente riqualificazione – ha presentato alla presenza della Sindaca Virginia Raggi, dell’Assessore all’Urbanistica Luca Montuori, e dell’Amministratore Delegato Paolo Aielli, gli aspetti salienti della propria proposta architettonica. Un concorso vinto in collaborazione con Principioattivo Architecture Group (co-progettista), For, Redesco, Tekser, dUCKS Scéno, Ott Art e TA Architettura, che ha ottenuto un punteggio di 98,75/100, superando altri 7 team shortlisted (il team Guicciardini & Magni Architetti – Natalini è arrivato secondo; il team Insula architettura e ingegneria – Kuehn Malvezzi – Wenzel + Wenzel terzo). Raggi in merito ha affermato: “Riqualificare gli spazi della città significa restituire ai cittadini luoghi di aggregazione, di confronto culturale e sociale: questo l’obiettivo del recupero di un complesso importante come la Zecca d’Italia nel quartiere Esquilino.” In particolare, la sindaca si è soffermata sul ruolo del concorso come strumento operativo e sull’attenzione data dal Campidoglio al tema, grazie alla recente riconfigurazione strategica del Dipartimento Rigenerazione Urbana. “Il concorso di progettazione è una procedura fondamentale per quest’Amministrazione perché permette di scegliere il migliore progetto tramite bando pubblico. Quest’operazione si inserisce in un tessuto urbano in trasformazione, un’area su cui l’Amministrazione sta portando avanti un intervento di riqualificazione complessiva degli spazi e dei luoghi. Alcuni esempi sono il recupero del cinema Apollo, la riqualificazione di piazza Vittorio e la nuova valorizzazione di piazza dei Cinquecento”.

PREMESSI, TEMPI E COSTI DELL’OPERAZIONE

Un risultato già di per sé entusiasmante, sia per i tempi che sono stati e per quelli che si prospettano: a marzo 2018 venne lanciato il concorso la cui aggiudicazione è arrivata esattamente un anno dopo, e cioè a marzo 2019 (di questa e di altri segnali di speranza per Roma ne avevamo parlato ad aggiudicazione fresca , tre mesi esatti fa). Per gennaio 2020 è previsto il progetto definitivo, nell’agosto dello stesso anno l’esecutivo con inizio lavori nel giugno 2021 e conclusione stimata per il maggio 2023. “In sostanza – ha sottolineato Aielli – l’idea semplice è dimostrare che un’azienda pubblica può essere innovativa ed efficiente rispondendo economicamente al suo principale azionista, lo Stato, attraverso progetti che sono sia operazioni industriali, che immobiliari che culturali. Esplicitamente rivolte alla città. L’obiettivo è superare l’inerzia attraverso due parole chiave: recupero e valorizzazione.” Per quanto riguarda l’aspetto economico, invece, l’investimento stabilito dal MEF è pari a 35 milioni di euro così suddivisi: 27 per i lavori, 5 per gli allestimenti interni e 3 per gli oneri tecnici e amministrativi.

IL PALAZZO DI VIA PRINCIPE UMBERTO

Già avevamo ampiamente raccontato quale fossero i piani politici, economici e contenutistici pensati dall’IPZS e dal Comune in merito al grande volume, non più attivo dal 2006. Un edificio di archeologia industriale da 16mila mq di disarmante bellezza – prima “Zecca d’Italia”, voluta dal Re Vittorio Emanuele III e inaugurata il 27 dicembre 1911 – dalle molteplici potenzialità sociali, culturali ed urbane. Ma anche dalle molteplici complessità di vincolo che hanno comportato un dialogo serrato con Amministrazione Capitolina, Istituzioni e Sovrintendenza per il suo recupero, tutela e adeguata valorizzazione. Innanzitutto perché è sede dell’antica Scuola d’Arte della Medaglia, che qui potrà restare in funzione (ed essere ampliata, dopo 110 anni di attività, grazie a nuovi atelier). Poi perché il lotto insiste su un tessuto storicamente ricco e connotato, un quadrante della città vivace e multietnico che però – anche a causa della vicinanza con la stazione centrale – ha bisogno di essere riqualificato dal degrado attraverso operazioni di ricucitura mirate. E infine perché sarà un luogo aperto, inclusivo, innovativo e sperimentale. Uno spazio dinamico del vivere comune, simile ai tanti poli polifunzionali che si vedono nel mondo. “Un edificio che ha una sua grammatica chiara, un’anima che è importante rivelare – ha raccontato l’architetto Femia. – Un edificio eroico, che resiste, dotato di massa urbana e di prospetti definiti nella loro monumentalità. Ecco perché abbiamo optato per un tipo di restauro contemporaneo che, ripulendo le stratificazioni e le superfetazioni improprie, fosse in grado di dare forza alla preesistenza, esaltandola. A questo abbiamo aggiunto il tema della filigrana, delle terrazze, dei percorsi che in una specie di loop disegnano punti cardinali di percezione, distribuzione, interazione e ri-funzionalizzazione. Tutto in un’ottica di performance energetica elevata e soluzioni tecnologico – multimediali attrattive per gli interni e gli allestimenti. Uno spazio insomma, che attraverso nuove connessioni e innesti, sia volano per un’idea più ampia di rigenerazione: non solo di un quartiere, ma di una città intera.”

LA RIQUALIFICAZIONE DELLA ZECCA: I DETTAGLI DEL PROGETTO

A vincere qui è stata l’idea di incontro tra tradizione e innovazione, una soluzione architettonica che non muti i caratteri originali del manufatto ma lavori per tirarne fuori potenzialità nuove, contemporanee. Largo spazio allora alla restituzione delle corti storiche e allo studio di terrazze, coperture e lucernai da cui poter apprezzare affacci e visuali sulla città, mentre i fronti stradali sono mantenuti integri nella loro compattezza, nascondendo parte delle annessioni necessarie alle nuove funzioni, un sistema di schermature leggere dalle nuances dorate. Uno studio specifico dei flussi interni poi “la circolarità come principio programmatico del palazzo-fabbrica” individua quattro punti focali di distribuzione verticale creando aree e macro-funzioni scalabili, a seconda delle esigenze. Il progetto prevede infatti la nascita di un polo culturale per custodire le risorse artistiche del patrimonio nazionale numismatico e la sezione di archeologia industriale, con i suoi enormi macchinari, ma anche per essere luogo di formazione e promozione per i “mestieri d’arte”. Le funzioni del nuovo complesso edilizio prevedono infatti uno spazio museale per mostre temporanee da 4300 mq, un centro convegni, un centro di artigianato di qualità, un centro servizi culturali, una biblioteca con archivio storico, nuovi laboratori per la Scuola dell’Arte della Medaglia, un bookshop, una caffetteria e una foresteria. Ha concluso Femia: “È giunto il tempo di prendere il tempo affinché un patrimonio culturale ritorni ad appartenere alla vita e alla storia della città di Roma e dell’uomo”.

-Giulia Mura

www.ipzs.it
www.atelierfemia.com

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.