Il Museo del Tessuto di Prato mette online i video delle sue mostre migliori. Intervista al direttore
Filippo Guarini, direttore del Museo del Tessuto di Prato, ci racconta del nuovo progetto “Videomostre”, che trasforma alcune delle esposizioni più significative degli ultimi anni in video fruibili online
In occasione del lancio del progetto Videomostre il Museo del Tessuto di Prato amplia la propria attività espositiva verso il digitale, trasformando alcune delle sue mostre più significative degli ultimi anni in video fruibili online. Un progetto che nasce dalla volontà di prolungare la vita delle esposizioni e raggiungere pubblici più ampi. Ne abbiamo parlato con il direttore del museo, Filippo Guarini.
L’intervista a Filippo Guarini, direttore del Museo del Tessuto di Prato
Come nasce il progetto delle Videomostre?
Come Museo del Tessuto da diversi anni investiamo molto sulle attività espositive temporanee, che per un museo specializzato come il nostro sono fondamentali per rinnovare l’attenzione del pubblico, sia locale sia turistico. Le mostre che realizziamo, non solo legate al tessuto antico ma anche alla moda contemporanea e del Novecento, richiedono energie e risorse importanti. Negli ultimi anni abbiamo però osservato una cosa: una volta concluse, queste mostre lasciano sì il catalogo, ma questo non riesce a restituire la dimensione emozionale dell’esperienza espositiva. Il catalogo documenta e conserva il lavoro scientifico, ma non restituisce l’atmosfera, lo spazio, il percorso della mostra. Da qui nasce l’idea delle Videomostre: video che non siano strumenti promozionali, ma veri e propri racconti delle esposizioni.

Che tipo di linguaggio avete scelto per questi video?
Abbiamo lavorato su un formato che potesse essere accessibile ma anche fedele alla complessità delle mostre. I video non sono semplici walkthrough, ma racconti costruiti attraverso le voci dei curatori, affiancate da immagini degli oggetti e degli allestimenti. L’obiettivo è documentare non solo i contenuti, ma anche il processo: come nasce una mostra, quali scelte curatoriali la costruiscono, quale relazione si crea tra oggetti e spazio. Sono piccoli documentari, naturalmente lontani dalle produzioni delle grandi piattaforme, ma coerenti con le nostre possibilità e con la nostra identità istituzionale. Li abbiamo testati anche con il pubblico e il riscontro è stato molto positivo.
Videomostre: come funziona il progetto del Museo del Tessuto di Prato
Come funzionerà la fruizione delle Videomostre?
I video saranno disponibili nello shop online del Museo del Tessuto, come veri e propri prodotti digitali. Ogni mostra avrà una scheda dedicata con informazioni, durata e contenuti, oltre a un trailer gratuito di presentazione. L’acquisto avverrà in modalità di noleggio: per una fase iniziale il costo sarà di 3 euro per due mesi di visione. Dopo la registrazione, l’utente avrà una propria area personale dove potrà accedere ai contenuti acquistati. Alla scadenza del periodo, i video non saranno più disponibili. Il sistema è semplice e pensato per essere il più possibile accessibile, con pagamento tramite carta di credito come qualsiasi altro acquisto online.

Quali mostre avete scelto per il debutto?
Per questa prima fase abbiamo selezionato tre mostre realizzate tra il 2022 e il 2024, che hanno avuto un ottimo riscontro di pubblico: Mr & Mrs Clark. Ossie Clark and Celia Birtwell; Kimono. Riflessi d’arte tra Giappone e Occidente; Walter Albini. Il talento, lo stilista. Sono progetti che rappresentano bene la varietà del nostro lavoro recente. In futuro l’idea è quella di ampliare progressivamente il catalogo.
Il digitale e l’artigianalità per il Museo del Tessuto di Prato
Che ruolo ha il digitale nella strategia del museo oggi?
Il digitale è sempre più centrale. Da un lato ci consente di documentare e diffondere il nostro lavoro, dall’altro ci permette di ampliare il pubblico e costruire nuove forme di relazione. Negli ultimi anni abbiamo visto crescere anche lo shop del museo, nato inizialmente come progetto europeo dedicato all’artigianato e al design sostenibile. Oggi è diventato anche una piattaforma che ospita servizi e attività formative. Alcuni corsi, ad esempio, hanno avuto una risposta tale da esaurirsi in pochi giorni e dover essere ripetuti più volte. Questo dimostra che esiste un interesse reale per contenuti di approfondimento legati alla moda e al fare artigianale.

Che rapporto c’è oggi tra giovani, artigianato e manualità?
L’interesse esiste, ma va letto in modo ampio. Da un lato c’è il tema del prezzo, perché i prodotti artigianali hanno inevitabilmente costi più alti rispetto alla produzione industriale. Dall’altro però si nota un ritorno di attenzione verso il “fatto a mano”, anche come risposta alla saturazione digitale. Sempre più persone, anche giovani, cercano esperienze pratiche: corsi di cucito, personalizzazione dei capi, attività legate alla sostenibilità e al riuso. È un segnale interessante, che convive con la centralità del digitale ma ne riequilibra in parte gli effetti.
Qual è la prospettiva futura del progetto?
Per ora lo consideriamo un progetto sperimentale. L’obiettivo principale non è commerciale, ma culturale: estendere la vita delle mostre, arricchire l’archivio del museo e raggiungere pubblici che altrimenti non avremmo modo di intercettare. In questo senso le Videomostre rappresentano un’estensione naturale del lavoro del museo: non sostituiscono la visita fisica, ma la affiancano, costruendo una memoria accessibile e condivisa.
Margherita Bordino
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