Fa tappa ad Amsterdam il viaggio per comprendere come stanno affrontando la crisi i musei del Benelux. Per le piccole strutture museali e fondazioni l’imperativo è sopravvivere e uscire dall’emergenza causata dal Covid-19 con meno ferite possibili. Ma l’Olanda viaggia sul binario della sperimentazione e va oltre i confini dei singoli edifici, sfruttando quanto più possibile gli spazi all’aperto e la tecnologia. Abbiamo intervistato Kim Logchies-Prins, direttrice creativa del Moco Museum di Amsterdam.

Il Moco Museum di Amsterdam è un luogo definito dallo staff un “museo boutique” e vanta una collezione privata con opere di Banksy, Jean-Michel Basquiat, JR, KAWS, Keith Haring, Jeff Koons, Yayoi Kusama, Andy Warhol, offrendo ai visitatori una visione originale, ironica e sovversiva per riflettere sulla contemporaneità. Un museo totalmente indipendente che da un lato propone una mostra digitale per sperimentare l’arte mantenendo le distanze di sicurezza e dall’altro vende un’opera della collezione per autosostenersi. Una contraddizione o una realtà che guarda al futuro facendosi i conti in tasca?

L’INTERVISTA A KIM LOGCHIES-PRINS

In che modo il museo ha affrontato la fase di riapertura?
Durante il periodo in cui il museo è stato chiuso, abbiamo rinnovato l’edificio all’interno. Abbiamo ridipinto le stanze, apportato tutte le modifiche necessarie, come pareti di plastica tra spazi stretti e adesivi per informare i visitatori. Abbiamo richiesto anche alcune altre opere in prestito, come un meraviglioso Rothko originale. Oltre a rinnovare il museo abbiamo creato una nuova esperienza: un museo esterno digitale, creando un’app gratuita: Moco Outside, insieme allo Studio Irma, che attualmente presenta la mostra Reflecting Forward. Abbiamo sentito il bisogno di continuare a mostrare l’arte all’aperto e grazie alla tecnologia la mostra è fruibile sulla Museumplein di Amsterdam. Le persone passeggiano e si immergono nel mondo interattivo che Studio Irma ha creato appositamente per il pubblico. È davvero bello vedere persone che, sotto il sole, sperimentano l’arte e si incontrano a distanza di sicurezza, ovviamente!

Il museo ha ricevuto aiuti finanziari dallo Stato?
Nei Paesi Bassi ogni azienda ha ricevuto finanziamenti per pagare il personale, il che è stato molto utile ma, a parte questo, non abbiamo ricevuto alcun aiuto economico extra. Siamo un museo privato, senza investitori né sponsor e non riceviamo alcun finanziamento. Facciamo solo le cose da soli e sono felice di dirlo, dato che stanno arrivando molti nuovi visitatori e le cose vanno di nuovo bene. Per me è stato come rivivere l’apertura del museo una seconda volta, mi sono commossa come quattro anni fa.

Quali strumenti ha usato il museo per tenersi in contatto con i visitatori e qual è stata la loro reazione?
Abbiamo fatto un tour virtuale e ovviamente i nostri canali social sono rimasti sempre attivi, molte persone ci hanno contattato per collaborare.
I visitatori abituali sono stati molto comprensivi. Abbiamo deciso di tenere aperto il Moco Garden gratuitamente e questo è stato molto apprezzato, così la nostra squadra è sempre rimasta in contatto con il pubblico.

App Moco Outside e Studio Irma, Moco Museum
App Moco Outside e Studio Irma, Moco Museum

Quali piani ha il museo per aumentare il fatturato e recuperare la perdita economica di questi mesi?
Abbiamo esaminato i costi e apportato alcuni tagli. Abbiamo anche dovuto vendere alcuni pezzi della nostra collezione privata per mantenere vivo il museo e ora siamo tutti molto grati di poter continuare la nostra attività.
Per quanto riguarda il marketing, abbiamo apportato alcune modifiche, dove eravamo soliti appoggiarci un po’ di più ai turisti, ora ci concentriamo maggiormente sui visitatori olandesi. Stavamo parlando di un secondo Museo Moco da qualche parte in Europa. L’Italia è una delle nostre destinazioni preferite e dopo agosto continueremo a lavorare su questo obiettivo. È stato un periodo stressante, ma abbiamo fatto del nostro meglio per mantenere tutti al sicuro e garantire i posti di lavoro e ce l’abbiamo fatta.

Quali prospettive avete per il futuro?
Il Museo Moco vuole utilizzare l’arte per cambiare il mondo e durante il lockdown abbiamo avuto numerose conversazioni online con molte persone che la pensano come noi. Lavoriamo sempre a stretto contatto con Movement On The Ground e ora stiamo pianificando alcune piccole ma grandi mostre in collaborazione e per sostenere la fondazione AIDS e le Nazioni Unite per settembre 2020 e l’inizio del 2021.

Federica Mariani

MOCO MUSEUM
Honthorststraat 20 ‒ Amsterdam
www.mocomuseum.com

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La Fondazione Museo De Reede di Anversa

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Federica Mariani
Classe 1982, Federica Mariani ha due lauree magistrali, una in storia delle arti e l’altra in economia delle arti conseguite presso l’Università Ca' Foscari di Venezia e ha collaborato per alcuni progetti con la Biennale di Venezia. Ha frequentato il Master Internazionale in Management dei Beni e delle Attività Culturali alla European School of Management di Parigi, sempre nella capitale francese ha lavorato per il centro d’arte digitale Le Cube e la Galleria Alberta Pane. Dal 2012 al 2019 ha lavorato per la Fondazione Marche Cultura come social media specialist. Si è occupata spesso di Street Art e ha collaborato con PopUp! Festival. Attualmente vive ad Anversa e lavora presso il Museum Hof van Busleyden di Mechelen. È giornalista dal 2006, scrive articoli sul mondo dell’arte contemporanea e realizza interviste a livello internazionale.