C’è tempo fino all’8 luglio per candidarsi a Campo, il corso per curatori promosso dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Ne abbiamo parlato con Giorgina Bertolino, Irene Calderoni e Vittoria Martini, docenti tutor del corso.

Qual è l’idea di curatela promossa dal vostro corso e su quali presupposti si basa?
Un modello di riferimento importante per Campo è il concetto di curatorial così come l’ha elaborato Maria Lind, non una posizione professionale rigida e predefinita quanto una modalità di pensiero e di lavoro che si apre a una pluralità di contesti, funzioni e progettualità. È un approccio che predilige la potenzialità, l’invenzione di nuovi spazi espressivi e che ha al proprio centro la rete di relazioni che si intessono tra opere, artisti, pubblici. Sviluppiamo questa riflessione attraverso i corsi teorici, in particolare il corso di metodologia, e soprattutto attraverso gli incontri con i vari professionisti del mondo dell’arte che contribuiscono a definire un campo esteso e articolato di esercizio della pratica curatoriale.

Negli anni, dal vostro osservatorio, è cambiato l’approccio dei giovani alla curatela? Che cosa si aspettano da Campo?
Per noi il primo osservatorio sono le candidature per partecipare al corso, e nel tempo abbiamo verificato una crescente consapevolezza dei propri obiettivi e del percorso da fare per raggiungerli. Campo è percepito come un passaggio fondamentale, che offre agli studenti una teoria, una metodologia e un network, tutti strumenti essenziali per avviare una carriera nell’ambito della curatela. I punti di partenza possono essere differenti, sia come provenienza disciplinare che come livello di maturità professionale, ma per tutti Campo è un’occasione di analisi e condivisione di informazioni, pratiche, esperienze, contatti. La dimensione collettiva è un aspetto importante, che nasce all’interno del corso grazie anche al progetto finale, e che si rafforza nel tempo, dando forma a progetti strutturati di collaborazione (pensiamo a iniziative avviate dagli alumni di Campo come lo spazio del Colorificio a Milano, la rivista Kabul, il collettivo curatoriale Pierre Dupont), e più in generale a una fitta trama di alleanze e relazioni generazionali che sono un vero patrimonio di Campo.

Campo 2015
Campo 2015

La vostra offerta mescola lezioni teoriche ed esperienze sul campo, appunto. Che cosa distingue Campo dagli altri corsi per curatori (universitari e non) italiani e internazionali?
Campo si pone nella tradizione dei corsi di formazione curatoriale nati nell’alveo di istituzioni artistiche, quali il corso del Magasin di Grenoble e l’Independent Study Program del Whitney Museum, per citare i primi e più famosi. Studiare curatela dentro un centro per l’arte contemporanea offre la possibilità di confrontarsi con i professionisti che vi lavorano, gli artisti che vi espongono, i pubblici che lo visitano. È un contatto diretto con le opere d’arte, con lo spazio museale e con la pratica espositiva che nel corso viene continuamente impiegato come spazio di analisi, consentendo una connessione con la realtà che a un contesto accademico di formazione manca.
Altra peculiarità di Campo è quella della formazione in itinere. Attraverso il programma dei viaggi, che costituisce il 50% dell’attività didattica e che ci porta a visitare insieme i maggiori centri dell’arte contemporanea in Italia e importanti eventi a livello europeo, ampliamo il raggio dell’indagine a una molteplicità di istituzioni, politiche culturali, pratiche curatoriali, analizzandole sempre da vicino e grazie all’incontro con le persone responsabili dei progetti.

Entriamo nel concreto delle attività di quest’anno: quali professionisti e istituzioni coinvolgerete?
Ogni edizione di Campo è sintonizzata sul proprio tempo, e nel programma di incontri/viaggi/focus teorici cerca di rispecchiare il calendario italiano e internazionale dell’arte contemporanea, gli eventi più importanti, le persone più attive in un dato momento, offrendo agli studenti gli strumenti per analizzare le tendenze in atto e i discorsi che circolano. Per esempio l’anno scorso siamo andati a Kassel per documenta e abbiamo incontrato Dieter Roelstraete, parte del team curatoriale, mentre quest’anno, in preparazione alla visita a Palermo, abbiamo incontrato Ippolito Pestellini Laparelli, uno dei curatori di Manifesta. L’anno prossimo sarà immancabile l’appuntamento con la Biennale di Venezia, mentre per il viaggio all’estero riproporremo un focus Berlino, grazie anche alla collaborazione con il Goethe-Institut Turin, che quest’anno ci ha consentito di invitare un grande curatore come Anselm Franke, che andremo a trovare all’Haus der Kulturen der Welt. Oltre a lui, ci sono alcune figure per noi chiave che abbiamo già incontrato in passato e che inviteremo nuovamente, come Elena Filipovic, direttrice della Kunsthalle di Basilea, e Andrea Lissoni, curatore della Tate Modern. Sarà inoltre più significativo e sviluppato il dialogo con OGR Torino, lo spazio per le arti visive e performative nato nel 2017 con cui abbiamo in cantiere diversi progetti di collaborazione.

Campo 2017
Campo 2017

A sei anni dall’avvio di Campo, quanti dei “vostri” giovani hanno trovato la propria strada nel mondo della curatela?
Il riscontro da parte del mondo professionale dell’arte è molto positivo, e rispecchia anche il nostro costante impegno nell’attività di job placement. Il corso è conosciuto in Italia, così come il profilo dei curatori che formiamo, e sempre più spesso le istituzioni ci contattano per avere segnalazioni di candidati per progetti o posizioni aperte. Ogni anno inoltre Campo offre dei grant, in collaborazione con la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, nostro partner fin dalla prima edizione di Campo. I grant, che quest’anno saranno quattro, supportano esperienze di tirocinio retribuito in musei e istituzioni del territorio, quali il Castello di Rivoli, GAM, Artissima, OGR. Tramite tutti questi strumenti il corso è in grado di offrire concrete opportunità di inserimento professionale. Tra i tanti alumni di Campo con numerosi progetti attivi e collaborazioni istituzionali possiamo citare Lucrezia Calabrò Visconti, che ha appena curato la Biennale Internazionale di Mosca per la Giovane Arte, e che è inoltre coordinatrice delle Residenze per curatori stranieri della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; Caterina Molteni, responsabile contenuti digitali del Castello di Rivoli e fondatrice di Tile Project Space a Milano; Valentina Lacinio, curatrice presso OGR Torino; Bernardo Follini, assistente curatore alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e co-fondatore con Michele Bertolino e Giulia Gregnanin del Colorificio.
Campo è uno spazio di formazione e di crescita, all’interno del quale molti trovano opportunità da cogliere oppure da creare ex-novo, e di questo spirito d’iniziativa dei nostri studenti siamo davvero entusiaste.

Arianna Testino

http://fsrr.org/formazione/campo/

Dati correlati
CuratoriGiorgina Bertolino, Irene Calderoni, Vittoria Martini
Spazio espositivoFONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO
IndirizzoVia Modane 16 - Torino - Piemonte
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Arianna Testino
Arianna Testino è nata nel 1983. Ha studiato storia dell’arte medievale-moderna a Bologna e si è specializzata nelle arti contemporanee a Venezia. Appassionata di scrittura e curatela, è interessata all'approfondimento e all'ideazione di attività artistiche a carattere pubblico e sociale.