I giardini di Piet Oudolf

Tutta la storia di Piet Oudolf, uno dei più importanti paesaggisti contemporanei.

Piet Oudolf Gardens, Millenium Park, Chicago. Photo Claudia Zanfi
Piet Oudolf Gardens, Millenium Park, Chicago. Photo Claudia Zanfi

Presente in Italia per la realizzazione della spettacolare Piazza Vecchia di Bergamo Alta (in occasione della manifestazione I Maestri del Paesaggio), Piet Oudolf (Haarlem, 1944) si definisce “self-made man”. Tra i maggiori paesaggisti contemporanei, Oudolf inizia a interessarsi alle piante da giovane, quando i genitori hanno un ristorante nella campagna olandese presso Haarlem e lui decide di non seguire le loro orme. Intraprende vari lavori e si appassiona alla cura dei giardini. Non segue corsi speciali di landscaping o di botanica, ma lavora sul campo, facendo indagini, collezionando semi e studiando direttamente le piante. Nel 1982 acquista un terreno dove mettere a punto le proprie ricerche e si trasferisce a Hummelo con la moglie Anja. Insieme realizzeranno un vivaio-giardino che negli ultimi venti anni è diventato il punto di riferimento e di ispirazione per tutti coloro che si dedicano al tema del paesaggio. Nel 1996 realizza il suo primo parco pubblico a Stoccolma, dopo vari giardini privati. È un successo.
Da allora Piet Oudolf non si è più fermato. Chiamato a realizzare giardini pubblici e privati in tutto il mondo, conteso tra i più noti studi di architettura e progettazione, è balzato alle cronache della stampa internazionale per la realizzazione della High Line a New York, uno straordinario parco lineare, sui resti di una vecchia linea ferroviaria nel cuore di Manhattan, oggi uno dei parchi urbani più visitati al mondo.
Se il giardiniere-filosofo Gilles Clément è il cantore della natura selvaggia che sopravvive in città, Piet Oudolf progetta una natura spontanea idealizzata. In comune i due paesaggisti hanno la passione per le piante povere: soffioni, margherite, spighe ed erbacce resistenti e a bassa manutenzione. Belle quanto le piante ornamentali, come si è scoperto grazie ai loro giardini.
Oudolf afferma di essere approdato al garden design grazie alla passione per le piante. È convinto che le piante debbano essere belle tutto l’anno, anche durante l’inverno; e che non bisogna concentrarsi solo sulle fioriture, bensì sulla forma e la struttura della pianta. Nel suo giardino ha permesso alle piante di fare di più del consueto, di muoversi, di auto-seminarsi, di crescere in autonomia, ma sempre sotto il suo sguardo attento. “Una buona aiuola dovrebbe apparire interessante anche quando è morta, dice Piet. E se gli si chiede quando sia meglio potarla risponde: “Quando cominciamo a stancarcene!”.

Piet Oudolf Gardens, Hummelo. Photo Claudia Zanfi
Piet Oudolf Gardens, Hummelo. Photo Claudia Zanfi

SPERIMENTAZIONI CONTINUE

Nel giardino-vivaio di Hummelo, Piet e la moglie Anja sperimentano in continuazione nuove specie vegetali, in dialogo con piante pioniere. Canne resistenti al vento, eleganti nel loro portamento verticale, piante perenni come la Monarda bradburiana che sboccia in rosa a fine maggio; l’Achillea aromatica con bellissimi fiori bianchi a stella; le ornamentali come il Panicum delle praterie americane e la Festuca mairei, graminacea sempreverde. Poi il prato di autoctone come Dianthus carthusianorum e Valeriana officinalis. E ancora i colorati Aster, Helenium, Camassia, Geranium, Nigella, Digitalis. Nella sua progettazione Oudolf è molto attento all’estetica di ogni singola specie, in ogni stagione dell’anno. L’aspetto naturale e il movimento delle erbacee crea spontaneità, smorza la rigidità delle perenni e presenta un aspetto diverso di stagione in stagione. Un buon progettista, afferma Oudolf, deve sapere creare dimensione, prospettiva e profondità con piante, cespugli, fiori.
Le ispirazioni di Piet Oudolf per i suoi giardini risalgono al movimento The New Perennials, pioniere del “giardino spontaneo e pittorico”, dominato da piante perenni e piante autoctone, finalizzato alla creazione di paesaggi con un aspetto naturale. Oudolf, che non ha avuto formazione tradizionale, afferma di progettare seguendo l’istinto. Questo approccio lo ha condotto a progetti naturali tutt’altro che rigidi, anzi assolutamente adattabili al paesaggio nativo, al clima, al tipo di cliente e alla complessità della richiesta.
Altre fonti d’ispirazione visiva per Piet Oudolf sono la Monument Valley, i Balcani e l’Est Europa, luoghi dove la natura è ancora molto ricca e selvaggia. “Il paesaggio è più di un luogo. Scegliere la pianta giusta per un giardino pubblico è importante: le piante conducono le persone verso un luogo, ne cambiano la dinamica”, afferma Oudolf. E aggiunge: “Ritengo che il disegno del giardino riguardi l’emozione, l’atmosfera, un senso di contemplazione. Insomma, cerchiamo di emozionare le persone con quello che facciamo. Questo è il punto principale. Un giardino non è solo un paesaggio dipinto da contemplare, ma è un processo dinamico in continua evoluzione. L’idea non è di copiare la natura, ma di creare un senso di naturalezza”.

Piet Oudolf Gardens, Serpentine Pavillion, Londra. Photo Claudia Zanfi
Piet Oudolf Gardens, Serpentine Pavillion, Londra. Photo Claudia Zanfi

PARCHI E GIARDINI

Tra gli innumerevoli giardini e parchi urbani da lui progettati: Lurie Garden al Millenium Park di fronte all’Art Institute of Chicago, nel 2004; il Giardino delle Vergini per la Biennale di Architettura di Venezia del 2010; il Serpentine Pavillion a Londra, insieme al grande Peter Zumthor, nel 2011. La sfida più recente è stata trasformare un terreno argilloso di una vecchia fattoria nel Somerset, nel paradiso vegetale di una delle più importanti gallerie d’arte. Hauser & Wirth ha chiesto a Oudolf di disegnare un giardino “segreto”, che non fosse visibile dalla strada e dall’ingresso, ma soltanto dalla galleria.
E il maestro olandese ha fatto il miracolo!

Claudia Zanfi

https://oudolf.com/

Versione integrale dell’articolo pubblicato su Grandi Mostre #12

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Claudia Zanfi
Claudia Zanfi, storica dell’arte e promotrice culturale, si interessa di micro-geografie e culture emergenti. Dirige l’associazione culturale aMAZElab, che ha fondato nel 2000, e MAST – Museo d’Arte Sociale e Territoriale. Collabora con istituzioni nazionali e internazionali e con riviste d’arte su progetti dedicati ad arte, società, paesaggi. Ha firmato testi all’interno di pubblicazioni collettive e monografiche. Dirige il programma internazionale Green Island per la valorizzazione dello spazio pubblico e delle nuove ecologie urbane. Promuove inoltre progetti culturali ed editoriali, prestando particolare attenzione a temi di interesse sociale e geopolitico. Tra gli altri: A Ticket to Bagdad; Transcrossing Memories (Nicosia); Re-Thinking Beirut; Atlante Mediterraneo; Arcipelago Balkani e Going Public, progetto su società e territorio. Tiene conferenze a livello internazionale e lezioni alla Middlesex University di Londra.