Rocca di Arignano. Riqualificato l’edificio medievale dopo 700 anni di abbandono

Dove c’era solo abbandono e ruderi oggi ci sono camere, ristorante, piccolo centro convegni. Un albergo unico nel suo genere. E l’edificio, rimasto intanto a com’era nel Trecento, è accessibile grazie alle visite guidate

La Rocca di Arignano
La Rocca di Arignano

“Vendesi castello con tesoro e fantasma”. Questo l’annuncio immobiliare che con una bella trovata di marketing apparve nel 2016. All’epoca i piemontesi Elsa Panini e Luca Veronelli, coppia nella vita e nel lavoro da manager e eredi di robuste famiglie imprenditoriali, stavano già ipotizzando di cambiar vita e di inventarsi qualche spunto per loro e per i loro figli. Il primo sopralluogo alla Rocca di Arignano – una ventina di chilometri da Torino – ha colpito nel segno: il maniero medievale era congelato da settecento anni, immobile, ferito ma non distrutto. Ne grande ne piccolo. In mezzo ad una lussureggiante campagna piena di contenuti ma ad un attimo dalla città. Completamente da recuperare ma con dei fondamentali solidi dal punto di vista strutturale.

Rocca di Arignano, una delle stanze
Rocca di Arignano, una delle stanze

LA STORIA DELLA ROCCA DI ARIGNANO

Luca e Elsa decidono di comprare, di pianificare qui il loro progetto, di investire qualcosa di vicino ai cinque milioni di euro e di recuperare una architettura identitaria per questo pezzetto di Piemonte tra Collina Torinese e Monferrato ma abitata e utilizzata l’ultima volta nel Trecento. La storia della Rocca di Arignano è incredibile e stratificata. Le varie epoche si percepiscono ancora oggi. Con il dongione angolare dell’anno Millle, con la manica realizzata nel Duecento ben leggibile e oggi pienamente recuperata e con il corpo principale (quello “nuovo”) tirato su nel Trecento. Il tutto aveva scopi prettamente difensivi: qui il punto d’osservazione era perfetto visto che l’obbiettivo era presidiare e difendere  la Torino dei Savoia-Acaja dal Monferrato dei Visconti. Poi però le guerre e le scorribande in queste colline terminarono e non c’era più bisogno di un fortilizio così massiccio. Solitamente in quegli anni (a partire dal Quattrocento) questo genere di edifici venivano trasformati in alloggi di campagna per le delizie dei nobili, da fortilizi militari a castelli residenziali. Come mai tutto questo alla Rocca di Arignano non avvenne? Per varie vicissitudini e casualità, spesso legate alle storie delle famiglie proprietarie. Ad esempio i Costa – a lungo signori di Arignano e proprietari dell’edificio, poi estintisi nei Costa della Trinità – decisero di costruirsi un nuovo castello (a tutt’oggi presente nei pressi della rocca) perché i gusti architettonici erano cambiati. Negli archivi dei Costa non è raro trovare menzionata la Rocca di Arignano come “castello vecchio”. Insomma, la rocca non venne più abitata, i proprietari la tenevano come orpello sullo sfondo utile solo a dimostrare potenza ma senza manutenzione e utilizzo, come mai dunque ad un certo punto non è crollata come avviene ad ogni manufatto in rovina? Semplice: la Rocca di Arignano è costruita in maniera tale da essere pressoché indistruttibile. Intendiamoci, quando gli attuali proprietari, autori del grande recupero attuale, la comprarono la rocca era in condizioni disperate, ma a livello strutturale restava solida grazie a muri pieni anche oltre il metro e mezzo di larghezza. Spesso nel medioevo quando bisognava realizzare mura molto spesse si utilizzava la tecnica “a sacco’’: un muro fuori, un muro dentro e nell’intercapedine materiale di risulta. Ad Arignano no: muri pieni in laterizio a creare un edificio particolarmente resistente e massiccio. Ecco svelata la magia che ci permette oggi di percorrere un edificio medievale intatto nonostante i secoli di abbandono.

ROCCA DI ARIGNANO IL RECUPERO

Al netto di qualche necessario ravvedimento su alcuni arredi, il progetto architettonico di recupero è di grande interesse. Lo studio dell’architetto Massimo Raschiatore ha fatto il progetto della vita e le soluzioni individuate (“anche grazie, dobbiamo darne atto” ci dice Luca Veronelliad una bella collaborazione con la Soprintendenza”) valorizzano questo edificio in maniera affascinante e filologica. Dalla scelta delle essenze del legno fino alla cura dei muri perimetrali, volutamente lasciati aggredire dalla vegetazione infestante con l’obbiettivo di restituire quel peculiare sapore di rudere. Tutti questi contenuti, che fanno letteralmente andare in sollucchero gli archeologi medievali, sono a disposizione del pubblico e non solo di chi alloggia nelle sei affascinanti stanze ricavate tra torrioni, ex prigioni e gallerie: i nuovi proprietari della Rocca hanno infatti approntato un sistema di visite guidate che contribuiscono a restituire alla cittadinanza un bene che per secoli erano stato inavvicibiale: “quando vengono gli anziani del paese si mettono a piangere comossi, abituati come sono a vedere questo solo come un rudere. E a breve” continuano Elsa e Luca “realizzeremo nella sala di ingresso una mostra permanente per raccontare com’era la rocca prima del suo recupero”.

ESTERNO E DINTORNI DELLA ROCCA DI ARIGNANO

E dopo aver messo a punto l’interno, con un’inaugurazione purtroppo funestata dai ritmi imposti dalla pandemia, si è pensato anche all’esterno. Il terrapieno adiacente alle mura è stato trasformato dalla paesaggista Cristiana Ruspa in uno scenografico orto di erbe officinali che aiuta uno dei business su cui si basa la sostenibilità di questa impresa: i matrimoni e le cerimonie. “Abbiamo investito tantissimo, ma ci tengo a dire” dice Luca Veronelli “che noi siamo imprenditori e cerchiamo sempre una sostenibilità nei progetti, non facciamo mecenatismo puro”. La filosofia della proprietà poi ha ambizioni che vanno oltre alla Rocca e abbracciano tutta la zona con l’obbiettivo di riqualificare percorsi, contribuire alla rigenerazione del villaggio di Arignano, offrire agli ospiti esperienze particolari. Magari sfruttando il vicino Lago di Arignano (l’unico bacino di questo tipo nelle Colline torinesi), coinvolgendo le aziende agricole e gli artigiani del territorio, proponendo escursioni a cavallo o con bici elettriche. Intanto altre nove stanze sono in preparazione nella adiacente villa Settecentesca, ai piedi della quale Elsa&Luca hanno anche preparato il loro orto che dà la materia prima al ristorante interno della Rocca dove tra spunti gastronomici medievali e ricerca contemporanea su materie prime e fermentati opera il talentuoso Fabio Sgrò.  Parecchi motivi già in essere per venire a dare un’occhiata, altri motivi si aggiungeranno nei prossimi mesi tra letture, presentazioni, concerti nell’orto e piccoli festival su torrioni e terrazze…

Massimiliano Tonelli

Rocca di Arignano
Via Gino Lisa, 16, Arignano (Torino)
https://roccadiarignano.it

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune.