Da negozio di coltelleria a fondazione con oggetti museali: la storia di Aldo e Edda Lorenzi a Milano

Quando nel 2014 Aldo Lorenzi e il fratello Franco decisero di chiudere la storica bottega di Via Montenapoleone, attiva dal 1929, molti pensarono che si trattasse della fine di un’epoca. Ma, invece, era solo l’inizio di una nuova fase.

Aldo Lorenzi con la moglie Edda Chiodini sono i custodi di una collezione che è un vincolo di amore verso le opere degli artigiani più abili e raffinati. La loro vicenda personale e professionale coincide con quella della Coltelleria G.Lorenzi, e oggi trova una nuova forma e un nuovo scopo nella Fondazione Aldo e Edda Lorenzi, la cui sede espositiva dal 2020 si trova in Via Correggio 19, a Milano, ed è visitabile su appuntamento. 

La storia della Fondazione Aldo e Edda Lorenzi a Milano

Quando nel 2014 Aldo Lorenzi e il fratello Franco decisero di chiudere la storica bottega di via Montenapoleone molti pensarono che si trattasse della fine di un’epoca. Quel negozio a sei vetrine, diventato negli anni una sorta di museo informale dell’oggetto tagliente, aveva accolto clienti da tutto il mondo arrivando ad avere oltre 18mila articoli selezionati con un rigore quasi maniacale. In realtà, la chiusura segnò un nuovo inizio. Accanto ad Aldo c’è sempre stata la moglie Edda Chiodini. E se lui incarnava l’esperienza diretta del banco e del rapporto con clienti e artigiani, lei rappresentava il lato erudito e culturale della coltelleria: lo studio delle forme, delle funzioni, delle genealogie produttive. Insieme hanno costruito una visione condivisa dell’oggetto: non merce da consumare, bensì manufatto da comprendere, usare e tramandare.

Coltelleria G. Lorenzi: da piccola bottega a punto di riferimento internazionale

La storia della Coltelleria G. Lorenzi affonda le radici nel lavoro umile di Giovanni Lorenzi, padre di Aldo, arrotino professionista che nel 1929 aprì una piccolissima bottega in Via Montenapoleone. Da lì, grazie a una dedizione instancabile, l’attività si è evoluta fino a diventare un punto di riferimento internazionale. Aldo ed Edda hanno portato avanti questa eredità per oltre sessant’anni, senza mai rinnegare l’origine del loro lavoro, anzi facendone il fondamento di ogni scelta.

 La storia della Fondazione Aldo e Edda Lorenzi a Milano

 La storia della Fondazione Aldo e Edda Lorenzi a Milano


Una collezione di valore storico e culturale autonomo

Negli anni, quasi senza accorgersene, hanno iniziato a conservare oggetti che rischiavano di andare dispersi: pezzi visti passare in mercatini o direttamente nei laboratori degli artigiani, strumenti antichi e moderni, esemplari non sempre preziosi ma significativi. È piuttosto una raccolta affettiva, cresciuta come cresce una biblioteca personale. Solo più tardi è diventato chiaro che quell’insieme di oggetti stava assumendo un valore storico e culturale autonomo e di rilevante interesse. E da questa consapevolezza che nasce la Fondazione Aldo ed Edda Lorenzi: qui sono esposti circa duemila pezzi, databili dall’epoca romana ai giorni nostri, accompagnati da una biblioteca specialistica con oltre settecento volumi e centinaia di riviste. L’allestimento ricostruisce volutamente con arredi originali l’atmosfera della bottega, tra vetrinette, banchi, bacheche in rovere, persino la sua caratteristica porticina d’entrata e una delle vetrine esterne di Via Montenapoleone.

Lo statuto della Fondazione che guarda al futuro

La Fondazione, oggi curata da Giorgio Garlati, non nasce però come celebrazione nostalgica di un passato glorioso. Lo statuto parla chiaro: l’obiettivo è la promozione della cultura e dell’arte, con particolare attenzione agli utensili taglienti. Un’espressione che, nelle parole di Aldo ed Edda, include pienamente il lavoro degli artigiani, considerati a tutti gli effetti artisti della materia. È a loro che guarda anche il volume Lame lucenti (autore Edda Chiodini, edito da Silvana Editoriale), pubblicato nel 2025: un libro che seleziona duecento oggetti della collezione e che si impone come strumento di riferimento per lo studio del settore. Il tema della trasmissione è centrale. In un momento storico in cui i negozi specializzati scompaiono e l’artigianato fatica ad attrarre le nuove generazioni, la Fondazione si propone come luogo di divulgazione e formazione. Non per rimpiangere un mondo perduto, ma per dimostrare che esiste ancora spazio per un rapporto consapevole con gli oggetti e con chi li realizza. Come ripete spesso Aldo Lorenzi, i giovani non sono disinteressati: mancano piuttosto i luoghi e le occasioni in cui una passione possa essere trasmessa.

Caterina Angelucci

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Caterina Angelucci

Caterina Angelucci

Caterina Angelucci (Urbino, 1995) è laureata in Lettere Moderne con specializzazione magistrale in Archeologia e Storia dell’arte presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Oltre a svolgere attività di curatela indipendente in Italia e all'estero, dal 2018 lavora come…

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