Continuiamo a pubblicare omaggi e ricordi dedicati a Maurizio Calvesi, il critico d’arte romano scomparso la scorsa settimana.

Te ne sei andato anche tu Maurizio [Calvesi, N.d.R.], protagonista della grande stagione della storia dell’arte romana, insieme a Giulio Carlo Argan, Giuliano Briganti e Federico Zeri. Protagonisti indiscussi della scena culturale della città fino alla fine degli Anni Novanta, personalità dai molteplici interessi, impegnati socialmente e a volte politicamente, in grado di spaziare tra argomenti diversi con spirito acuto e notevole capacità di analisi, siete stati fulgidi esempi di rigore intellettuale, anche se attivi su versanti critici diversi e contrapposti.

CALVESI E L’ANACRONISMO

Calvesi era un uomo schivo, poco incline alla mondanità e alle convenzioni sociali: dava il meglio di sé nelle lunghe conversazioni a tu per tu, seduto nella sua sterminata biblioteca nel grande appartamento a via dei Pettinari 84, disegnata da Mario Ceroli, uno degli artisti ai quali Calvesi era stato più vicino, negli Anni Sessanta, insieme a Mario Schifano, Franco Angeli, Fabio Mauri e Pino Pascali.
Nei primi Anni Ottanta si era fatto tentare dall’idea di tenere a battesimo un movimento da contrapporre alla Transavanguardia teorizzata da Achille Bonito Oliva. Si trattava dell’Anacronismo, sostenuto da Plinio De Martiis, e riuniva un gruppo di artisti impegnati in una pittura ricca di citazioni riprese dal manierismo cinquecentesco contaminate da atmosfere metafisiche di stampo dechirichiano: Stefano Di Stasio, Paola Gandolfi, Carlo Maria Mariani, Franco Piruca e Ubaldo Bartolini.
Oltre all’esperienza dell’Anacronismo, durata un decennio, nel campo della critica militante (che aveva praticato in misura minore rispetto all’attività accademica) va ricordato il suo saggio introduttivo alla mostra Fuoco Immagine Acqua Terra, la collettiva aperta nel giugno 1966 alla galleria L’Attico di piazza di Spagna, che riuniva giovani artisti come Pino Pascali, Jannis Kounellis, Umberto Bignardi, Mario Ceroli, Mario Schifano, Piero Gilardi e Michelangelo Pistoletto, curata da Calvesi e Alberto Boatto.

IL RAPPORTO CON LUDOVICO PRATESI

Agli esordi della mia carriera mi sei stato vicino con la discrezione che ti caratterizzava: avevi scritto la prefazione al mio primo libro, I Cortili di Roma, mi avevi invitato a collaborare con la rivista Art & Dossier, della quale eri direttore. Ti lasciavo i miei articoli da un argentiere che aveva la bottega sotto casa tua e ritirava la posta per te, mentre per parlarti al telefono occorreva passare per tua moglie Augusta, che ha diretto per anni la Galleria Nazionale d’Arte Moderna.
Ricordo di aver conosciuto Leo Castelli e Ileana Sonnabend a cena a casa tua, dopo la mostra della collezione Sonnabend alla Gnam nel 1989, e rivedo ancora le conversazioni nel corso delle cene a casa della comune amica Lucia Torossi insieme a Fabio Benzi, Marisa Volpi Orlandini, Lorenza Trucchi e Maria Teresa Benedetti. Cultura, arte e vita negli ultimi cenacoli romani, animati da riflessioni profonde e conversazioni brillanti e a tratti incandescenti, che oggi sembrano appartenere a un tempo lontano e luminoso. L’appartamento della Torossi, affacciato su via Giulia, era una delle case dove si mescolavano arte, giornalismo, politica, cinema e letteratura, come da Domietta Ercolani a Palazzo del Drago o da Giuliano e Ines Musumeci Greco in via della Mercede.

UN CRITICO D’ARTE DISPONIBILE

Ti avevo intervistato nel catalogo della mia prima mostra di arte contemporanea, Arte a Roma 1980-1989. Nuove situazioni ed emergenze alla galleria Rondanini nel luglio 1989: eri stato disponibile e generoso nel fornire notizie e informazioni sugli Anni Ottanta a Roma.
In anni recenti ci siamo persi di vista: l’ultimo ricordo che ho di te è stato alla serata dei Martedì Critici a te dedicata il 6 maggio 2014. Anche in quella occasione eri stato intenso e appassionato, protagonista tuo malgrado di una scena culturale straordinaria e irripetibile.
Ciao Maurizio, che la terra ti sia lieve!

– Ludovico Pratesi

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CuratoreMaurizio Calvesi
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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.