EUMies Award 2019: dopo il concorso e la mostra, l’app e il catalogo

Ultimi giorni di apertura, a Barcellona, per la mostra che ripercorre l’iter del più rilevante premio di architettura su scala europea. Oltre al progetto espositivo, che farà tappa in altre città, sono disponibili il catalogo e l’app: due strumenti utili per viaggiare in Europa ed esplorare il panorama architettonico dei diversi stati.

EU Mies Award 2019: vista dell’allestimento della mostra What's old, What's new a Barcellona ©PepoSegura
EU Mies Award 2019: vista dell’allestimento della mostra What's old, What's new a Barcellona ©PepoSegura

Never demolish, never remove or replace, always add, transform, and reuse!”. Gli architetti Anne Lacaton e Jean Phillipe Vassal non si sono stancati di ripeterlo in occasione della cerimonia di premiazione dell’EUMies Award 2019, conferito a loro – e ai colleghi Frederic Druot e Christophe Hutin per il progetto di trasformazione degli alloggi del Grand Parc a Bordeaux. Distanti dello stereotipo del “progettista glamour e mondano”, i membri del team francese incarnano un’immagine di concretezza, intelligenza e determinazione di grande ispirazione: progettare a partire dalle persone e per le persone è il fine della loro attività. Commissionato da AQUITANIS – Bordeaux metropole public housing office, l’intervento con il quale si sono imposti tra i cinque selezionati dell’EUMies Award 2019 induce a soffermarsi, prima ancora che su parametri di ordine economico e su criteri compositivi, su cosa significhi applicare davvero il concetto di generosità in architettura. Risulterebbe dunque limitante descrivere il processo di rinnovamento del complesso di social housing eretto nei primi anni Sessanta nella città francese – incarico per il quale avevano vinto il relativo concorso nel 2011 – solo ricordando scelte tecniche, come l’ormai nota sovrapposizione di una grigia modulare alla facciata esistente. Tale strategia, che ha dotato ciascuna unità abitativa di una superficie abitabile aggiuntiva, è infatti l’atto finale del percorso di analisi sulle condizioni dell’immobile condotto dal team. Un iter che, nel rispetto del budget previsto inizialmente per la demolizione, ha infine portato a intraprendere la strada della “restituzione della dignità del patrimonio edilizio esistente”, anziché sancirne la distruzione. Una scelta che si è rivelata vincente anche sul piano economico: in un ipotetico dibattito “conservazione vs demolizione”, a supporto della loro posizione, Lacaton&Vassal potrebbero infatti esibire numeri decisamente convincenti. Dinanzi alla giuria – formata in quest’edizione da Dorte Mandrup (in qualità di presidente), Frank McDonald, María Langarita, Kamiel Klaasse, Ștefan Ghenciulescu, Angelika Fitz e George Arbid -, alle autorità e alle istituzioni coinvolte a vario titolo nel premio, non è dunque sembrata casuale o poco autentica la dedica dei vincitori agli abitanti del complesso di Bordeaux.

L’ARCHITETTURA CONTEMPORANEA EUROPEA IN 40 PROGETTI

Delle 383 opere nominate per l’EU Mies Award 2019 dagli esperti – advisor selezionati nei diversi stati membri, 40 sono al centro della mostra What’s old, What’s new, in corso al Palau Victòria Eugènia di Barcellona. Allo scopo di aumentare la consapevolezza sullo stato dell’architettura nell’Unione e sul ruolo degli architetti, il progetto espositivo è stato concepito come itinerante; la prossima tappa sarà al BOZAR Centre for Fine Arts Brussels, a settembre. Foto, video, modelli, disegni e testi descrittivi restituiscono l’immagine aggiornata della varietà architettonica europea, incoraggiando una riflessione sulle sue molteplici traiettorie territoriali, sul valore della committenza, sul coinvolgimento delle comunità locali, sull’impatto ambientale. Ovunque, nei centri storici e nelle zone periferiche, nelle aree interne e lungo i tratti costieri, nelle “città emergenti” – come nel caso di Tirana – e persino nelle località con meno di 500 abitanti – è nel piccolo comune di Montbrun-Bocage, nella regione francese dell’Occitania, che gli architetti dello studio BAST hanno ultimato il refettorio scolastico valso loro il titolo 2019 Emerging Architecture –, ricorrere agli strumenti dell’architettura può rappresentare un valore aggiunto. Per assegnare un’identità a grandi spazi pubblici; per rispondere con nuovi innesti alle sfide o ai bisogni espressi dai residenti; per rafforzare la consapevolezza in merito alle potenzialità di quella porzione – numericamente rilevante; visivamente ingombrante – di patrimonio edilizio ereditato dal passato che deve essere rinnovato: in questi e in molti altri casi ancora, c’è bisogno di architettura. Come ha efficacemente sintetizzato Viviane Hoffmann – Deputy Director-General of DG Education, Youth, Sport and Culture della European Commission, presente alla premiazione in una delle sue ultime uscite istituzionali in questo ruolo: “L’architettura riguarda la qualità della vita delle persone”. In particolare, il tema del recupero dei complessi immobiliari eretti nel secondo dopoguerra, già due anni fa aveva sollecitato l’attenzione dei giurati, come ricorda il conferimento del riconoscimento al progetto DeFlat Kleiburg di Amsterdam, commissionato da KondorWessels Vastgoed agli studi NL Architects e XVW architectuur.

ANCHE UN’APP PER CONOSCERE ALL’ARCHITETTURA EUROPEA

Gli obiettivi della mostra sono condivisi – e consolidati – da due “progetti paralleli” legati all’EUMies Award 2019. Il catalogo dedicato e l’app EUMiesAward, a cura della Fundació Mies van der Rohe, forniscono ad appassionati e addetti del settore, ma anche a chiunque desideri conoscere l’Europa dal punto di vista architettonico, strumenti utili per approfondimenti o rapide consultazioni. In particolare, l’app EUMiesAward – disponibile per Android e iOS – oltre a tutte le opere nominate nel 2019, punta alla ricognizione completa di tutte le edizioni del Premio dell’Unione europea per l’architettura contemporanea – Mies van der Rohe. L’obiettivo finale, che sarà perseguito anche con i futuri aggiornamenti, è infatti riunire il meglio del panorama architettonico dell’Europa dal 1988 ad oggi: un modo per favorire la comprensione delle trasformazioni dell’ambiente costruito in tutto il continente e conoscere il contributo innovativo dei professionisti, il ruolo dei committenti che li sostengono e i risvolti sulla cittadinanza residente nell’Unione.

-Valentina Silvestrini

https://www.miesarch.com/

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.