Le residenze di BoCs Art a Cosenza. Intervista al duo Premiata Ditta

Curato da Giacinto Di Pietrantonio, il programma di residenze di BoCs Art Cosenza rinnova il dialogo con il territorio. Abbiamo intervistato il duo Premiata Ditta, fra i partecipanti dell’edizione 2019.

BoCs Art Cosenza, 2019. Photo Giovanni Viceconte
BoCs Art Cosenza, 2019. Photo Giovanni Viceconte

Continua il progetto BoCs Art Cosenza con artisti di generazioni e provenienze diverse, che dal 2015 hanno realizzato opere e progetti per la residenza della città bruzia, oggi custoditi presso il BoCs Art Museum. La sessione di fine giugno, a cura di Giacinto Di Pietrantonio, ha coinvolto altri sedici artisti: Margaux Bricler, Gianluca Brando, Chiara Capellini, Antonio Catelani, Alice Guareschi, Debora Hirsch, Iva Lulashi, Giulia Maiorano, Pantani-Surace (Lia Pantani e Giovanni Surace), Pau Masclans, Matteo Pizzolante, Premiata Ditta (Vincenzo Chiarandà e Anna Stuart Tovini), Shannon Pultz, Sergio Racanati, Patrick Schmidt, Toni Zappone.

ATTENZIONE E CONSAPEVOLEZZA

Come sempre non è possibile parlare di tutti i progetti realizzati dagli artisti invitati. Pertanto, seppur tutti degni di nota, abbiamo deciso di raccontarvi uno dei progetti che hanno interessato attivamente la popolazione in una rappresentazione della società contemporanea.   Per i BoCs Art, infatti, coinvolgere la gente che vive in città è diventato ormai un bisogno impellente e necessario per accrescere l’attenzione verso ciò che succede di positivo e culturalmente rilevante lungo il fiume Crati, a pochi passi dal centro urbano della città ma allo stesso tempo spazio isolato e poco frequentato dai suoi cittadini.

Alba Batista e Premiata Ditta
Alba Batista e Premiata Ditta

DISEGNO, GEOLOCALIZZAZIONE E IDENTIFICAZIONE

È del duo Anna Stuart Tovini e Vincenzo Chiarandà ‒ meglio conosciuto con il nome di Premiata Ditta ma anche per aver fondato, nel 1995, in collaborazione con Emanuele Vecchia, il network UnDo.Net ‒ il lavoro che è riuscito a connettersi in modo attivo e propositivo con le persone del luogo. Il progetto dà continuità a Profiles (2018), realizzato da Premiata Ditta a Graciosa, una piccola isola delle Azzorre, in collaborazione con gli abitanti e con l’appoggio del Comune di Santa Cruz e della DRC (Direção Regional da Cultura). Come avvenuto a Graciosa, anche in quest’occasione il duo utilizza dinamiche partecipative e adopera il disegno e la scrittura come mezzi per dare forma a una sorta di ricerca sull’epoca in cui viviamo e sulla qualità dei rapporti tra individui.
Anche l’operazione Profiles Cosenza ha visto i cittadini accogliere nelle proprie case gli artisti per scegliere insieme alcuni spazi domestici contraddistinti dalla presenza di oggetti d’uso personale, semplici strumenti o ricordi che hanno in sé la capacità di raccontare le inclinazioni e il disordine/ordine quotidiano di un individuo.
Il risultato è la rappresentazione di un “ritratto sociale”, attraverso il quale gli artisti ridisegnano, in scala 1:1, accumuli di prodotti, rivelandoci in parte l’unicità della persona, ma contemporaneamente gli effetti della globalizzazione e della mercificazione sull’individuo, sempre più spesso identificato come “profilo digitale” valido a determinare i gusti, le scelte e i  comportamenti di consumo. Abbiamo chiesto al duo di raccontarci questa esperienza.

L’INTERVISTA

Come si è sviluppato il progetto Profiles?
Con l’aiuto di alcuni amici graciosensi, abbiamo incontrato un certo numero di persone che ci hanno fatto entrare nelle loro case per scegliere oggetti da cui realizzare i nostri disegni. Abbiamo quindi realizzato una serie di lavori alti più di 2 metri ciascuno, fatti con pennarello nero su carta fotografica lucida, e li abbiamo presentati in una mostra a Graciosa.
Attraverso “ritratti di cose” e “ritratti di parole”, abbiamo costruito una ricerca/racconto che coinvolge le persone passando per legami personali di conoscenza e di fiducia.
Abbiamo infatti realizzato un libro che contiene i disegni e diversi racconti nati dal dialogo con gli abitanti dell’isola. Il libro sarà presentato a Graciosa questa estate nella sua versione portoghese, mentre sarà edito e distribuito da Meltemi in italiano dal prossimo gennaio.

A Cosenza, come a Graciosa, avete coinvolto diverse persone della città. In che modo le avete fatte partecipare e in che modo i protagonisti hanno reagito a questa esperienza?
Le premesse di indagine su una comunità sono le stesse, così come le modalità con cui abbiamo condotto il progetto. Naturalmente Cosenza non è una piccola isola. In ogni caso l’uomo che ogni sera riparava le cose all’interno del suo garage, l’intellettuale che viene da una famiglia arbëreshë (ossia la comunità degli albanesi d’Italia da più di cinque secoli), l’artigiano che costruisce scatole su misura, l’artista e organizzatore più famoso del posto, sono alcune delle persone a cui abbiamo spiegato il nostro progetto e che, in misure differenti, hanno partecipato. Se avessimo avuto più tempo sarebbe stato possibile familiarizzare anche con abitanti della Cosenza antica e coinvolgere chissà quante altre persone. Quando nella mostra di fine residenza abbiamo esposto i disegni, i “proprietari” degli oggetti si sono emozionati nel rivedere “le loro cose attraverso i nostri occhi” e, così come era successo a Graciosa, hanno raccontato ai visitatori presenti in che modo hanno vissuto questo progetto.

BoCs Art Cosenza, 2019. Premiata Ditta. Photo Diego Mazzei
BoCs Art Cosenza, 2019. Premiata Ditta. Photo Diego Mazzei

In questo lavoro c’è un chiaro ritorno alla manualità del disegno ma, allo stesso tempo, l’utilizzo delle coordinate GPS (su Google Maps), così come le didascalia con i dati sugli oggetti, rendono il vostro progetto un vero “ritratto geografico-sociale”. Qual è lo scopo di unire questi due metodi così differenti?
La didascalia è la chiave dell’opera, contiene descrizione, marca e luogo di fabbricazione di ognuno degli oggetti presenti nel disegno. La ricerca in internet di tutte queste informazioni è un lavoro lungo e meticoloso quasi quanto il disegno che, nella sua precisione in bianco e nero, vuole somigliare più a un disegno tecnico che a un paesaggio domestico.
Abbiamo scelto di intitolare i lavori con la geolocalizzazione di dove si trova l’accumulo disegnato, per evidenziare che siamo tutti in un unico mondo apparentemente accessibile e facilmente percorribile, e allo stesso tempo perché volevamo proteggere la privacy delle persone a cui appartengono gli oggetti disegnati. Dalla didascalia emerge il “profilo” di ognuno di noi come consumatore più che come persona, la globalizzazione ma anche la glocalizzazione, nella differenza delle abitudini di consumo.
Una delle signore presenti al finissage di BoCs Art ha detto: “Quando ho visto il disegno, ho pensato che quella avrebbe potuto essere casa mia”. Questi temi sono sempre stati molto presenti nella nostra ricerca artistica, anche la pratica del disegno, così come quella della scrittura. Oggi però i nostri progetti riflettono molto sul tempo/lavoro, sul biocapitalismo; abbiamo chiamato “decelerazioni” diversi esperimenti che stiamo conducendo in opposizione alla logica totalitaria dell’accelerazione.

Considerata la vostra esperienza di artisti che hanno ideato e condotto un network compartecipato come UnDo.Net, qual è secondo voi il modo per evitare che un progetto come BoCs Art diventi un luogo isolato e confacente solo agli artisti invitati, ma si trasformi in un’azione d’arte condivisa con la città e il territorio?
A Cosenza tutti conoscono BoCs Art: dal ferramenta al barista al conducente di bus, (l’abbiamo verificato di persona), quindi senz’altro lo conoscono anche gli studenti del liceo artistico e tutti quelli che sono impegnati in attività culturali sul luogo. Si sa che l’arte contemporanea in Italia non ha un gran seguito, ma dovrebbero essere gli stessi autori a cercare di stabilire un rapporto con le persone senza avere paura dell’abbassamento retorico o di perdere tempo. Forse andrebbero create delle occasioni di incontro associate ad altri eventi pubblici, oltre al finissage di residenza. Forse andrebbero coinvolte associazioni e attività locali in modo che la comunicazione sia più capillare e orizzontale. Conoscendo Giacinto Di Pietrantonio (curatore di BoCs Art), è facile immaginare che si stia dando da fare per ottenere questo e altro, però c’è bisogno di tempo perché qualcosa entri a far parte delle abitudini e delle “tradizioni” di un luogo e dei suoi abitanti.

‒ Giovanni Viceconte

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Autore Premiata Ditta
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Giovanni Viceconte
Giovanni Viceconte (Cosenza, 1974), è giornalista e curatore d’arte contemporanea. Si laurea presso l’Accademia di Belle Arti, nel 2004 consegue il Master in Organizzazione Eventi Culturali e nel 2005 il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha collaborato negli ultimi anni con diverse testate nazionali di settore (Flash Art, Julietart Magazine, Segno) e scritto testi critici su cataloghi e pubblicazioni. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati, seguendo il lavoro di artisti italiani e internazionali, specificamente delle ultime generazioni legate al linguaggio video e performativo. Attualmente si occupa de progetto 2video undo.net e dell’archivio ArtHub.it.