Il museo universitario MSU Broad, a East Lansing, in Michigan, sta per accogliere una serie di opere mai esposte prima firmate da Jim Shaw e Mike Kelley, nell’ambito della mostra “Michigan Stories”. Di questo e di molto altro abbiamo parlato con il curatore e direttore del museo Marc-Olivier Wahler.

Un edificio avveniristico firmato Zaha Hadid, un programma di espansione oltre il Grand River con nuove gallerie per esporre un’imponente collezione che va dall’Antica Grecia fino ai nostri giorni, un dinamico programma dedicato agli studenti. Il museo universitario MSU Broad a East Lansing, a circa 150 chilometri di distanza da Detroit, è il punto di riferimento della scena artistica in Michigan e non solo. Scena che nei decenni è stata influenzata soprattutto dalla cultura musicale e street.
La mostra dal titolo Michigan Stories: Mike Kelley and Jim Shaw mette a confronto il lavoro di Jim Shaw e Mike Kelley, che hanno condiviso la loro istruzione primaria proprio in quello Stato, e alcune loro opere saranno esposte al pubblico per la prima volta. Abbiamo colto l’occasione di parlare con Marc-Olivier Wahler, direttore del MSU Broad e curatore della mostra, per farci anticipare, in esclusiva, i temi della rassegna e discutere dell’attuale scena artistica di Detroit, del ruolo di un museo universitario e delle strategie nella valorizzazione della sua collezione.

Il MSU Broad si trova vicino a Detroit. Qual è l’attuale scena artistica in quell’area? È altrettanto vitale rispetto a quella di New York o Los Angeles?
È assolutamente vitale ma diversa da New York o Los Angeles. Alcune gallerie di New York sono interessate ad aprire a Detroit, dove la situazione è piuttosto specifica. La città per decenni ha subito una forte influenza dalla scena musicale e dalla street culture che puoi respirare ovunque. L’energia è veramente differente e più legata alla storia della città, ai suoi dintorni e al modo in cui gli estremi entrano continuamente in contatto, creando “scintille” ed “elettroshock” ogni giorno.

Jim Shaw, Untitled (Obliterated High School Self Portrait), 2004
Jim Shaw, Untitled (Obliterated High School Self Portrait), 2004

Il museo è legato alla Michigan State University. La struttura si trova ai bordi del campus universitario. Che cosa significa in termini di programmazione e attività condivise?
L’edificio non solo è attaccato al campus ma è dotato di due entrate. Questo vuol dire essere una porta tra il campus e la nostra comunità. Ciò definisce anche le attività che stiamo mettendo in piedi all’interno e all’esterno del museo. Ospitiamo molti eventi ogni settimana che riflettono i nostri valori programmatici per promuovere un’atmosfera di collaborazione e di benvenuto per la nostra comunità e per il campus. Tutto questo a ingresso gratuito, aspetto molto importante. Ho sempre pensato fosse strano che la gente debba pagare per entrare in un museo. I musei appartengono alle persone che dovrebbero poter provare un senso di appartenenza. Una delle nostre priorità è il coinvolgimento degli studenti. Organizziamo regolarmente numerosi eventi dedicati a loro, come la Student Coffee Hour una volta al mese. Lo scorso settembre abbiamo ricevuto un milione di dollari dalla MSU Federal Credit Union per ampliare il nostro spazio oltre il Grand River, in modo da poter ospitare più eventi, classi e incontri. Siamo un museo universitario, quindi le risorse che abbiamo a disposizione rappresentano un asset per il nostro programma che dà priorità a collaborazioni interdisciplinari. Abbiamo intrapreso collaborazioni col dipartimento di biotecnologia, con quello del cibo, con astrofisici, chimici e specialisti di realtà virtuale.

Il museo ha una vastissima collezione che avete ereditato dal Kresge Art Museum, in passato museo d’arte della MSU. La collezione va dall’antichità greca e romana alla produzione culturale precolombiana, dal Medioevo e Rinascimento fino all’arte moderna e contemporanea. Come ti rapporti alla collezione?
Siamo eccitati dal fatto che avremo la possibilità di esporre la collezione in modo più esteso, grazie alla recente donazione dal parte della MSU Federal Credit Union per l’espansione del museo. Questo nuovo spazio avrà due gallerie spaziose. Abbiamo lanciato di recente alcune nuove serie proprio con l’obiettivo di focalizzarci sulla collezione, ritenuta un valore molto importante da parte dei membri della nostra comunità. Tra queste, la serie mensile a rotazione The Vault, galleria curata dagli studenti con opere della nostra collezione. Abbiamo anche lanciato uno spazio nel museo per esporre tutto l’anno opere dalla raccolta. Cerchiamo inoltre di integrare il più possibile le opere della collezione nelle mostre temporanee, come è avvenuto ad esempio con la nostra mostra più recente, The Transported Man, che includeva una scultura in legno del XIII secolo proveniente dalla collezione permanente.

Mike Kelley, Untitled (Collage 1974 2011), 1974 2011. Photo Fredrik Nilsen
Mike Kelley, Untitled (Collage 1974 2011), 1974 2011. Photo Fredrik Nilsen

Quest’anno celebrate il quinto anniversario dell’apertura dell’edificio disegnato da Zaha Hadid, prima donna a ricevere il premio Pritzker nel 2004. Aiuta in termini di visibilità internazionale e di visitatori lavorare in un edificio di 46mila metri quadrati, progettato da un’archistar di fama mondiale?
Sicuramente. Siamo molto fortunati ad avere questo bellissimo edificio in termini di visibilità e di opportunità per incrementare dibattiti sull’architettura nel nostro programma. E l’unicità dell’edificio offre anche opportunità interessanti agli artisti nel progettare le mostre nello spazio. Allo stesso tempo va detto che non siamo definiti dall’edificio. Uno dei nostri obiettivi è pensare al museo del domani. Che cosa succede se consideriamo il museo non solo come hardware ma anche come software? La nostra programmazione si orienta sulla riflessione attorno a questo interrogativo negli anni a venire con molte iniziative realizzate fuori dalle mura del museo, in Michigan e a livello internazionale.

Passiamo alla mostra che apre la pubblico il 18 novembre. Jim Shaw e Mike Kelley hanno entrambi avuto l’istruzione primaria nello Stato del Michigan e la mostra dal titolo Michigan Stories è la prima che li mette a confronto, collocando la loro pratica nel loro contesto storico e giovanile. Com’è nata quest’idea?
Ho lavorato con entrambi gli artisti dall’inizio del Duemila. Ero colpito dal fatto che, qualsiasi cosa facessero, c’era sempre un link alla loro istruzione primaria in Michigan. Tutto è cominciato da lì e ha dato forma al loro vocabolario artistico. Quando sono arrivato qui, era piuttosto ovvio che quel soggetto sarebbe stato affrontato in una mostra importante al museo.

Marc-Olivier Wahler, 2016. Photo courtesy of Eat Pomegranate Photography
Marc-Olivier Wahler, 2016. Photo courtesy of Eat Pomegranate Photography

Un punto rilevante della mostra sta nel fatto che alcune opere saranno esposte per la prima volta in pubblico. Quali?
Sì, ed è un momento particolarmente eccitante. Si tratta della prima vasta mostra istituzionale di Jim Shaw in Michigan. Le opere dal titolo Harems di Mike Kelley non sono mai state esposte negli Stati Uniti. Sono state esposte una sola volta nel 2006 in Italia alla Galleria Civica di Modena. I collage di Kelley, così come molti dei disegni di Shaw di quando era alle scuole superiori, non sono mai stati mostrati in pubblico. E il fatto che Shaw non abbia più fatto performance in Michigan dal 1976 è piuttosto sbalorditivo.

Infatti, in occasione dell’apertura della mostra, Jim Shaw e Cary Loren, membri fondatori della Destroy All Monsters band (il quarto componente originario, oltre a Mike Kelley, era Niagara), faranno una performance. Questo è particolarmente significativo per un’area che è stata molto importante per la musica e la subcultura americana. Iggy Pop, Stooges, Motown e White Panther Party vengono da lì. Che cosa vedremo e ascolteremo?
Nonostante il copione, è difficile prevedere cosa faranno esattamente. C’è sempre una parte importante d’improvvisazione nella loro musica noise punk.

Daniele Perra

East Lansing // dal 18 novembre 2017 al 25 febbraio 2018
Michigan Stories: Mike Kelley and Jim Shaw
ELI AND EDYTHE BROAD ART MUSEUM AT MICHIGAN STATE UNIVERSITY (MSU BROAD)
547 East Circle Drive
https://broadmuseum.msu.edu/

Dati correlati
AutoriJim Shaw, Mike Kelley
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Collabora con "ICON DESIGN", “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano” e ha collaborato con Artribune come editorialista e consulente.