Dai tappeti all’architettura. Intervista a Studio Ossidiana

All’ultima Milano Design Week hanno presentato il progetto “Petrified Carpets”. Prima del suo rientro a Rotterdam, Alessandra Covini, fondatrice, con Tomas Dirrix, di Studio Ossidiana, ci ha anticipato i prossimi obiettivi del duo.

Studio Ossidiana, Petrified Carpets. Photo di EH (Kyoungtae Kim)
Studio Ossidiana, Petrified Carpets. Photo di EH (Kyoungtae Kim)

Quando nasce Studio Ossidiana e in quale contesto?
Studio Ossidiana è stato fondato da me e Tomas Dirrix – entrambi architetti, classe 1988, rispettivamente di nazionalità italiana e olandese – nel 2015 a Rotterdam, dopo la laurea in Architettura alla Technical University di Delft. Abbiamo iniziato a sviluppare la nostra visione rimanendo indipendenti, esplorando narrative e tematiche architettoniche attraverso esperimenti con i materiali. Il nome è ispirato alla pietra omonima: l’ossidiana rappresenta per noi sia una metamorfosi del materiale sia un artefatto primordiale. Infatti è il risultato della solidificazione di un materiale fluido – la lava –, trasformato poi nei primi artefatti culturali dell’umanità.

È interessante pensare a questo studio come luogo d’incontro tra la cultura italiana e quella olandese. Quale influenza ha avuto questo aspetto sul vostro metodo di lavoro?
Da un lato per noi è importante partire da una componente narrativa che associamo alla cultura architettonica olandese di “storytelling”, “concept”, “statement”; dall’altro lato, i nostri progetti sono permeati dall’attenzione alla storia e alla tradizione di retaggio italiano. Un altro elemento rilevante nel nostro modo di lavorare è la sensibilità verso la materia, l’attenzione per i colori e lo spazio nelle sue dimensioni visive e tattili. Questa componente fenomenologica si relaziona a esperienze che abbiamo avuto in altri Paesi. Io ho studiato in Portogallo e lavorato in Spagna per Rcr Architectes [lo studio vincitore del Pritzker Architecture Prize 2017, N.d.R.]; Tomas si è formato in Svizzera, all’Accademia di Architettura di Mendrisio e ha lavorato in India. Nel nostro metodo confluiscono influenze culturali diverse.

Studio Ossidiana, Petrified Carpets. Photo di EH (Kyoungtae Kim)
Studio Ossidiana, Petrified Carpets. Photo di EH (Kyoungtae Kim)

Per comprendere le opere di Studio Ossidiana è fondamentale conoscere l’iter progettuale e i concetti teorici posti a fondamento. A cosa vi ispirate?
Di solito partiamo da una narrativa, che poi astraiamo in nuove forme materiche. Alcuni fondamenti teorici che ritornano nei progetti sono gli studi sulla cultura tettonica in architettura – quelli di Kenneth Frampton – che si riallacciano alle teorie di Gottfried Semper. Troviamo ispirazione in altre discipline, come arte, design, letteratura, filosofia. Un testo che ci ha suggestionato sono le Lezioni Americane di Italo Calvino, in particolare il capitolo sulla relazione tra la leggerezza e la pesantezza. Guardiamo spesso anche a elementi del paesaggio e di Land Art, con le loro peculiarità primordiali e archetipiche. Un’ulteriore fonte è il giardino storico e i suoi significati allegorici, letterari, filosofici: è proprio nella storia dei giardini che troviamo trasposizioni architettoniche e materiche di narrative.

C’è un progetto realizzato che consideri un paradigma del vostro metodo?
Sicuramente Petrified Carpets, un’installazione di elementi di cemento colorato ispirati a forme del tappeto e giardino persiano. Siamo partiti dallo studio del tappeto persiano, inteso come spazio architettonico che rappresenta in pianta il giardino dell’Eden. Il nostro lavoro è stato reinterpretare questi simboli in oggetti tridimensionali in cemento che danno forma a uno spazio: un nuovo giardino sospeso fra astrazione e materialità. L’operazione si ispira all’architettura islamica in cui muri, pavimenti e finiture non sono altro che traduzioni tridimensionali dei motivi del tappeto. Con questo progetto abbiamo sperimentato varie tecniche di lavorazione, di colorazione e finitura del cemento, conferendo nuova espressione al materiale. In ogni elemento abbiamo ricercato combinazioni di pigmenti, pietre, sabbie e cemento in proporzioni diverse, ispirandoci ai colori e alle sfumature del tappeto e del giardino, in una sorta di pietrificazione degli spazi del tappeto.

Studio Ossidiana, Petrified Carpets, foto di Delfino Sisto Legnani
Studio Ossidiana, Petrified Carpets, foto di Delfino Sisto Legnani

La sperimentazione materica è uno dei punti di forza delle vostre installazioni. Come trattate la materia prima? Quali tecniche utilizzate?
Sia in Petrified Carpets wiq in una collezione di tavoli per un bistrot a Rotterdam, abbiamo lavorato con un cemento molto liquido: è stato gettato in forme scavate nella terra, trasformando il cemento in un calco di terreno. Per la produzione di Petrified Carpets, in particolare, abbiamo collaborato con Hurks Prefabbeton, un’azienda che produce elementi prefabbricati di calcestruzzo. In questo modo, il mondo della produzione industriale si è unito con la sfera artigianale. Alcuni elementi sono stati scolpiti a mano quando la miscela era ancora liquida; per altri abbiamo giocato sulla diversa espressione tra materiale levigato e grezzo.

La vostra recente partecipazione al Salone Internazionale del Mobile è stata molto apprezzata. Vi piacerebbe portare di nuovo le vostre opere in mostra in Italia?
L’esperienza del Salone è stata davvero bellissima. Dobbiamo molto a 5VIE che ha co-prodotto il progetto, a Federica Sala/PS che ha curato l’evento, e all’Ambasciata e Consolato Generale dei Paesi Bassi a Milano che ci ha supportato con un generoso contributo economico, permettendoci di portare il progetto a Milano. Sicuramente ci rivedrete in Italia: ci auguriamo al Salone dell’anno prossimo o alla Biennale di Architettura, a Venezia.

Nell’attesa, ci date qualche anticipazione sui progetti in cantiere?
L’ idea è muoverci in due direzioni. Da un lato creare, a partire da Petrified Carpets, una nuova collezione di pezzi unici, in collaborazione con gallerie internazionali che abbiamo incontrato durante il Salone; dall’altro lato implementare i materiali usati proprio in Petrified Carpets, in spazi urbani sullo stile di Aldo van Eyck o Enzo Mari, Noguchi. Attualmente stiamo lavorando a una pubblicazione su questo progetto, con le graphic designer di Rotterdam Team Thursday. Il libro è concepito come un oggetto tattile e materico. Inoltre stiamo collaborando con istituzioni in Olanda, come la Jan van Eyck a Maastricht. Stiamo sviluppando un progetto – New Domestic Landscape – che indaga lo spazio domestico e i rituali dell’abitare dell’uomo immaginandoli in una nuova prospettiva.

– Bianca Felicori

www.studio-ossidiana.com

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Bianca Felicori
Bianca Felicori è architetto junior e studentessa del corso di Laurea Magistrale in Architettura e Disegno Urbano presso il Politecnico di Milano. Inizia il suo percorso nella redazione di Domus insieme all’ex direttore Nicola Di Battista, correlatore della sua tesi di laurea triennale “L’occhio dell’arte in Domus” dedicata al rapporto tra la disciplina artistica e quella architettonica, con il contributo di Mimmo Paladino. Dopo l’esperienza all’interno della redazione, partecipa attivamente agli eventi dedicati all’architettura in Italia - Salone Internazionale del Mobile e Biennale di Venezia. Nata a Bologna e residente a Milano, è oggi redattrice di Artribune e si occupa di architettura e arti visive.