Illustrare Il Signore degli Anelli. Intervista a John Howe, maestro del fantasy

Artista canadese e illustratore fantasy tra i più importanti al mondo, John Howe deve la sua fama alla trasposizione visiva de “Il Signore degli Anelli”. In occasione della nuova serie della saga su Amazon, ci siamo fatti aprire le porte del suo studio

Si chiama come il noto teologo britannico, ma la sua materia non sono le religioni – a meno che non consideriate J. R. R. Tolkien una sorta di divinità. Sì, perché John Howe, oltre a essere uno dei più importanti illustratori del genere fantasy in circolazione, è anche quello che più di tutti ha interpretato attraverso il disegno l’opera del famoso scrittore inglese – a partire da Il Signore degli Anelli, di cui è stato visual designer sia per la trilogia di Peter Jackson che per la recente serie targata Amazon Prime. Canadese di nascita (classe 1957) e svizzero di adozione, l’artista ha accettato di incontrarci per scambiare qualche parola sulla Terra di Mezzo e non solo.

Un ritratto di John Howe

Un ritratto di John Howe

A TU PER TU CON JOHN HOWE

Sei uno degli illustratori fantasy più noti e riconosciuti al mondo. Come potresti descrivere la tua arte? Qual è il tuo approccio alla creazione di un’opera?
Non sono sicuro di avere un metodo definito. Il mio approccio dipende molto dal materiale su cui devo lavorare. Mi piace avere un po’ di tempo per studiare il lavoro, per poi sedermi, disegnare e vedere cosa appare. Spesso mi viene chiesto come affronto il blocco dell’artista, il vuoto della pagina bianca. Rispondo sempre che un pezzo di carta non è un pezzo di carta: è una finestra su uno spazio infinito tridimensionale che puoi scrutare con le tue matite. Un tempo credevo che avessimo tutte le immagini nella nostra testa, e disegnare fosse semplicemente un modo per tirarle fuori. Ora so che quello che abbiamo in noi è l’esperienza, la tecnica e il desiderio di trovare quelle immagini, ma esse sono là fuori, nel mondo. Devi solo allungare la mano per toccarle.

Cosa vuol dire essere un autore “fantasy” oggi e cosa ti ha spinto a scegliere questa direzione ormai quasi quarant’anni fa?
Sono sempre stato attratto dal fantasy. Inizialmente era un mezzo di evasione da un’esistenza poco eccitante, ma poi mi sono reso conto che il fantasy è parte integrante della psiche umana.
Il mito è semplicemente una religione in cui nessuno crede più; le leggende sono le tracce delle nostre aspirazioni a un ideale; il folklore è saggezza localizzata. James George Frazer, nel suo meraviglioso Il ramo d’oro, pensava di poter seguire il folklore a partire da una fonte eterna che scaturisce dal mito. Dopo di lui innumerevoli studiosi ci hanno permesso di comprendere meglio il mito, la leggenda e, per estensione, il loro cugino moderno fantasy.

Ci sono analogie tra fantasy e mito?
Naturalmente sì. C’è molto fantasy esclusivamente evasivo, ma trovo che sia un po’ noioso. Il fantasy dovrebbe cercare di aiutarci a vedere meglio il mondo, non a scappare da esso. Sono quasi tentato dal dire che c’è anche un aspetto “ecologico” nel fantasy moderno, dettato dalla volontà di stabilire connessioni con il mondo che vanno al di là del dettagliarlo o sezionarlo in aree di interesse da sfruttare. Il fantasy può fornire quelle connessioni con il mondo moderno, così come il mito faceva in passato.

Il Signore degli Anelli di Peter Jackson

Il Signore degli Anelli di Peter Jackson

NEL MONDO DI J. R. R. TOLKIEN

Sei un artista completo e la tua attività non è limitata solo a questa parte della tua produzione. Eppure i lavori che hai realizzato per la trilogia de Il Signore degli Anelli sono certamente la cosa che più ti rende noto al pubblico. Da dove nasce la tua passione per il mondo di Tolkien?
Inviavo regolarmente esempi del mio lavoro alla casa editrice che deteneva i diritti di Tolkien. Altrettanto regolarmente mi ringraziavano, dicendo che non erano interessati (e avevano ragione, perché era un lavoro da entusiasta, ma non molto buono). Poi, nel 1986, ho ricevuto la mia prima commissione per il Tolkien Calendar. Da lì una cosa ha tirato l’altra, fino a oggi. Una delle mie prime illustrazioni su Tolkien pubblicate è stata realizzata durante il mio ultimo anno di scuola d’arte.

Che ruolo ha avuto la parentesi “tolkeniana” nel tuo percorso?
Immensamente rilevante. Eppure ancora più importanti sono stati i soggetti che influenzarono lo stesso Tolkien; il Signore degli Anelli è un suggestivo panorama della cultura europea nel corso dei millenni. Il primo libro che ho letto che descrive nel dettaglio le influenze di Tolkien è stato The Road to Middle-earth di Tom Shippey. Da allora ho accumulato un intero scaffale di libri su Tolkien, ognuno dei quali fornisce una nuova visione della sua vita e del suo lavoro.
Tolkien scrive per immagini, non per parole. I suoi testi sono incredibilmente evocativi e le immagini ti vengono in mente spontaneamente quando leggi le sue storie. È tutto molto stimolante. È interessante notare che Tolkien fece un tour a piedi per la Svizzera nel 1911, quando aveva diciannove anni, attraversando le Alpi da Interlaken al Vallese. Puoi vedere le Alpi nella Montagna Solitaria ne Lo Hobbit.

Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere. Una immagine della serie di Amazon Prime

Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere. Una immagine della serie di Amazon Prime

LA NUOVA SERIE SUL SIGNORE DEGLI ANELLI

È di queste settimane l’uscita della prima serie de Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere, la serie tv Amazon basata sul romanzo di Tolkien. Ovviamente sei tra i concept designer del progetto. Come hai accolto la proposta?
Ero molto entusiasta di tornare nella Terra di Mezzo. La Seconda Era è un periodo su cui Tolkien ha scritto relativamente poco, sebbene conosciamo alcuni dettagli e naturalmente la successione generale degli eventi. È un mondo diverso, qualcosa che è diventato chiaro solo quando abbiamo realizzato la mappa di Númenor all’inizio della serie.

La serie è ambientata nella Seconda Era della Terra di Mezzo, appunto, centinaia di anni prima degli eventi raccontati ne Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Immagino sia stata una sfida molto stimolante.
Sì, anche perché abbiamo potuto vedere l’oceano, essendo stata girata in Nuova Zelanda. La Seconda Era è forse un mondo più fresco, più “primaverile”, rispetto alla Terza Era. Simile ma molto diverso.

Una illustrazione di John Howe

Una illustrazione di John Howe

TECNICA E FANTASIA SECONDO JOHN HOWE

Le tecniche impiegate per ognuna delle tue tavole sono varie. Usi liberamente sia strumenti classici che digitali? E, più in generale, quanto l’illustrazione fantasy ha beneficiato delle nuove tecnologie?
Uso entrambe le modalità, anche se confesso di avere una preferenza per le tecniche tradizionali. Per me è importante l’esistenza di opere d’arte fisiche. Sono convinto che l’incontro tra spettatore e opera d’arte (pittura, scultura, ecc.) possa essere un momento cruciale ed essenziale, che ci definisce come esseri umani.
Per vedere un’opera d’arte devi effettivamente metterti di fronte a essa. Immagina se Leonardo avesse lavorato digitalmente e ora potessimo vedere la Gioconda letteralmente in qualsiasi parte del mondo: la sua fruizione sarebbe altrettanto significativa e commovente? Non ne sono sicuro. Le nuove tecnologie ci aiutano a prepararci a questi incontri con l’opera reale, ma non la sostituiscono. Anche un museo vuoto è pieno di persone, ovvero tutti gli individui le cui mani e le cui menti hanno plasmato e creato gli oggetti in esso riposti.

Negli ultimi anni il mondo dell’illustrazione e del fumetto ha vissuto un’importante impennata, occupando sempre più spazio sugli scaffali delle librerie. È così anche per il genere fantasy?
Sembra proprio di sì! Gli effetti visivi sempre più sofisticati sono uno degli ingredienti della nuova fioritura del genere fantasy.

Una illustrazione di John Howe

Una illustrazione di John Howe

IL RAPPORTO DI HOWE CON IL PUBBLICO E I SOCIAL

Hai sempre avuto un rapporto molto forte con il tuo pubblico (basta pensare che una sezione del tuo sito ospita un forum nel quale ognuno è libero di chiederti consigli). Come vivi questo aspetto oggi, in un’epoca in cui il contatto è ancora più diretto attraverso i social media?
Mi sento molto privilegiato ad avere un pubblico che abbraccia diverse generazioni: ogni mostra è visitata da persone non solo della mia età, ma anche dai loro figli e nipoti (e naturalmente questo non mi fa sentire più giovane…). Mi piace molto l’interazione con il pubblico e con i miei fan. Lavorando principalmente nell’editoria e nel cinema, sono immune dal terribile bisogno che è facile sviluppare per ricevere approvazione istantanea per il proprio lavoro, ad esempio guardando il numero di “like” sui social media.

A proposito di ciò, quanto è indispensabile Internet per la divulgazione delle tue illustrazioni e quanto – in termini di tempo e di energie – un giovane illustratore dovrebbe investire nella propria presenza online?
Avere una presenza online oggi è indispensabile, ma è solo una parte del tutto. Fare rete, sia online che di persona, costruire relazioni e incontrare clienti, è terribilmente importante. Dall’altro lato, il numero di “like” che ricevi nei primi dieci minuti dopo aver pubblicato qualcosa non è sicuramente importante. Inoltre, imparare a utilizzare tutti gli strumenti a tua disposizione, sia tradizionali che digitali, è fondamentale. Rimanere agili, fantasiosi e creativi è la base di tutto; gli strumenti possono cambiare, ma il bisogno degli artisti di essere originali non cambia davvero mai.

Alex Urso

https://www.john-howe.com/blog/

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Alex Urso

Alex Urso

Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania).…

Scopri di più