Un filo rosso invisibile, ma profondo, unisce il Paleolitico ai giorni nostri, le antiche icone del XIII secolo all’arte contemporanea. È con questa visione che il Centro Nazionale RUSSIA – spazio espositivo e culturale governativo con sede a Mosca – ha lanciato a Zaraysk, storica città nella regione della capitale, la prima Triennale Internazionale di Etnografia (TIE). Un progetto a lunghissimo termine curato da Elena Yushina e dall’antropologa e regista Mehret Mandefro, che culminerà nel 2030 con una grande esposizione a Mosca, ma le cui attività di ricerca sul campo hanno già preso il via quest’estate.
La scelta di Zaraysk come punto di partenza non è casuale. Questa terra racchiude stratificazioni storiche uniche: dal famoso bisonte scolpito in avorio oltre 22mila anni fa — tra le sculture più antiche dell’umanità — all’eredità letteraria di Fëdor Dostoevskij, che qui trascorreva le sue estati giovanili. Tra il 2027 e il 2030 sarà realizzato il programma Verso la TIE, che includerà l’approvazione dei temi, la nomina del Consiglio di esperti e dei partecipanti, le iniziative educative, di ricerca ed editoriali. Intanto, per capire meglio il progetto, abbiamo intervistato Elena Yushina, Capo del dipartimento esposizioni del Centro Nazionale RUSSIA e co-curatrice della TIE.

Triennale Internazionale di Etnografia in Russia. Intervista alla curatrice Elena Yushina
Che cos’è la Triennale Internazionale di Etnografia e qual è la sua idea principale?
La Triennale Internazionale di Etnografia (TIE) è un progetto internazionale di lungo periodo che riunisce arte contemporanea, etnografia, antropologia e pratiche di ricerca. Il suo obiettivo è proporre una nuova lettura della diversità culturale, delle tradizioni e delle forme di vita contemporanee attraverso la collaborazione tra artisti, ricercatori e comunità locali. Il progetto si svilupperà progressivamente fino all’apertura della prima Triennale nel 2030, attraverso spedizioni sul campo, residenze, programmi di ricerca e partnership internazionali.

Da quali opportunità e necessità nasce la Triennale? Dove si svolgerà e con quali obiettivi?
Nasce dall’esigenza di ripensare l’etnografia come uno strumento vivo per interpretare il presente. Il principale spazio del progetto sarà il nuovo edificio del Centro Nazionale “Russia” a Mosca, ma la sua geografia sarà molto più ampia: coinvolgerà diverse regioni della Russia e istituzioni partner internazionali. Il nostro obiettivo è creare uno spazio di incontro tra culture, linguaggi artistici e forme di conoscenza differenti.
Qual è la natura, la missione e il ruolo istituzionale del Centro Nazionale RUSSIA, promotore del progetto?
Il Centro Nazionale “Russia” è uno spazio in cui, attraverso la cultura, l’educazione e il dialogo pubblico, si costruisce una visione contemporanea del Paese. La sua missione non consiste soltanto nella conservazione del patrimonio culturale, ma anche nella creazione delle condizioni per la nascita di nuovi progetti, idee e collaborazioni. La Triennale è uno di questi progetti e intende aprire nuove possibilità per un ampio dialogo culturale internazionale.
Cosa vedremo alla Triennale Internazionale di Etnografia in Russia
In che modo il metodo etnografico sul campo si tradurrà concretamente nelle pratiche artistiche da qui al 2030?
Non intendiamo trasformare letteralmente l’artista in un etnografo. Ci interessa piuttosto il principio stesso del lavoro sul campo: la presenza nei luoghi, l’osservazione attenta, il dialogo e la ricerca condivisa. Fino al 2030 la TIE si svilupperà attraverso spedizioni, residenze, progetti di ricerca e momenti di confronto che, progressivamente, daranno forma ai contenuti della mostra finale.

Come si articola il legame tra ricerca etnografica, turismo e arte contemporanea, specialmente partendo da centri storici come Zaraysk?
Ci interessa il viaggio non come semplice pratica turistica, ma come vera forma di conoscenza del luogo. Zaraysk è un esempio particolarmente significativo, perché diversi strati storici convivono qui quasi simultaneamente, dal Paleolitico fino al presente. L’arte contemporanea permette non solo di raccontare questo patrimonio, ma anche di rimetterlo in discussione e di inserirlo in un nuovo contesto culturale.
L’etnografia ha storicamente radici legate a prospettive di osservazione “dall’alto”. In che modo la TIE intende applicare un approccio decoloniale e garantire che le comunità abbiano una voce diretta?
Per noi è fondamentale superare un approccio in cui una cultura osserva e l’altra diventa un mero oggetto di studio. La TIE si fonda sulla collaborazione e sulla co-creazione tra artisti, ricercatori, portatori di saperi locali e istituzioni culturali. Vogliamo creare le condizioni per un dialogo paritario, in cui prospettive diverse possano diventare parte di un processo condiviso.
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Artisti, media e collaborazioni della prima Triennale Internazionale di Etnografia
Con che criteri verranno selezionati gli artisti? Ci sarà una presenza di nomi internazionali e come dialogheranno con le scene locali?
Il programma artistico è ancora in fase di definizione e sarebbe prematuro fare nomi. Per noi conta meno lo status dell’artista e più la sua capacità di lavorare con il contesto, la ricerca e le persone. Gli artisti internazionali prenderanno certamente parte alla TIE, ma è essenziale che il loro lavoro si sviluppi attraverso un dialogo con le comunità locali e le scene artistiche del territorio, piuttosto che attraverso l’importazione di modelli già consolidati.

Oltre alle arti visive, che spazio avranno performance, cinema, architettura e antropologia pura?
La TIE è stata concepita fin dall’inizio come un progetto profondamente interdisciplinare. Cinema, performance, architettura, musica, antropologia e altre pratiche di ricerca non rappresentano un semplice complemento alla mostra, ma costituiscono modalità autonome per riflettere sull’essere umano, sulla cultura e sull’ambiente.
Avete accennato a collaborazioni esterne e nodi internazionali. Che tipo di rapporti intendete strutturare con le istituzioni culturali e i musei all’estero, ad esempio in Italia?
Siamo in dialogo con diverse istituzioni internazionali, ma è ancora troppo presto per parlare di partner o sedi specifiche prima della conclusione delle trattative. Per noi è fondamentale che la cooperazione internazionale non si limiti a singoli eventi formali, ma diventi parte di uno scambio professionale di lungo periodo e di un lavoro di ricerca sinceramente condiviso.
Claudia Giraud
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