Sara Ciuffetta, l’artista che viaggia con scarpe di marmo

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Artista giovane e molto versatile, Sara Ciuffetta nella sua ricerca parte dal marmo e lo esplora attraverso performance, fotografia e video, confrontandosi con tematiche complesse, intime e universali.

Da anni Sara Ciuffetta (Sora, 1985), tra Berlino, Roma e Torino, si muove nell’ambiente dell’arte contemporanea. La sua ricerca si concretizza attraverso svariati mezzi artistici: dalla pittura alla fotografia, dalla scultura alla performance.
Nel 2015, con una pietra di marmo del fiume Serra, svuotandola e rendendola indossabile, realizza un casco lasciando la parte esterna al naturale, viva di tracce e segni dell’erosione del fiume. In una sorta di metamorfosi, l’artista nelle sue performance indossa il casco di pietra estraniandosi dal mondo, muovendosi spaesata nello spazio, quasi in trance.  Senza vedere né sentire, si isola dal contesto e dal rumore esterno, godendo di un unico momento di intima introspezione andando anche a ristabilire un rapporto fisico con la materia, con il marmo.

IL CASCO DI MARMO DOPO LA PANDEMIA

Dopo diverse azioni performative realizzate con il ‘casco di marmo’ e portate in giro per l’Europa (prima tra tutte Furla Series #01 ‒ TIME AFTER TIME, SPACE AFTER SPACE di Marcello Maloberti presso il Museo del Novecento di Milano), da maggio 2021 il lavoro è in esposizione presso la Biennale Internazionale Donna a Trieste, con il titolo Ostranenie. Il periodo del lockdown che separa i due momenti in cui Ciuffetta propone la performance trasforma ‒ forse inevitabilmente ‒ il modo di percepire l’esperienza di estraniazione e isolamento. Se prima l’azione performativa veniva vissuta dall’artista come un’occasione rara e autentica di riflessione interiore, adesso, invece, il casco di marmo rappresenta quel luogo di isolamento forzato del quale non siamo in grado di liberarci e di conseguenza ci sentiamo ancora disorientati, rallentati o addirittura spaventati.

Sara Ciuffetta, Ostraniene, 2021. Biennale Internazionale Donna, Trieste
Sara Ciuffetta, Ostraniene, 2021. Biennale Internazionale Donna, Trieste

UN PAIO DI SCARPE DI MARMO

Sara Ciuffetta nel 2016 crea un paio di calzari in marmo. Svuota l’interno delle due pietre e, come con il casco, lascia l’esterno inalterato. Da allora l’artista inizia a indossare le scarpe nelle sue performance, per camminare, salire o scendere le scale.
Nel 2019, con Camminando il giorno ‒ Il viaggio, accompagnata dalle riprese di Pietro Grossi e dalla fotografia di Leonardo Morfini, Ciuffetta parte ‒ con scarpe di marmo ai piedi ‒ per un vero e proprio viaggio: dal suo studio, in provincia di Frosinone, fino alla città di Sarzana.

IL VIAGGIO DI SARA CIUFFETTA

Un video documenta il percorso che compie l’artista, la quale ‒ con le sue scarpe di marmo ‒ viaggia in metro, autobus e treno, passando per le varie stazioni, fino a raggiungere la città di Sarzana. Il punto di arrivo non è solo una meta simbolica, ma anche concreta, nella quale ‒ al tempo ‒ risiedeva l’opportunità di una decisiva collaborazione artistica. Nel video, però, questo assume un ruolo secondario, l’attenzione si focalizza sul percorso compiuto dall’artista, nella relazione con i contesti che attraversa, nelle attese e nella fatica che compie per arrivare al ‘traguardo’.  Tutto ciò mettendo in rapporto le pietre di marmo ‒ dalle forme e dall’habitat naturali ‒ con un contesto per certi aspetti opposto, dove regnano l’artificio, la tecnologia, il caos, la massa. Questo viaggio allude simbolicamente alle fatiche, ai rallentamenti, alle situazioni scomode che Ciuffetta ha dovuto vivere e affrontare negli anni, come artista e come donna. Un percorso lungo e difficile, che nonostante le difficoltà l’ha portata ostinatamente ad andare avanti. Una tendenza frequente per Ciuffetta, che si traduce anche nella vita dei suoi lavori, portati avanti per anni con la convinzione che abbiano ancora molto da raccontare. E come darle torto.

Marlene L. Müller

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