Borghi of Italy: un patrimonio da riattivare. Il report dell’evento by Fondazione Cariplo

L’appuntamento di Venezia, curato di Fondazione Cariplo in occasione di Freespace, la Biennale Architettura di Venezia, ha affrontato il tema della rigenerazione dei borghi, contesti urbani preziosi per la nostra identità locale, soggetti a progressivo spopolamento e abbandono. Senza retorica, attraverso esperienze d’azione concreta raccontate dai protagonisti, risultati (e sentimenti) alla mano.

Incontro “Borghi: Un patrimonio da preservare e riattivare. Esperienze in Lombardia” – Foto Fondazione Cariplo

2002: nasce il concorso di bellezza sui borghi più belli d’Italia. L’Anno dei Borghi compie un anno. L’attenzione (mediatica) esplosa incontenibile, sul valore strategico dei nuclei urbani storici del nostro Paese, anche. Augurarsi che il fermento generato non si arresti, è d’obbligo. Visitare i borghi è diventato cool, collezionarne nei weekend tra i “ce l’ho, ce l’ho mi manca”, fa figo per sfoderarne a jolly in tema di gite fuori porta. Se parlar di borghi risveglia l’attenzione sulla rigenerazione urbana, allora l’importante è che dei borghi si trovi modo di parlarne, perché quei contesti storici minuscoli, sono solo l’iceberg di un mondo che gli si muove intorno. Un tema ampio, riguarda la valorizzazione del patrimonio culturale che quei luoghi custodiscono e le difficoltà di farlo, a causa della fragilità endemica del nostro territorio che spesso trema di terremoti o si sbriciola di frane e alluvioni. Un territorio fatto di una miriade di altri territori, aree appartate di provincia che nel tempo sembrano essere diventate un problema, più che una risorsa identitaria da valorizzare. Difficile viverci se non accettando di risolversela tra disservizi, carenze infrastrutturali e disconnessione con le città. Questo sono i borghi su cui si è concentrata l’attenzione di Fondazione Cariplo da dieci anni, con competenza tecnica e lungimiranza economica. Lavoro responsabile e partecipato, fuor di lanci mainstream e turismo d’assalto. Casi studio e buone pratiche che dimostrano come proteggere e rigenerare il nostro patrimonio culturale sia ancora possibile, oltre che urgente. Ecco il bilancio di questo decennio.

– Emilia Antonia de Vivo

http://www.distretticulturali.it/

1. DIECI ANNI DI LAVORI E RISULTATI

Il Distretto Culturale – Il patrimonio

Le strategie di Fondazione Cariplo, in dieci anni di lavori, hanno attraversato una evoluzione progressiva dal progetto al processo. Da una concezione statica del patrimonio come ‘oggetto’ a una visione in cui il patrimonio è una risorsa dinamica per lo sviluppo. Da una fase iniziale concentrata sul restauro e il ripristino di singoli manufatti, si è passati a pensare come creare da questi, dei sistemi integrati, con nuove funzioni legate ad arte e cultura. Sono nati così i sei Distretti Culturali – Valtellina, Monza e Brianza, Cremona, Val Camonica, Regge dei Gonzaga, Oltrepò mantovano – ambiti territoriali di connessione tematica dei beni storici, tra loro e con il tessuto economico e sociale delle comunità locali. Non un elenco di beni, ma l’insieme delle relazioni (di area vasta) che questi riescono a generare (nel lungo periodo). Dunque non il “qui e ora” delle iniziative a pioggia che finiscono a lavori conclusi, ma un significativo passaggio all’idea di conservazione intesa come processo. Nel lungo periodo la fase di ascolto e ricerca aiuta a recuperare più risorse e generare più valore, più strutturato e duraturo nel tempo.

2. DAI DISTRETTI CULTURALI AI PROGRAMMI INTERSETTORIALI DI ATTIV-AREE

Il Distretto Culturale – I linguaggi

Dal 2017 la vera sfida per il futuro è la conservazione funzionale programmata nella prevenzione dal rischio sismico e la messa in sicurezza dell’architettura storica, a cominciare dalla manutenzione ordinaria, ovvero prima dell’emergenza. Il cambio di paradigma è radicale, in linea con i Piani Integrati della Cultura istituiti dalla Regione Lombardia nel 2016. Non più distretti o provvedimenti settoriali, ma continuità e metodo: gli interventi sono calibrati a scale e situazioni diverse, come diverse sono le esigenze di ogni territorio. Nel 2017, Fondazione Cariplo lancia Attiv-aree. La ricetta è semplice: cercare valori e unicità di un territorio e crearvi intorno una rete di collaborazione che riesca generare dalla cultura, economia e servizi per la comunità. L’obiettivo è concreto: superare la dipendenza delle aree interne dai centri urbani maggiori. Due i progetti intersettoriali: Oltrepò Pavese Biodiverso e Valli Resilienti.

3. IL MODELLO DI SVILUPPO

Il Distretto Culturale – Arte e artigianato

Coinvolgimento e partecipazione locale sono la cifra del modello di sviluppo praticato da Fondazione Cariplo. Dall’esperienza dei Distretti Culturali in poi, la contaminazione tra settori di intervento e interdisciplinarietà delle competenze, insieme alla collaborazione istituzionale, è corale e trasversale. Accordi e partenariati pubblico-privati includono università, associazioni ed enti locali, fino ai privati singoli cittadini e operatori culturali, in collaborazione (f)attiva su proposte concrete di interesse comune. Le esperienze presentate a Venezia da chi le ha attivate e le vive quotidianamente, ne ha dimostrato tutta l’efficacia.

4. IL DISTRETTO CULTURALE VAL CAMONICA: BIENNO E LOVERE

Il borgo di Bienno

La Val Camonica è stato il primo sito Unesco italiano e il primo Distretto Culturale dei sei istituiti dalla Fondazione Cariplo in Lombardia. Il direttore del Distretto, Sergio Cotti Piccinelli racconta: “100mila abitanti distribuiti in 40 nuclei urbani tra Comuni e frazioni e un territorio con il più grande bacino europeo di arte rupestre che mai avevano caratterizzato la forza di quella comunità locale. L’idea è stata valorizzare la vocazione artistica antica con linguaggi contemporanei. Così è accaduto con Wall in Art nella Valle dei Segni. Il progetto oggi è maturo, La Valle dei Segni è quasi un brand e il percorso restart per il futuro, dovrà concentrarsi sulla governance di ciò che si è realizzato. Ora occorre nominare un comitato che come nuovo soggetto gestore, prenda in carico e rilanci l’impatto complessivo, anche economico, della complessa fruizione culturale che si è generata.” Di Lovere ci parla Francesca Chierici, Responsabile Area Manutenzioni e Lavori Pubblici del Comune: “Il recupero del borgo è stato lento ed è cominciato con piccoli interventi di pedonalizzazione, ricuciture urbane e con l’accreditamento al circuito dei Borghi più belli d’Italia. La comunità è restia ai cambiamenti e gli amministratori poco inclini a finanziare cose che non abbiano diretta incidenza sulla visibilità politica come un taglio del nastro. Il trucco che abbiamo imparato è stato lavorare con i cantieri aperti, in modo da mostrare quanto lavoro comporta anche ciò che all’apparenza non si vede”.

5. LE VALLI RESILIENTI DI VAL TROMPIA E VAL SABBIA: REBECCO E LAVENONE

Il borgo di Laverone

Il programma di Attiv-aree segna il nuovo corso delle strategie di rigenerazione urbana promosse da Fondazione Cariplo. Lanciato da appena un anno, il progetto offre un contributo importante alla soluzione dei problemi di isolamento, spopolamento e frammentazione del tessuto sociale, in corso nelle aree interne del territorio italiano. Alessandra Bruscolini racconta come l’esperienza del bar diversamente abile a Laverone, dimostri la centralità del coinvolgimento umano per la riuscita di ogni progetto. “L’accoglienza solidale è un format che vuole dare valenza sociale sostenibile e inclusiva alla fruizione turistica nelle Valli Resilienti. Tutto è cominciato con Nonsolobar, unico bar del paese, gestito da un gruppo di giovani svantaggiati, supportati dalla cooperativa sociale Co.ge.ss. In pochi mesi il bar è diventato punto di riferimento e incontro, per tutti. Sull’onda del successo la cooperativa ha rilanciato la sfida prendendo in gestione l’Ostello solidale. Il progetto è decollato e grazie ad Attiv-aree è stato possibile coniugare servizi socio sanitari e servizi turistici fino a collaborare con Airbnb. Per il 2019 il circuito solidale andrà a sistema sui tre filoni paralleli di cultura, enogastronomia e sport”. A Rebecco, come riferisce Elena Zanotti, “il progetto di recupero del borgo nasce per dare un indirizzo alle presenze rurali quali segni che si offrono ad altri significati per i residenti attuali. Ricostruire la grammatica di quei segni può aiutare a ricostruire un’identità locale e l’appartenenza al territorio. L’idea è raccogliere gli studi in un manuale di restauro e conservazione dei beni. Il sito rurale diventerà Centro di Valorizzazione e Sviluppo della Cultura Rurale del Territorio ed è stato scelto come sede della prossima edizione di “Urban Vision & Architectural Design” di Domus Academy”.

6. I BORGHI? SOLO UN PRETESTO!

Il borgo di Rebecco – render

Fondazione Cariplo non è interessata alla mera erogazione di finanziamenti a supporto degli interventi di rigenerazione territoriale: la visione progettuale intende attivare strategie, risvegliare la dote della pazienza nei cambiamenti lenti dei processi di sviluppo locale. Prima ancora del turismo, i luoghi sono abitati da persone e il valore affettivo degli abitanti per i paesaggi in cui vivono è la prima risorsa per lo sviluppo sostenibile. Solo attraverso la condivisione di quei valori è possibile attivare la gestione consapevole delle trasformazioni. Un bene recuperato ha garanzia di essere trasmesso al futuro, lo sforzo necessario è continuare a creare quel bene nel tempo. I borghi non sono isole astratte, né mere destinazioni ludiche di gite domenicali. Come sottolinea Filippo Tantillo, coordinatore SNAI “occorre che la loro riqualificazione rientri in un disegno urbanistico del Paese e si avvalga dei riferimenti normativi che già possediamo”. I progetti in corso dimostrano l’impegno di Fondazione Cariplo, nel comporre insieme operatori e strumenti urbanistici disponibili ad ogni livello di gestione territoriale, per innescare nuove idee di sviluppo e prendersi cura dei processi che occorrono per realizzarle.

 

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Emilia Antonia De Vivo
Emilia Antonia De Vivo è architetto urbanista. Vive a Londra da quattro anni. Redattore freelance per domusweb, è autrice dei testi della "Domus London Architecture Guide 2011", Apps per IPhone e smartphones, distribuita da Editoriale Domus SpA. Per la Guida ha redatto personalmente i report fotografici sulle ottanta Architetture selezionate. A Londra collabora a progetti di ricerca presso la Kingston University e The Architecture Foundation. In Italia ha concluso due cicli triennali di docenza presso il Laboratorio di Urbanistica dell’Università degli Studi “Federico II” e ha svolto attività di ricerca e pianificazione urbanistica presso Comuni e pubbliche amministrazioni. Master, specializzazione, ricerca e visiting professor presso la UPC Universitat Polytècnica de Catalunya e la ETSAB Escuela Tecnica Superior de Arquitectura.