Il Bosco Verticale di Studio Boeri in lizza per il RIBA International Prize 2018

Nonostante sia solo alla seconda edizione, il RIBA si è già imposto come premio internazionale di altissimo livello, ambito dai grandi studi. La scorsa edizione è stata vinta da Grafton Architects, con il loro edificio universitario UTEC a Lima, in Perù. Quest’anno, a concorrere, anche un edificio realizzato in Italia.

Vertical Forest, Boeri Studio, Photograph by Giovanni Nardi
Vertical Forest, Boeri Studio, Photograph by Giovanni Nardi

Assegnato con cadenza biennale, il RIBA International Prize 2018 porta all’attenzione internazionale gli edifici più stimolanti e significativi recentemente realizzati, premiando l’intervento che meglio esemplifica l’eccellenza del progetto, grazie all’unione tra ricerca architettonica e impatto sociale. Aperto a qualsiasi architetto qualificato nel mondo, non impone restrizioni per dimensione, tipologia o budget; quest’anno a giudicare i progetti pervenuti sarà un’illustre giuria, guidata da Elizabeth Diller con Joshua Bolchover, Kazuyo Sejima, Gloria Cabral e Peter Clegg. La tanto attesa shortlist per il 2018 è stata appena rivelata e comprende sia nomi affermati che pratice più giovani. Dopo un rigoroso processo di valutazione, condotto tra 20 nuovi progetti in 16 diversi Paesi, sono in lizza: il campus della Central European University a Budapest di O’Donnell + Tuomey; il collegio Children Village in Brasile di Aleph Zero + Rosenbaum; la scuola Toho Gakuen School of Music di Tokyo di Nikken Sekkei; e la torre residenziale Bosco Verticale a Milano di Boeri Studio. In attesa di conoscere i risultati – saranno annunciati il 29 novembre 2018 -, analizziamo i progetti uno ad uno.

-Giulia Mura

www.architecture.com/awards-and-competitions-landing-page/awards/riba-international-prize

1. CENTRAL EUROPEAN UNIVERSITY – O’DONNELL + TUOMEY

Central European University – Phase 1, O_Donnell + Tuomey, Photograph by Tam Bujnovszky

Questo edificio universitario parzialmente rinnovato a Budapest ha impegnato i progettisti, nella prima delle fasi previste, su una superficie di oltre 15.000 metri quadrati. L’intervento principale è l’imponente facciata geometrica in pietra chiara, che rientra dalla linea stradale per fornire riparo. Internamente, un atrio lineare si innalza su sette piani: i tre inferiori – accessibili al pubblico – con auditorium seminterrato da 400 posti, caffetteria, sale riunioni e aree di lettura. In cima all’edificio, invece, una magnifica biblioteca di quattro piani sormontata da un tetto spiovente da cui filtra la luce. Il secondo edificio ospita principalmente uffici disposti intorno a un cortile, a cui si accede tramite corpi scala e passerelle. Un campus urbano raffinato, con pochi compromessi, che offre un meraviglioso palcoscenico all’università e alla città.

 

2. CHILDREN VILLAGE – ROSENBAUM + ALEPH ZERO

Children Village, Rosenbaum + Aleph Zero, Photograph by Leonardo Finotti

Completato nel gennaio 2017, il Villaggio ospita 540 bambini presso la scuola di Canuanã, un’area rurale ai margini dell’Amazzonia. Gestito e finanziato dalla Fondazione Bradesco, è una delle quaranta scuole che forniscono istruzione a bambini locali svantaggiati. Sorge in una grande fattoria nella regione di Tocantins, insieme ad alloggi per i lavoratori agricoli, insegnanti e bambini, aule, un refettorio e un piccolo ospedale. È costituito da due strutture identiche, una maschile, una femminile. Ognuna è definita da un’enorme tettoia in legno ad aggetto, sostenuta da una griglia di travi e colonne in lamellare, con grandi aperture e ballatoi rivolti a tre meravigliosi giardini tropicali, allineati ai dormitori. Le camere da sei letti si caratterizzano per un design unico: gli arredi sono stati progettati appositamente e ogni stanza ha servizi igienici, docce e una lavanderia, ventilata usando mattoni forati, fatti a mano sul posto. Aleph Zero è l’unico studio a contendersi sia il premio Excellence che l’Emerging Architects.

3. TOHO GAKUEN SCHOOL OF MUSIC – NIKKEN SEKKEI

Toho Gakuen School Of Music, Nikken Sekkei, Photograph by Harunori Noda Void Courtyard

Questa scuola di musica nella periferia di Tokyo ha sostituito, sul medesimo sito, un precedente edificio scolastico, che aveva una disposizione convenzionale di aule lungo un corridoio privo di luce naturale. Per ovviare a questo, Nikken Sekkei ha studiato le esatte proporzioni delle sale di pratica musicale adatte a ciascuno strumento. Oggi, la maggior parte di queste – eccetto le percussioni – si trova al primo piano ed è parzialmente vetrata, ponendo fine così all’isolamento dei layout tradizionali e consentendo connessioni visive tra gli allievi. La musica può essere ascoltata nel corridoio, ma nelle aule c’è silenzio. Simile ad un agglomerato cellulare brutalista con bucature pensate per inquadrare viste precise, l’edificio è interamente realizzato in calcestruzzo, con pannelli di assorbimento acustico che, attraverso un ingegnoso sistema di rivestimento in legno, intrappolano il suono all’interno.

4. BOSCO VERTICALE – BOERI STUDIO (S. BOERI, G. BARRECA, G. LA VARRA)

Vertical Forest, Boeri Studio, Photograph by Paolo Rosselli

Realizzazione già pluripremiata e riprodotta, il Bosco Verticale di Milano, completato nel 2014, offre un nuovo approccio al tema del grattacielo, basato sulla coesistenza tra alberi e persone. Essenzialmente è una “torre verde”, un concetto architettonico che sostituisce i materiali tradizionali dei rivestimenti verticali con la policromia cangiante delle foglie. Il progetto consiste infatti in due torri di 80 e 112 metri, sulle quali sono state piantati 17.000 tra alberi, arbusti e piante, appositamente testate per determinare le migliori essenze resistenti alle condizioni atmosferiche. Un metodo che contribuisce alla rigenerazione dell’ambiente e della biodiversità urbana, senza espandere il territorio della città.

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.