Architettura giapponese. Una passione italiana

Due mostre in corso a Roma e uno speciale progetto illuminotecnico dalle artiste Motoko Ishii e Akari Lisa Ishii, in arrivo a maggio al Colosseo, continuano ad alimentare l’interesse dell’Italia verso la cultura architettonica del Sol Levante.

The Japanese House. Exhibition view at Museo MAXXI, Roma 2017. Photo Musacchio & Ianniello
The Japanese House. Exhibition view at Museo MAXXI, Roma 2017. Photo Musacchio & Ianniello

Curata da Pippo Ciorra (senior curator del MAXXI Architettura), Kenjiro Hosaka (National Museum of Modern Art, Tokyo), Florence Ostende (Barbican Centre, Londra) e Yoshiharu Tsukamoto (Atelier Bow-Wow/Tokyo Institute of Technology), The Japanese House. Architettura e vita dal 1945 a oggi è la prima mostra italiana interamente focalizzata sul tema dell’abitazione privata giapponese. Nell’allestimento, disegnato ad hoc da Atelier Bow-Wow, convivono disegni, modelli, fotografie, video, interviste, film e manga: l’obiettivo è documentare, attraverso più di ottanta interventi selezionati, l’importanza del progetto della casa nel Sol Levante. Un’esposizione immersiva che “tende a riprodurre la sensazione spaziale degli edifici presentati, nei quali la funzionalità è spesso intesa più come un dispositivo psicologico che pratico”. The Japanese House affronta alcune tematiche cruciali, rivelando la ricchezza espressiva di questi progetti. Il primo tema proposto è la convivenza tra aspetti tradizionali e innovazione architettonica estrema, con opere di Kenzo Tange, Kikutake, SANAA e Toyo Ito. Il secondo è la continuità della cultura giapponese, la stessa che ritroviamo tra esterno e interno, tra natura e artificio, tra materiali antichi e tecnologicamente evoluti, resa con lavori di Shirai, Sakamoto e Kengo Kuma. Il terzo aspetto riguarda infine il ruolo dello spazio domestico come chiave d’accesso alla cultura metropolitana e al metabolismo urbano del Giappone di oggi, caratterizzato dagli interventi di Shinoara, di Ryue Nishizawa e Sou Fujimoto, così come da quelli dei loro epigoni più giovani.

Architettura Invisibile. Exhibition view at Museo Carlo Bilotti, Roma 2017. Photo Anna Positano, Fabrizio Vatieri /Opfot.com
Architettura Invisibile. Exhibition view at Museo Carlo Bilotti, Roma 2017. Photo Anna Positano, Fabrizio Vatieri /Opfot.com

ROMA-LONDRA-TOKYO

Aperta fino al 26 febbraio prossimo nel museo romano, The Japanese House sarà trasferita dal 23 marzo al 25 giugno 2017 al Barbican Centre di Londra; in estate farà tappa al Museum of Modern Art di Tokyo. Prima joint venture tra il MAXXI e il Barbican Centre, in entrambe le istituzioni a fare la differenza espositiva sarà il modello a grandezza naturale come elemento chiave: a Roma, una riproduzione degli interni della White U di Toyo Ito, una sezione della facciata della casa di Itsuko Hasegawa e dell’unità d’emergenza UNHR di Shigeru Ban. A Londra verranno ricreate la Moriyama House di Rue Nishizawa e una casa per la cerimonia del tè. “L’intenzionehanno raccontato Jane Alison e la Presidente Giovanna Melandri – “è quella di rendere l’architettura – nei limiti dell’umanamente possibile – un’esperienza reale invece che un’assenza. L’appuntamento capitolino è stato inoltre arricchito da incontri d’eccezione. Il 14 gennaio scorso Toyo Ito – Leone d’oro alla Biennale d’architettura di Venezia e Pritzker Prize nel 2013 – ha tenuto la lecture Tomorrow’s architecture. Classe 1941, apprezzato soprattutto per il carattere concettuale e innovativo e per l’attenzione rivolta al rapporto tra struttura e ambiente, in quell’occasione ha proposto sei progetti significativi in grado di raccontare la sua storia: White U house – esposta in mostra, in scala 1:1 – Mediateca di Sendai, Tama University, National Taiwan University, Minna no Mori Gifu Media Cosmos e il National Taichung Theatre. Due settimane più tardi, è stata la volta di Kazuyo Sejima, sua allieva e oggi affermata progettista dello studio SANAA, in collaborazione con Ryue Nishizawa. Pritzker Prize 2010 – tre anni prima del suo maestro! – nello stesso anno ha diretto e curato la XII Mostra Internazionale di Architettura per la Biennale di Venezia. Trasparenza, immaterialità, relazione tra dentro e fuori. Un rapporto con l’ambiente circostante, il suo, che è qualcosa di più di un dialogo, è una simbiosi capace di modificare lo spazio e i comportamenti di chi lo abita.

The Japanese House. Exhibition view at Museo MAXXI, Roma 2017. Photo Musacchio & Ianniello
The Japanese House. Exhibition view at Museo MAXXI, Roma 2017. Photo Musacchio & Ianniello

AVANGUARDIE A CONFRONTO AL MUSEO CARLO BILOTTI

Fino al 26 marzo, l’Arancera di Villa Borghese ospita la mostra Architettura Invisibile – Movimenti architettonici Italiani e Giapponesi degli anni ‘60 e ‘70 e il dibattito contemporaneo. Presentata in una nuova chiave di lettura comparativa, illustra le esperienze delle avanguardie radicali italiane e giapponesi degli Anni Sessanta e Settanta e le idee progettuali portate avanti dai loro ideali successori di entrambi i paesi. Il team Analogique firma un allestimento nudo, fatto di tubi innocenti e composto da due sezioni, l’una complementare all’altra. La prima propone, grazie a un ampio apparato storico-documentale, le idee, i progetti e i sogni delle due esperienze architettoniche, mostrandone gli obiettivi, le similitudini, le differenze di approccio, i risultati e l’eredità storico-filosofica. Protagonisti Arata Isozaki, Archizoom, Kiyonori Kikutake, Kisho Kurokawa, Fumihiko Maki, Otaka Masato, Superstudio, Kenzo Tange, UFO. La seconda sezione invece, dedicata alle esperienze contemporanee dei più giovani e significativi studi di architettura italiani e giapponesi, mostra come le nuove generazioni di progettisti abbiano fatto tesoro di quelle avanguardie, assimilandole e adattando la propria pratica architettonica all’epoca digitale. Risulta interessante, in questa sezione, l’allestimento gonfiabile sulla terrazza del museo – uno pneumatico blu – progettato dallo studio Analogique, di cui fanno parte opere di 2A+P/A, Alphaville Architects, DAP Studio, Sou Fujimoto, Jun Igarashi, IAN+, Yamazaki Kentaro, Yuko Nagayama, O + H Architects, OFL Architecture, Orizzontale, Studio Wok, Tipi Studio. “Questa iniziativa si inserisce in un programma pluriennale di confronto tra le architetture di Italia e Giappone”, ha dichiarato l’Ambasciatore Umberto Vattani, Presidente della Fondazione Italia Giappone. “L’architettura, arte sociale per eccellenza, nasce nell’immaginazione degli architetti prima di dare forma e carattere alle nostre città. “ARCHITETTURA INVISIBILE” illustra questo processo educativo e creativo ai due estremi dell’Eurasia, con paralleli e similitudini sorprendenti”.

Giulia Mura

Evento correlato
Nome eventoThe Japanese House
Vernissage08/11/2016
Duratadal 08/11/2016 al 26/02/2017
CuratorePippo Ciorra
Generearchitettura
Spazio espositivoMAXXI - MUSEO DELLE ARTI DEL XXI SECOLO
IndirizzoVia Guido Reni 4a - Roma - Lazio
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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.