La scrittura come progetto. Un libro di Alessandro Mendini

Gli scritti del celebre designer e architetto trovano forma in un nuovo volume. Sottolineando la necessità di un approccio visionario per contrastare un senso, sempre più diffuso, di pragmatico isolamento.

Alessandro Mendini e Ettore Sottsass jr, Venezia 1993. Photo Johanna Grawunder
Alessandro Mendini e Ettore Sottsass jr, Venezia 1993. Photo Johanna Grawunder

PENSIERI DOMENICALI
Postmedia Books pubblica Scritti di domenica, un’ampia raccolta di riflessioni, saggi, disegni e immagini di Alessandro Mendini curata con grande attenzione da Loredana Parmesani.
Si tratta di una nuova, approfondita immersione nell’incessante ricerca di una delle menti più lucide e acute del panorama internazionale della progettazione contemporanea. L’ultima edizione segue la precedente, pubblicata nel 2004, riprendendo un filo che si dipana fino a oggi. Attraverso aforismi, appunti – a volte veloci come uno schizzo di pensiero altre più ragionati, documentati – che testimoniano la generosità di una scrittura viva, tesa tra la confessione intima e l’invito pubblico al dialogo, al confronto. Anche il titolo scelto da Mendini rappresenta uno svelamento privato di una riflessione che avviene la domenica, nel giorno della calma, della pausa dal traffico quotidiano dello studio. Nella solitudine si produce il pensiero che si intreccia con la pratica progettuale, divenendo un campo allargato, insondabile, dai confini sfumati e aperti, dove lo scrivere innerva la progettazione e viceversa.

Alessandro Mendini – Scritti di Domenica - Postmedia Books
Alessandro Mendini – Scritti di Domenica – Postmedia Books

OLTRE LE APPARENZE
“La scrittura di Mendini scava sotto le apparenze per scoprirne, come in un’archeologia, le indispensabili fondamenta”, afferma Loredana Parmesani. Le seicento pagine del volume sono organizzate in capitoli autonomi e strutturati secondo un ordine cronologico che facilita la lettura, accompagnando in un viaggio a stazioni attraverso l’individuazione di problematiche teoriche e critiche di fondamentale importanza per lo studio e l’analisi del progetto contemporaneo. L’abito del designer è il primo capitolo, che apre immediatamente un dialogo quasi intimo con il lettore, svelando come il progettista è l’uomo con le sue complessità e contraddizioni, chiarite nella continua ricerca di strumenti operativi e concettuali. Una vita vissuta, alimentata dall’impossibilità di fissare norme generali e sempre valide, di una condotta che guarda a linee di forza di superamento utopico del presente. “La mia grafia talvolta si presenta come un sottile filo continuo che non stacca mai dal foglio bianco, a formare reti, retini e incerte geometrie. Potrei pensare a questo lavoro come fosse un autoritratto”. Quest’affermazione di Alessandro Mendini è quasi una confessione di necessaria attitudine quotidiana a una progettazione totalizzante, intesa come metodo vivo di relazione con le umane cose del mondo. Dall’architettura al design di prodotto fino alle strategie di comunicazione, alla direzione e invenzione di riviste. “Io scrivo dritto ma penso all’incertezza”, incalza Mendini in un paragone con la scrittura al rovescio di Leonardo.

Alessandro Mendini, disegno, luglio 2005
Alessandro Mendini, disegno, luglio 2005

L’IMPORTANZA DELLE ARTI VISIVE
I riferimenti all’arte visiva sono una costante che attraversa ogni passaggio del libro fino a un’acuta definizione delle radici profonde del design italiano, che si ritrovano proprio nella vicenda artistica del nostro Novecento. “Un concetto scenografico pervade il design e gli spazi abitati, che subiscono anche il fascino delle nature morte e delle metafore di Savinio, de Chirico, Casorati, Carrà, Boccioni, Severini e Morandi”, e ancora, “i cinque principali movimenti del design italiano sono il Futurismo, il Bel Design, il Radical Design, Alchimia e Memphis”. Una prospettiva storica originale che caratterizza lo sviluppo della cultura del progetto del nostro Paese, dando una centralità a movimenti culturali autoctoni e a coloro che esercitano la professione come Cini Boeri, Gae Aulenti e altri. Mendini vede in questo tessuto connettivo tra arte visiva e professione gli elementi per la produzione del design, nella teoria e nelle conseguenti pratiche sperimentali. Nell’inquadrare una prospettiva futura per il progetto del nostro tempo, l’architetto e designer milanese auspica un movimento radicale capace di far emergere il nuovo da una condizione che egli vede come appiattita su un “pragmatico, agnostico e arido isolamento”. Occorre “un’attitudine visionaria, una possibile lotta fra classi di oggetti”.

Alessandro Mendini e Achille Castiglioni, Milano, 2003 - photo Ramak Fazel
Alessandro Mendini e Achille Castiglioni, Milano, 2003 – photo Ramak Fazel

IN DIALOGO CON GRIMA
A illuminare la curiosità di Mendini verso le dinamiche più recenti della cultura del progetto è di grande interesse lo scambio di opinioni con Joseph Grima, all’epoca direttore di Domus (2011/13). A proposito della crisi della critica architettonica si sviluppa un denso scambio di opinioni che ruota attorno al crescente ruolo dei curatori a discapito della elaborazione teorica. “Le mostre canonizzano gli architetti, determinano le carriere”, afferma Joseph Grima, “un’osservazione critica e intelligente è la cosa più utopica che uno possa fare, ritrarre il contemporaneo e trovare la bellezza nell’assurdità. Bisogna sganciarsi dalla nostalgia, il male più endemico che avvelena la nostra generazione”. In un capitolo dal titolo Altri, l’autore dialoga con i compagni di strada dell’universo del progetto, stilandone ritratti fatti di parole appassionate e a volte ironiche. Sono intense quelle dedicate a Beniamino Servino, attraverso le quali Mendini riconosce la capacità dell’architetto casertano di definire con il disegno “una garanzia di letterarietà, di visione critica, di elaborazione di scenari forti perché basati sulla scenografia dell’immaginario”. Proprio questa prospettiva di continua alimentazione di una fervida e indissolubile immaginazione è quello che emerge dagli Scritti di domenica di Alessandro Mendini.

Marco Petroni

Alessandro Mendini – Scritti di Domenica
a cura di Loredana Parmesani
Postmedia Books, Milano 2016
Pagg. 600, € 39,90
ISBN 9788874901456
www.postmediabooks.it

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Marco Petroni
Marco Petroni, teorico e critico del design. Ha collaborato con La Repubblica Bari, ha diretto le riviste Design Plaza, Casamiadecor, ha curato la rubrica Sud su Abitare.it, è stato redattore di FlashArt. Collabora con l'edizione online di Domus. Curatore senior presso il centro di ricerca museale Plart di Napoli. Sviluppa progetti curatoriali innovativi ed eventi legati ai temi della cultura del progetto con un approccio transdisciplinare come Botanica di Studio Formafantasma, Naturally combined di Mischer'Traxler, The future of Plastic di Officina Corpuscoli e altri. Ha pubblicato vari saggi tra cui Mondi Possibili, appunti di teoria del design (Edizioni Temporale), Going real, il valore del progetto nell'epoca del postcapitalismo (Planar Books). Ha tenuto lezioni presso Naba Milano, Design Academy Eindhoven, London Design Museum. Attualmente insegna Storia del design presso l'Accademia Belle Arti di Napoli e Communication for fashion al Politecnico di Milano.