A colloquio con Vasili Tsereteli, che dal 2002 dirige il MMOMA. Ovvero una struttura articolata in ben sette sedi fisiche e in una marea di progetti. Eccone alcuni raccontati per bene.

Il MMOMA è stato aperto nel 1999 grazie alla donazione di Zurab Tsereteli, artista, collezionista e direttore dell’Accademia d’Arte. Com’è successo?
Zurab Tsereteli – artista di fama mondiale, con lavori pubblici commissionati da più di 25 Paesi – colleziona da sempre arte russa e internazionale, specialmente underground. A Mosca non c’era un museo d’arte moderna e contemporanea quando nel 1995 Tsereteli ha trovato un bel palazzo che ha restaurato e che, in seguito, è diventato il primo Museo d’Arte Moderna della città. In un secondo momento, sia il palazzo che la collezione sono stati donati alla città di Mosca. Il museo ha ufficialmente aperto i battenti il 15 dicembre 1999. Mentre dal 1997 Zurab Tsereteli è il presidente dell’Accademia Russa di Belle Arti, oltre che direttore del Museo di Arte Moderna di Mosca.

Parliamo della collezione.
La collezione iniziale comprendeva 2mila opere d’arte sia russa che internazionale. Da allora si è ampliata fino a raggiungerne più di 14mila. Il museo ha lavori di artisti come Arnoldo Pomodoro, Martin Creed, Henry Russo, Nicko Pirosmani, Natalia Goncharova, Piotr Konchalovski, Ilya Kabakov, Anatoly Zverev, Anatoly Osmolovski, Aidan Salakhova, Taus Makhacheva e via di seguito. Ospitiamo inoltre un’ampia collezione di arte digitale e dei nuovi media.

Qual è la strategia espositiva del MMOMA?
Il MMOMA organizza più di sessanta mostre all’anno. Le priorità sono quelle di promuovere gli artisti emergenti, di sviluppare progetti editoriali e didattici e programmi per le persone con disabilità. Facciamo mostre su contemporanei come Vitaly Komar, Alexander Melamid e Alexander Kosolapov, artisti che si meritavano da tempo una monografica ma che, a causa della nostra storia, non avevano ancora avuto. Abbiamo una scuola dove formiamo curatori e storici dell’arte. Sosteniamo i giovani artisti aiutandoli a partecipare a progetti di collettive (le mostre annuali sui laboratori dell’arte dei giovani) e nell’organizzazione di personali (il programma Debut). Allo stesso tempo è estremamente importante per noi esporre artisti di fama mondiale.

General Rehearsal. Act 1. Exhibition view at MMOMA, Mosca 2018
General Rehearsal. Act 1. Exhibition view at MMOMA, Mosca 2018

Qual è il programma in questo senso?
Abbiamo organizzato mostre su Andy Warhol, Joseph Beuys, Joan Miró, Salvador Dalí. A novembre ci sarà l’inaugurazione di una mostra su Jacques Lipchitz in collaborazione con la Malborough Gallery. Collaborare con altre istituzioni e fondazioni è un altro aspetto significativo del nostro lavoro. L’anno scorso abbiamo lanciato un progetto sperimentale, Carte Blanche, durante il quale ogni museo ha invitato istituzioni d’arte a implementare le proprie iniziative curatoriali nelle sedi del MMOMA. Abbiamo anche partecipato a una presentazione innovativa, General Rehearsal, che ha messo insieme opere provenienti da tre collezioni: V-A-C, KADIST e MMOMA. Inoltre abbiamo avuto mostre in collaborazione con la fondazione RuArts, la fondazione AVC, il Goethe, il Science Art Lab, il Museo Ebraico per la Tolleranza e il Museo Statale e Centro Espositivo ROSIZO. Infine organizziamo diverse mostre regionali ogni anno.

Quali sono i vantaggi di una collezione che occupa sette spazi espositivi?
La collezione non è esposta in tutti e sette gli spazi. Ogni location ha il proprio concetto. Per esempio, il museo Vadim Sidur ospita le opere dell’artista e periodicamente si offre come spazio per mostre di giovani artisti i cui lavori dialogano con l’opera di Sidur. Lo studio-museo di Dmitry Nalbandyan conserva la sua opera e spesso qui si tengono conferenze e programmi di studio sul Realismo socialista. Al MMOMA di Petrovka numero 25 viene conservata ed esposta la collezione del museo; qui facciamo anche esposizioni temporanee. In questa sede c’è la scuola di cui parlavo prima, con un programma per bambini e persone con disabilità, oltre che il dipartimento di restauro e conservazione. Alla sede del Gogolevsky Bulvar numero 10 si tengono esposizioni temporanee e c’è anche la casa editrice che pubblica la nostra rivista: DI Magazine.

Avete anche un centro di formazione…
Sì, al numero 17 di via Ermolaevsky, che è stato inaugurato nel 2017 grazie ai nostri partner e sponsor come PAO Novatek, Gazprombank Private Banking, la fondazione di Mikhail Prokhorov e la fondazione della famiglia Aksenov. La creazione di un centro come questo rappresenta uno sviluppo logico per quanto riguarda l’attività del museo nelle sfere dell’istruzione e della divulgazione dell’arte contemporanea e, allo stesso tempo, permette il consolidamento e l’espansione di tutti gli altri progetti didattici in cui il museo è coinvolto. Il centro studi del MMOMA punta a diventare una piattaforma per l’autodidattica, per progetti sociali e creativi, per la ricerca accademica e ogni contributo all’integrazione nella vita culturale di ampi gruppi sociali. Il centro comprende due piani espositivi, una caffetteria/bar, una biblioteca con più di 10mila pubblicazioni, la sala conferenze dove si tengono letture per bambini e adolescenti, una serie di programmi di arte terapeutica che interessano non solo la comunità dei professionisti, ma il grande pubblico. L’edificio è adattato alle necessità di persone con mobilità limitata, problemi di udito e di vista.

General Rehearsal. Act 3. Exhibition view at MMOMA, Mosca 2018. Photo Mark Seryy
General Rehearsal. Act 3. Exhibition view at MMOMA, Mosca 2018. Photo Mark Seryy

A chi è rivolto e come funziona il progetto The independent Workshop School of Contemporary Art?
Il progetto è nato nel 1992 come alternativa al sistema tradizionale d’insegnamento d’arte nelle accademie. Nel 1995 questa nuova scuola d’arte era situata nell’edificio d’istruzione secondaria a distanza a Basmannaya; nel 1996 si è trasferito nel leggendario Centro d’Arte Contemporanea a Yakimanka. Nel 2000 è diventato parte integrante del programma di studi del Museo di Arte Moderna di Mosca, trasformandosi in un centro di formazione per giovani. I programmi della scuola, sia quelli artistici che di studi, si basano su nuovi metodi e nuovi media. Da diciotto anni ormai, la scuola cura le mostre e i programmi Debut. Personali di giovani artisti e altri progetti simili, tutti ospitati nella sede MMOMA al numero10 di Gogolevsky Bulvar. Finora il programma Debut ha presentato una dozzina di mostre di studenti, altri artisti esordienti e curatori.

La scuola interferisce con l’Accademia Russa di Belle Arti?
L’Accademia è un ente statale scientifico fondato più di 260 anni fa. Fa parte di una struttura di 14 istituzioni, tra cui università e scuole secondarie sia a Mosca che a San Pietroburgo. Fanno parte dell’accademia parecchie biblioteche e il primo museo russo creato da Caterina la Grande, che ospita più di 100mila opere. Il MMOMA e la sua scuola lavorano a stretto contatto con l’Accademia, i cui studenti spesso studiano anche nella nostra scuola. Con loro organizziamo mostre, progetti di ricerca, forum e conferenze. Un partner come l’Accademia ci fortifica e apre nuove porte per noi, sia di ricerca che di collaborazione.

Che cosa pensa dei giovani artisti di Mosca?
Una delle priorità del museo è promuovere artisti giovani ed emergenti, farli entrare in processi artistici contemporanei. Per questo, attraverso lo sforzo congiunto del MMOMA e del NCCA-ROSIZO, è stata sviluppata la Biennale dell’Arte dei Giovani. Gli obiettivi della Biennale sono: attirare l’attenzione su nomi nuovi, sostenere e incoraggiare le iniziative creative delle ultime generazioni di artisti e curatori, creare le condizioni per permettergli di esprimersi e di conseguenza di sviluppare la comunità dell’arte moderna. Inoltre collaboriamo con la Scuola d’Arte Rodchenko, l’Accademia Presidenziale Russa dell’Economia Nazionale e della Pubblica Amministrazione, il centro Winzavod, lo Start Program, l’Istituto di Arte Contemporanea e così via. La visione dei giovani artisti costruisce la nostra identità per il futuro ed è importante che sia una visione più variegata possibile.

Maria Pia Masella

www.mmoma.ru

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #46

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Maria Pia Masella
Laureata in Lingue e Letteratura Francese a Roma (La Sapienza), ha proseguito gli studi con un Master in Comparative Literature (University College London) e un secondo Master in Arte Contemporanea (Christie’s Education/University of Glasgow). Scrive per la rivista letteraria In-Arte, collabora con la Fondazione FAP. Vive a Londra dove lavora come curatrice indipendente e consulente d’arte.