A Roma lo studio It’s riprogetta a via Torino 153 la sede di Confcooperative

In meno di un anno e mezzo è stato l’intervento che ha permesso a Confcooperative di riunire le sue sedi capitoline in un unico edificio, dotato di una terrazza panoramica destinata anche a eventi pubblici. Sviluppato in BIM, il progetto è stato curato dello studio It’s Architettura.

© Francesco Mattuzzi per Confcooperative
© Francesco Mattuzzi per Confcooperative

Via Torino. Quella strada che si incunea intersecando trasversalmente via Cavour e collegando come un cannocchiale – sia fisico che visivo – la basilica di santa Maria Maggiore con il Teatro dell’Opera di Roma. Su carta, una strada importante, centrale, a pochi passi dalle principali attrazioni turistiche della Capitale e distante pochi minuti dalla Stazione Termini, grande nodo urbano e ferroviario dalle molteplici problematiche. Appunto, su carta: per anni questo brano di città è stato lasciato andare, con il degrado che via via si impossessava della strada stessa, fino alla chiusura di un grande hotel e di alcune attività commerciali presenti. Ebbene, l’operazione che si è voluta fare qui – grazie alla collaborazione sinergica tra la committenza, Confcooperative, lo studio di progettazione incaricato It’s Architettura e la Sovrintendenza – è, prima di tutto, di decoro urbano. Quel decoro che troppe volte, in questo quadrilatero, è venuto a mancare negli ultimi tempi. Un’operazione imprenditoriale del valore complessivo di circa 20 milioni di euro, portata avanti con determinazione da Maurizio Gardini, presidente Confcooperative, che include i costi di acquisizione degli immobili, le procedure burocratiche annesse e connesse, i lavori di riqualificazione e restyling, per interni ed esterno. “Il segreto della cooperazione?”, racconta Gardini, “Trasformare un bisogno in una risposta. Così via Torino diventa la strada capitale d’Italia della cooperazione”.

L’OPERAZIONE

L’esigenza primaria era infatti quella di ricompattare il gruppo in un’ottica di ottimizzazione delle sedi aziendali (prima sparse in diversi spazi cittadini) facendo convogliare i 160 dipendenti e la dirigenza nella medesima sede di rappresentanza storica. Una sede, tra l’altro, in grado di sfruttare la vicinanza con la linea ferroviaria dell’alta velocità, consentendo ai manager di arrivare ai meeting da altre città in poche ore. Ma anche, partecipare attivamente ad un processo virtuoso che avrebbe reso Confcooperative attore protagonista di una certa idea di rigenerazione. A partire da una strada. Afferma Luca Montuori, assessore all’urbanistica di Roma Capitale: “Un progetto importante, che insiste sulle nuove relazioni tra lavoro e abitare in un’ottica più grande, di trasformazioni urbane che puntino alla qualità e all’inserire Roma all’interno di un sistema di città europee. Un progetto in cui tutte le autorità coinvolte hanno collaborato per la sua riuscita, capendone l’importanza non solo privata ma anche pubblica”. Si perché, intento di Confcooperative in accordo con gli It’s, è proprio quello di aprire parte degli spazi riqualificati – una graziosa corte al piano terra e la terrazza panoramica in quota – non solo agli eventi aziendali, ma ad eventi pubblici. Un progetto aperto che guarda alla città, insistendo sul patrimonio costruito come opportunità per la città stessa.

L’ARCHITETTURA

L’edificio, di fine Ottocento, si articola su sei piani, 5 livelli e un piano interrato, e sviluppa una superficie complessiva di circa 4.000 mq. Per riqualificarlo, è stata bandita una gara che ha consentito in 14 mesi totali – un tempo record! – di pensare il progetto – rigorosamente in BIM – gestirlo e portarlo a termine. Raccontano Alessandro Cambi, Francesco Marinelli e Paolo Mezzalama, soci fondatori di It’s (prima Scape): “Il progetto cerca un equilibrio rispetto ai diversi tempi che convivono nell’edificio, creando una dialettica tra tracce originarie e segni contemporanei (…). Brani di mura storiche si alternano a sottili pareti di vetro, materie classiche come il marmo si accostano a materie leggere come l’alluminio riflettente, una parete verde verticale riquadra la geometria della corte in pietra, in un‘ alternanza continua di tempi diversi che con la loro dialettica costruiscono i nuovi spazi dell’edificio”. Grande importanza è stata data a tre aspetti: sostenibilità e benessere; flessibilità e smart working; studio della luce. Tutti i nuovi impianti di illuminazione e climatizzazione sono progettati in domotica per ridurre – di molto – gli sprechi; gli uffici sono pensati con trasparenza e fluidità, per aumentare viste e interazione e, infine, se le facciate sono tinteggiate di bianco per amplificare l’effetto diamante, negli interni (nella reception, in tutti gli imbotti delle porte e dei passaggi e nel volume di sbarco dei corpi ascensore) sono utilizzati laminati dorati per omaggiare Roma e la sua luce calda, morbida, dorata.

-Giulia Mura

http://www.its.vision/

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.