Nell’era della pandemia da Covid-19, fondazioni private e piccoli musei stanno affrontando una sfida eccezionale, ripensando il rapporto con i visitatori attraverso la tecnologia ed operando sanguinosi tagli alle spese. Come si stanno attrezzando i musei del Benelux? Quanti e quali fondi ricevono? Che scelte operano? Lo abbiamo chiesto a due musei per ogni paese: Belgio, Olanda e Lussemburgo. Il nostro reportage parte da Anversa.

Con i suoi 527mila abitanti, Anversa è una città ricca tra diamanti e porto, in continua espansione, e pare stia affrontano una seconda ondata di contagi proprio in questi giorni. Mentre la popolazione relativamente giovane non sembra preoccuparsi del virus, i piccoli musei fanno i conti con una crisi mai vista, tentando di sopravvivere nonostante il drastico calo dei visitatori e i continui cambi di programmazione di eventi e mostre.
Iniziamo questo reportage dal Museo De Reede di Anversa, situato nel pieno centro della città, nato tre anni fa e focalizzato sull’arte grafica. Questo gioiellino, che prende il nome dall’edificio pensato da Antwerps Architecten Atelier, espone una nutrita collezione permanente di opere di Francisco Goya, Félicien Rops e Edvard Munch, in costante dialogo con artisti contemporanei e non, grazie alle continue mostre temporanee di carattere monografico o tematico. Un museo come questo, che per vivere ha bisogno dell’introito derivato dai biglietti, sommato a fondi privati e pubblici, come sta affrontando l’emergenza? Lo abbiamo chiesto a Harry Rutten, presidente della Fondazione Museo De Reede.

Museum De Reede, Anversa
Museum De Reede, Anversa

L’INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL MUSEO DE REEDE

Come ha affrontato il museo la fase di riapertura?
Come per ogni organizzazione culturale, si trattava di essere flessibili e adattabili e di fare del nostro meglio per i visitatori e il personale in queste circostanze insolite. Seguendo le condizioni, le regole e gli orientamenti stabiliti dalle autorità governative.

Il museo ha ricevuto aiuti finanziari dallo Stato?
Abbiamo ricevuto tre contributi statali, circa 9mila euro, in linea con le misure di sostegno della Regione delle Fiandre. L’aiuto finanziario si basava su un importo standard per il quale qualsiasi organizzazione interessata dalla chiusura forzata poteva presentare domanda.

Il museo ha utilizzato la tecnologia per rimanere in contatto con i visitatori? Qual strumenti avete messo in campo?
Naturalmente è cruciale per un museo il rapporto con il pubblico, in particolare la presenza fisica di un visitatore all’interno dello spazio per godere delle opere d’arte. Molti musei hanno cercato di sostituire la visita reale al museo, creando tour online virtuali per scoprire le collezioni e le mostre. Tuttavia, non abbiamo ritenuto opportuna questa strategia generalizzata per il nostro museo. Considerando sia gli investimenti necessari per la realizzazione di un ipotetico tour virtuale sia la mancanza di entrate, abbiamo scelto di incuriosire il pubblico svelando solo dei dettagli della nostra collezione permanente e dell’attuale mostra temporanea utilizzando con vari post mirati su Facebook e Instagram.

Avete già pianificato degli interventi per aumentare il fatturato del museo e recuperare la perdita economica di questi mesi?
Il nostro obiettivo principale è quello di presentare al pubblico l’opportunità di visitare un museo eccezionale dedicato all’arte grafica. A questo punto è difficile dire cosa porterà il futuro e in che modo il virus continuerà a influenzare il numero di visitatori. Il nostro obiettivo principale ora è resistere all’attuale tempesta che sta avvenendo in tutto il mondo e alle sue conseguenze economiche. Guardiamo al futuro e ci concentriamo sia sulle mostre future sia sui modi per aumentare la popolarità e la reputazione del nostro museo online e offline.

– Federica Mariani

MUSEUM DE REEDE
Ernest van Dijckkaai 7 – Anversa
www.museum-dereede.be

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Federica Mariani
Classe 1982, Federica Mariani ha due lauree magistrali, una in storia delle arti e l’altra in economia delle arti conseguite presso l’Università Ca' Foscari di Venezia e ha collaborato per alcuni progetti con la Biennale di Venezia. Ha frequentato il Master Internazionale in Management dei Beni e delle Attività Culturali alla European School of Management di Parigi, sempre nella capitale francese ha lavorato per il centro d’arte digitale Le Cube e la Galleria Alberta Pane. Dal 2012 al 2019 ha lavorato per la Fondazione Marche Cultura come social media specialist. Si è occupata spesso di Street Art e ha collaborato con PopUp! Festival. Attualmente vive ad Anversa e lavora presso il Museum Hof van Busleyden di Mechelen. È giornalista dal 2006, scrive articoli sul mondo dell’arte contemporanea e realizza interviste a livello internazionale.