A sud di Milano, nel quartiere in trasformazione di Corvetto, ha preso forma un’esperienza al confine tra agricoltura, riqualificazione e pratiche sostenibili. Ci siamo fatti raccontare i dettagli dal fondatore, Alessandro Di Donna

Esiste un luogo a Milano in cui piante, insetti, animali ed esseri umani coabitano senza gerarchie. Uno luogo verde e orizzontale, che riforma e riqualifica l’identità agricola della città. È il progetto Soulfood Forestfarms, una visione della natura per il ripristino degli ecosistemi urbani (e non solo). Attivato nel Parco Agricolo della Vettabbia, zona di ampio valore paesaggistico a sud della città ma vicina al centro, cerniera tra contesto urbano e campagna, qui scorreva l’unico fiume navigabile fino a Milano, con la presenza dell’imponente Abbazia di Chiaravalle. Oggi svettano nuovi edifici, la Fondazione Prada, l’ICA e la nuovissima sede di Viafarini.
Il progetto si pone come un’autentica transizione verde, oltre a supportare il recupero della vocazione agraria delle abbazie cistercensi. Attraverso l’agro-forestazione rigenerativa vengono di fatto riattivate una serie di pratiche per la cura e la tutela della biodiversità, quale elemento fondante per il giusto funzionamento della terra e per la salute dei terreni, poiché, come afferma l’attivista indiana Vandana Shiva,il suolo è vivente, è la pelle della natura”.
Il concetto di foresta porta in sé anche il significato di “sacro”, “magico”, “divino”. Non ultimo l’avvicinarsi a pratiche di “gentilezza”, l’aiutare a volgere lo sguardo più lontano, verso luoghi dove uomo e natura si incontrano e si completano, dove la sostenibilità è un atto di cura per sé e per gli altri, dove l’energia viene assorbita e trasformata.

Tra campagna e città. Soulfood Forestfarms
Tra campagna e città. Soulfood Forestfarms

COME FUNZIONA SOULFOOD FORESTFARMS

Nel giardino-foresta si utilizzano diverse specie vegetali capaci di creare reciproche interazioni: piante da frutto, da ombra, ortaggi e fiori, messe a diverse altezze per proteggersi e farsi ombra l’un l’altra, e per mantenere il terreno sano e fertile. Una foresta urbana nuova, piantumata dai cittadini, capace domani di generare miglioramenti climatici e ambientali e di produrre cibo.
Questo metodo necessita di poca lavorazione e poco apporto di acqua, limitando così interventi esterni come antiparassitari, concimi e impianti di irrigazione. Soulfood Forestfarms può essere avvicinato alle sempre più diffuse pratiche di foodscaping, in cui si integrano piante commestibili in paesaggi ornamentali, allo scopo di realizzare spazi naturali multifunzionali, sia dal punto di vista estetico che da quello agricolo. Fondamentalmente si tratta di pratiche utili per dare vita a nuovi paesaggi commestibili a disposizione delle comunità urbane. Si accelerano così effetti benefici sull’ambiente e sugli abitanti, come la riduzione della CO2, la produzione agricola locale, l’accorciamento della filiera, il coinvolgimento attivo dei cittadini, i progetti di formazione. La socialità diventa quindi un veicolo autentico per la rigenerazione dei terreni e per la ricucitura tra rurale e urbano.
Il programma Soulfood Forestfarms si muove con un ampio network di realtà pubbliche e private (Comune di Milano; Terzo Paesaggio; CasciNet; Madre project, Panificio Logoni; Università di Milano, Corso di Geografia dell’Ambiente e del Paesaggio; Accademia di Belle Arti di Brera, solo per citarne alcune), per stimolare la creatività e rafforzare il senso di appartenenza al territorio. Alessandro Di Donna, fondatore del progetto, ce ne racconta genesi e prospettive future.

Tra campagna e città. Soulfood Forestfarms. Photo Claudia Zanfi
Tra campagna e città. Soulfood Forestfarms. Photo Claudia Zanfi

INTERVISTA AD ALESSANDRO DI DONNA

Qual è la fonte d’ispirazione del progetto? Un testo, una pratica, un’esperienza vissuta?
Sicuramente è un’esperienza vissuta, quella dell’incontro con Ernst Gotsch (agricoltore e ricercatore di origini svizzere), ideatore dell’agricoltura sintropica: conoscerlo è stata una rivoluzione nella vita di tante persone. Con lui ho seguito un corso in Spagna, poi un’esperienza in Brasile. Tra i partecipanti era presente anche Ursula Arztmann, fondatrice del movimento internazionale Soulfood Forestfarms, che allora faceva la visual designer. Durante il corso Ursula ha creato un taccuino con appunti e disegni. Questo elaborato è di fatto il primo manuale illustrato d’agricoltura sintropica.

Come nasce questo nuovo modo di concepire aree verdi e agricole nella città?      
Il progetto è partito nel 2019, quando, con un piccolo finanziamento, ho deciso di chiamare a Milano questa rete di agricoltori, riuniti nel primo meeting internazionale d’agricoltura sintropica. Milano è l’origine del progetto Europeo, nel senso che in realtà fino ad allora non c’era mai stato alcun coordinamento internazionale. Quando ci siamo riuniti, con persone arrivate da diverse parti d’Europa, si è discusso proprio sui principi fondanti l’agricoltura sintropica in un contesto temperato, cioè nel nostro clima. Da quel momento si è dato vita al progetto Milano Porta Verde (presentato poi al Comune di Milano per il nuovo PGT), che è una tavola dove si rappresenta il Parco Agricolo Sud della Vettabbia in questa visione agro-forestale.

In base a quali criteri avete scelto il luogo?
Dopo avere vinto il bando per la gestione dell’area, il Comune di Milano ci ha fatto scegliere dal mappale quali terreni utilizzare, quindi da una planimetria. Tra l’altro i terreni li ho scelti proprio io, nel senso che la cosa che saltava all’occhio era la vicinanza al quartiere (area periferica con criticità sociali), molto importante per coinvolgere i cittadini, oltre al fatto che ci fosse una strada per l’accessibilità al luogo. Aggiungerei anche la forma dell’area, cioè ci piaceva la distribuzione di un terreno lungo, che segue da un lato la strada e dall’altro il corso della roggia. Un appezzamento di circa dieci ettari, plasmato dal corso dell’acqua.

Tra campagna e città. Soulfood Forestfarms. Photo Claudia Zanfi
Tra campagna e città. Soulfood Forestfarms. Photo Claudia Zanfi

GLI INTENTI DI SOULFOOD FORESTFARMS

La prossimità tra rurale e urbano descrive linee di paesaggio inedite, demarcazioni dinamiche che fluiscono le une nelle altre, creando legami tra il territorio e la natura umana, la memoria e la società. Il progetto si pone come nuovo scenario socio-geografico e ambientale?
Soulfood Forestfarms è nato con l’idea di operare soprattutto in aziende agricole. A Milano possiamo dire che si è fondata la cosiddetta ‘Pioneer Farm’ che fa da apripista, così che molte altre possano in futuro seguire queste pratiche. Il fatto che si trovi vicino alla grande città sicuramente ha dei benefici, sia per l’aspetto didattico, sia per l’accessibilità. Ma anche perché diventa un modello per costruire delle filiere locali di quartiere, con il coinvolgimento diretto della comunità nella raccolta degli ortaggi. La rigenerazione sociale è parte della mission primaria in ambito urbano, nel senso che poi tutto il sistema di questi nuovi modi di produzione e distribuzione deve essere connesso con un nuovo modello di consumo e fruizione.

La collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Brera per il programma Genealogie del Futuro ha introdotto performance e soundscape sui terreni agricoli. Oltre a stimolare la creatività tra i partecipanti e indurre a osservare la natura in modo diverso, è possibile pensare che questi interventi aumentino la produttività delle piante da frutto e degli ortaggi?
Non so dire se gli influssi energetici invisibili portino a una maggiore produttività, ma sicuramente il fatto di creare questa connessione con l’arte ci permette di esprimere quanto il progetto sia interdisciplinare. Deve essere multi-linguaggio per poter sopravvivere, perché di fatto crediamo che la transizione ecologica sia connessa a un’importante transizione culturale. Non sono disgiunte. Se non introduciamo anche questo tipo di attività, SFFF rischia di diventare un esercizio che poi non ramifica, non diventa capillare, non cambia lo status quo.
È quindi molto importante portare lì persone diverse, cioè abitare quello spazio in modo nuovo, attivare musica, performance, installazioni che rendano quei campi ancora più piacevoli. Di fatto lo sono già, però l’agricoltura è fisicamente faticosa, ripetitiva nel gesto. E la ripetizione alla lunga ci annoia. Stimoli diversi ci portano a innescare nuove energie, cure maggiori verso le piante che sicuramente ne sentono gli effetti. Quindi arte e musica creano azioni rigenerative sia per l’uomo e a loro volta ‒ essendo un’energia circolare ‒ per le piante.

Punti di forza e progetti futuri?
Punto di forza direi la vicinanza al centro urbano, al fatto di essere all’interno di un quartiere in grande trasformazione come il Corvetto, oltre a tutta la nuova pianificazione urbana a sud di Porta Romana e della Fondazione Prada. C’è un un’energia positiva nel cuore dei quartieri. Il lavoro che stiamo facendo noi chiaramente contribuisce a prendersi cura di quel territorio, anche per ciò che ha rappresentato nella storia di Milano, un luogo in cui veniva prodotto tutto il cibo che sfamava la città.
Tra i progetti futuri sicuramente una maggiore partecipazione della comunità alla programmazione agricola e culturale: quali ortaggi coltivare, quanti in base alla domanda, usufruire del forno auto-costruito in terracotta, organizzare più eventi collettivi. Poi c’è tutto un tema visionario che è quello dell’abitare. Un’architettura sperimentale, capace di essere anch’essa rigenerativa quindi non avere impatto sul suolo, anche dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico. Pensare a soluzioni come l’architettura bioclimatica, o altri princìpi che erano insiti nelle culture ancestrali.

Claudia Zanfi

https://soulfoodforestfarms.org/

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Claudia Zanfi
Claudia Zanfi, storica dell’arte e promotrice culturale, si interessa di micro-geografie e culture emergenti. Dirige l’associazione culturale aMAZElab, che ha fondato nel 2000, e MAST – Museo d’Arte Sociale e Territoriale. Collabora con istituzioni nazionali e internazionali e con riviste d’arte su progetti dedicati ad arte, società, paesaggi. Ha firmato testi all’interno di pubblicazioni collettive e monografiche. Dirige il programma internazionale Green Island per la valorizzazione dello spazio pubblico e delle nuove ecologie urbane. Promuove inoltre progetti culturali ed editoriali, prestando particolare attenzione a temi di interesse sociale e geopolitico. Tra gli altri: A Ticket to Bagdad; Transcrossing Memories (Nicosia); Re-Thinking Beirut; Atlante Mediterraneo; Arcipelago Balkani e Going Public, progetto su società e territorio. Tiene conferenze a livello internazionale e lezioni alla Middlesex University di Londra.