I novant’anni di Pier Luigi Pizzi, intellettuale umanista che ha dedicato una vita al teatro e all’opera lirica, con uno sguardo da esteta colto e raffinato.

Nel mondo del teatro e dell’opera lirica è una delle personalità italiane più note e apprezzate in ambito internazionale. Non c’è palcoscenico grande e piccolo, d’Europa, Asia, America o Sudamerica, dove i suoi spettacoli non abbiano trionfato per lo splendore delle scene, l’eleganza dei costumi e la coerenza storica ed estetica dell’allestimento. Compie novant’anni Pier Luigi Pizzi (Milano, 1930), ma conserva lo spirito e l’entusiasmo del ragazzino che, appena diciassettenne, si affacciava per la prima volta sulle assi di un palcoscenico, quello del Piccolo Teatro di Milano, nutrendosi dei preziosi insegnamenti di Giorgio Strehler ed esordendo nel 1949 come scenografo.

L’ETERNO ENTUSIASMO DI PIERLUIGI PIZZI

Di carattere impaziente e nomade, senza radici ‒ come si definisce lui stesso ‒ Pier Luigi ha vissuto a lungo nelle più belle città del mondo: trent’anni a Roma, poi a Parigi e ora a Venezia. Pizzi ha trascorso la quarantena nella sua casa veneziana, che fu un tempo bottega di Tiziano e che ora è lo specchio della sua raffinata estetica artistica, fra Barocco e Neoclassicismo, circondato dalla bellezza della laguna e da una splendida quadreria del Seicento.
I mesi di quarantena, per quanto terribili e dolorosi, sono stati per me un periodo costruttivo”, ci racconta il maestro. “Un momento di tregua e di riflessione che mi ha permesso non solo di lavorare in maniera proficua, ma di fare ordine nei cassetti, anche in quelli mentali. La quarantena ha dimostrato poi che, per partecipare a una conferenza, fare una lezione o una riunione di lavoro, non è necessario prendere un treno o un aereo; ma che tutto si può comodamente svolgere anche da casa”.
Prima della nostra conversazione, infatti, il maestro ha da poco terminato una masterclass online con l’Accademia di Belle Arti di Bologna, corso di scenografia, nella quale un centinaio di alunni hanno ascoltato i suoi preziosi consigli e sono intervenuti numerosi con le loro domande.
I giovani di oggi, purtroppo, non hanno davanti a sé le tante opportunità della nostra generazione. Consiglio loro di sapere fin da subito ciò che vogliono fare: le grandi scelte si fanno a vent’anni, non a quaranta. Bisogna appassionarsi a uno studio, a un’arte o a un mestiere e spendere la parte migliore di sé per cercare le opportunità giuste, le occasioni adatte per imparare, in modo diretto e costruttivo. Non è sufficiente frequentare una scuola, bisogna entrare nei teatri dalle porte di servizio e dare tutto di sé, non senza sacrifici”.

UN INTELLETTUALE UMANISTA

Regista, scenografo e costumista, Pizzi è una figura di intellettuale umanista, sempre più rare nell’era dell’iper-specializzazione. Sono molte le passioni che lo animano, ma in fondo tutte ruotano intorno alle arti visive. Il mestiere del teatro lo ha sedotto fin da giovanissimo e al teatro ha dedicato una vita intera, a partire dagli anni del frenetico dopoguerra, in un clima di grande entusiasmo culturale. Fondatore negli Anni Cinquanta insieme con Giorgio de Lullo, Romolo Valli e Rossella Falk della leggendaria Compagnia dei giovani, ha lavorato a lungo nella prosa con tantissimi registi, tra i quali Gianfranco De Bosio, Luigi Squarzina, Luca Ronconi e Mario Ferrero. Alla prosa è tornato di recente, firmando la regia di Un tram chiamato desiderio di Tennessee Williams, in tournée con successo nel 2019.
Nella lirica ha esordito nel 1952, con il suo primo Don Giovanni di Mozart, a Genova, e ha firmato negli anni messe in scene storiche per la Scala, la Fenice, Il Maggio Musicale Fiorentino e quasi tutti i più importanti teatri d’opera d’Europa; fondamentale il contributo di alcuni suoi spettacoli ‒ come Rinaldo e Ariodante di Haendel, Armide di Gluck, Les Indes Galantes di Rameau oppure Orfeo di Bertoni ‒ per il rilancio dell’opera barocca negli Anni Ottanta e Novanta, in contemporanea all’avvento dell’interpretazione filologica delle partiture musicali. Da ricordare anche la sua assidua presenza al Festival Rossini di Pesaro, al quale ha regalato alcuni indimenticabili allestimenti lirici, come l’Otello e Tancredi o la divertente Pietra del Paragone. Una curiosità infine: molti non sanno che Pierluigi Pizzi ha lavorato anche nella televisione e nel cinema,  tra il 1954 e il 1976, facendo persino l’attore in Caccia alla volpe di De Sica.
Sessant’anni di carriera e tantissimi spettacoli sono difficili da enumerare. Un ricordo su tutti? “Non ho uno spettacolo del cuore, farei torto ad altri centinaia, tutti meritevoli di rispetto, se non altro per l’impegno con il quale li ho affrontati. Non sono un passatista, amo guardare sempre avanti. Tra i ricordi felici (molti) o dolorosi (rari), c’è senza dubbio la Laurea Honoris Causa che ho ricevuto nel 2008 dalla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Macerata; il momento della lectio magistralis fu molto emozionante per me”. A Macerata Pizzi è stato anche direttore artistico dello Sferisterio, dal 2006 al 2011. Tra i tanti prestigiosi riconoscimenti a un’eccellente carriera, gli è stata conferita anche la medaglia di Grande Ufficiale al merito della Repubblica Italiana.
Teatri e festival d’opera italiani continuano oggi a programmare i suoi spettacoli. Tra gli appuntamenti post COVID-19, l’apertura del Festival di Spoleto, in piazza del Duomo il 20 agosto, con il suo Orfeo di Monteverdi; al Maggio di Firenze, in settembre, la ripresa di Rinaldo di Haendel, mentre a Pesaro in autunno il Barbiere di Siviglia, per l’anniversario della morte di Rossini.
È difficile fare una previsione sul futuro delle arti sceniche dal vivo dopo la pandemia”, ammette il maestro. “Certo è che se si stabiliscono decreti-legge con limitazioni eccessive sul numero di presenti in sala, il mondo del teatro non sopravviverà alla crisi economica già in atto. Il teatro vive dell’imprescindibile rapporto fra pubblico e scena. Su streaming è tutt’altro, un evento televisivo che la gente difficilmente segue, stando a casa. Speriamo che, pur rispettando le norme di prudenza, le sale possano tornare alla normalità e riaprire sul serio. Per quanto riguarda l’interazione tra attori o cantanti ‒ se si tratta di persone sane ‒ non può che tornare tutto come prima, con baci, abbracci e contatti fisici fondamentali nella finzione scenica. Spetta ai nostri governanti, che ahimè spesso non conoscono bene questo mondo, trovare la formula giusta per la ripresa. Speriamo che questa quarantena non ci condizioni per tutta la vita!”

Pier Luigi Pizzi
Pier Luigi Pizzi

IL GUSTO DI UN’ESTETA AL SERVIZIO DELL’ARTE

Instancabile lavoratore, raffinato esteta e uomo sempre elegantissimo (con gli immancabili calzini rossi, scaramantici prima del debutto di uno spettacolo), Pier Luigi Pizzi da anni si dedica anche all’allestimento di mostre e alla consulenza per la decorazione filologica di interni storici: è il caso degli arredi e stoffe del Teatro La Fenice di Venezia, dopo l’incendio; e, più recentemente, della ristrutturazione di Palazzo Mocenigo, oggi sede del Museo del profumo. Tra le mostre, ricordiamo il bellissimo omaggio a Verdi, a Palazzo Reale di Milano nel 2001, e la più recente mostra sulla morte di Luigi XIV, nella Reggia di Versailles. Pierluigi possiede inoltre una collezione di quadri del Seicento che, per originalità e coerenza, è un’opera d’arte in sé stessa.
Non sono nato collezionista” ‒ spiega il maestro ‒ “lo sono diventato attraverso lo studio della pittura del Seicento, mentre preparavo una mostra al Gran Palais per il Louvre. Fu allora che un amico gallerista mi fece comprare un dipinto barocco, il primo pezzo della mia collezione. Quando ero più giovane possedevo pezzi di Morandi, Sironi, opere del Novecento che via via vendetti (tranne un Casorati che mi è molto caro) per arricchire la mia quadreria del Seicento. E ogni volta è un inaspettato coup de coeur. Il gusto sopraffino dal maestro si rispecchia anche nell’accostamento cromatico dei tanti vetri veneziani che decorano la sua casa e nei busti neoclassici che popolano il suo studio.

BUON COMPLEANNO A PIZZI IN DIRETTA FACEBOOK DALLA FENICE

L’instancabile energia e l’etica del lavoro sono senza dubbio i segreti del successo di Pier Luigi Pizzi. Lunedì 15 giugno, i festeggiamenti pubblici per il grande maestro, con un incontro alle 11 in diretta Facebook dal palcoscenico dalla Fenice di Venezia con il soprintendente Fortunato Ortombina e un omaggio video che probabilmente diventerà anche un documentario sulla sua lunga carriera (trasmesso poi anche su Instagram e YouTube del teatro). E poi di nuovo al lavoro. Tra i prossimi impegni, l’allestimento di una nuova esposizione alla Reggia di Versailles dedicata a Hyacinthe Rigault, il ritrattista di Luigi XIV e di Luigi XV; una al Museo Teatrale alla Scala, sull’opera vista attraverso la letteratura; e infine due progetti con la Soprintendenza alle Belle arti di Venezia: alcuni interventi decorativi a Palazzo Ducale e la ristrutturazione di Palazzo Fortuny, che diventerà una casa-museo.

Federica Lonati

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.