Sgarbi, il paesaggio e le pale eoliche. L’opinione di Aldo Premoli

Durante la recente audizione delle Commissioni Cultura, Sgarbi si è scagliato contro la massiccia presenza delle pale eoliche in Sicilia. Rivelatrici, secondo il critico, di un problema da affrontare sul piano paesaggistico.

Vittorio Sgarbi a Castello Ursino, Catania 2017
Vittorio Sgarbi a Castello Ursino, Catania 2017

Martedì 24 luglio, durante l’audizione delle Commissioni Cultura di Camera e Senato riunite, Vittorio Sgarbi ha indicato al pentastellato Ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli tre argomenti su cui intervenire senza incertezze: paesaggio, soprintendenze e riforma Franceschini.
E sul primo punto si è espresso mettendone in evidenza l’urgenza assoluta. L’eloquio di Sgarbi, si sa, quasi mai avviene in punta di fioretto: il critico, politico, opinionista e personaggio televisivo di solito preferisce la sciabola. Ma in questo caso non è nella forma quanto nei contenuti che Sgarbi ha attaccato sia di taglio che di punta.
Ecco le sue parole:
Il tema del paesaggio è stato totalmente sottovalutato dall’inizio del millennio dai Ministri che si sono succeduti. È un tema affrontato sul piano estetico in modo impeccabile da Cesare Brandi e Rosario Assunto. Abbiamo nel Meridione un paesaggio sfregiato, umiliato, aggredito su cui nessun freno viene posto, per impedire che luoghi sublimi vengano cancellati per sempre dalla nostra memoria. La Sicilia ne è ostaggio in modo radicale, ma Puglia, Calabria, Campania e Molise sono sopraffatte da questa falsificata violenza della green economy che vuol dire sostanzialmente trionfo della mafia con uno Stato complice. Il vero patto Stato-mafia è questo: lo Stato dà incentivi perché la mafia distrugga il paesaggio. Se non si pone all’inizio di una legislatura questo problema fondamentale sarà inutile tutelare il patrimonio artistico, perché mai s’era visto uno sconvolgimento così radicale nei luoghi più alti della bellezza del paesaggio”.

CONTRO LE PALE EOLICHE

L’invettiva anti pale eoliche è un leitmotiv per Sgarbi. Va avanti da oltre dieci anni e ha prodotto duelli di ogni genere: tra i più celebri, quelli sostenuti con Adriano Celentano o con l’ex presidente della regione Puglia Nichi Vendola, rei di non aver compreso le ragioni dell’agitazione di Sgarbi. La sua rabbia verso i giganteschi ventilatori bianchi che tormentano il profilo delle colline meridionali io stesso, a lungo, l’ho scambiata per una bizzarria da concedere a un fuoriclasse (comunque la si pensi), pazzo per l’arte prodotta dal nostro Paese nei secoli passati.
Poi ho cominciato a capire. I trecento metri cubi di calcestruzzo mediamente occorrenti per ogni pala sono una brutale cementificazione. Un danno quasi impossibile da riparare operato con la complicità della classe politica italiana ed europea che agisce a favore di chi le impianta fornendo generosi finanziamenti.
Da quattro anni passo gran parte del mio tempo in Sicilia, ma frequento l’isola intensamente da almeno venti con interessi di vario genere: geopolitica delle migrazioni, arte contemporanea e qualche escursione nel business del turismo. In questo periodo ho visto l’aspetto di questa bellissima terra trasformarsi ‒ non differentemente dall’intero Paese ‒, non in senso positivo.
A causa del mio piccolo business turistico ho provato a contattare chi offre installazioni per ricavare “energia pulita”. Mi sono bloccato: il contatto è stato sgradevole. Un caso? Può darsi, ma da lì ho cominciato a pensare che le “ubbie” di Sgarbi potevano avere ragioni serie e non solo estetiche.
Di certo i campi ondulati di pannelli blu che si incrociano percorrendo al centro dell’isola la A19 Catania-Palermo non sono un bel vedere. Così come le centinaia di pale disseminate lungo il tracciato che attraversa le aree interne del nisseno e dell’ennese. A queste vanno aggiunte le ferite lasciate dalle strade di penetrazione per i cantieri.

Sgarbi ha ragioni da vendere. Ma le pale eoliche sono solo giganti indicatori dello sfregio operato al paesaggio del Meridione italiano, che è ancora più profondo”.

La verve polemica (e la fama) di Sgarbi questa volta non va fraintesa, al contrario va condivisa sino in fondo. Non so quanto Sgarbi conosca l’intero Meridione, ma la Sicilia ‒ quella sì ‒ la conosce davvero. È stato Assessore all’Ars a Palermo quest’anno. E lì è ancora coinvolto in una serie di iniziative legate a esposizioni varie attualmente in atto. A Catania lo scorso anno ha tenuto banco con un’esposizione al Castello Ursino su cui io stesso ho avuto modo di polemizzare. Ma Sgarbi è stato anche un sindaco “molto creativo” di Salemi (Trapani) e anche a queste piccole realtà è rimasto comunque legato. Insomma con la Sicilia Sgarbi si comporta come un amante geloso.
Di recente ha denunciato via stampa quel che accade a “Buccheri, antico, piccolo e pittoresco centro ibleo, assediato da decine di pale eoliche che, per ironia della sorte, ricadono nel territorio di Vizzini. Il paradosso è che Vizzini incassa i soldi degli ecorisarcimenti; e Buccheri si tiene il danno! Lungo la strada per Floresta, piccolo centro ad oltre 1200 msl sui Nebrodi, pale a bordo strada, a volontà […] Non può essere consentito alla mafia di trasformare anche i nostri ricordi, violentando e sfregiando luoghi perfetti, protagonisti di film e romanzi. Questo millennio non può dissolvere l’immagine mitica del paesaggio siciliano. È un dolore troppo grande; è una ingiustizia che nessuno si può permettere”.

Gian Maria Tosatti, Il mio cuore è vuoto come uno specchio, Catania 2018
Gian Maria Tosatti, Il mio cuore è vuoto come uno specchio, Catania 2018

LO SFREGIO DEL MERIDIONE

Sgarbi ha ragioni da vendere. Ma le pale eoliche sono solo giganti indicatori dello sfregio operato al paesaggio del Meridione italiano, che è ancora più profondo. L’emergenza rifiuti ha raggiunto livelli da brivido, i “non finiti” di calcestruzzo sono disseminati ovunque, e i “finiti” cresciuti senza regole e piani regolatori sono ormi insanabili. L’elenco è impietoso.
Non credo che Sgarbi abbia visitato la mostra di Gian Maria Tosatti attualmente in corso a Catania. Sgarbi e Tosatti sono molto diversi, per generazione, interessi, formazione culturale e politica, ma l’urgenza che provano è in fondo la stessa. Alla fine della sua intervista Tosatti dice: “Tempo fa, scrivevo che l’Italia non esiste, perché un Paese che non ha un piano, né un’idea di sé non ha più dignità di Stato e resta come un residuo storico, insomma, una sorta di carcassa che secca al sole della Storia. I suoi abitanti sono… beh, chi è che abita le carcasse? I parassiti. Ci sono poi carcasse di balene o di cani. Le prime hanno, comunque, un’aura sacrale, le seconde… suscitano pena. L’Italia è la carcassa di una grande balena bianca”.
Non è sempre facendo finta di nulla ‒ per non disturbare maldestri manovratori all’opera ‒che si può tirare avanti.

Aldo Premoli

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CuratoreVittorio Sgarbi
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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post ha fondato a Catania, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e a Noto il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome.