Futuro remoto. Parola ad Alina Kalczyńska

In questa rubrica non poteva mancare Alina Kalczyńska, artista polacca trapiantata a Milano – e a Otranto – dal 1980. Le tecniche grafiche, il libro d’artista e l’acquerello: attorno a questi tre universi si dispiega la sua ricerca astratta, che insegue la sintesi estrema della luce e del segno. Anche il suo lavoro – che in Italia ha avuto autorevoli sostenitori – è decisamente trascurato dal sistema dell’arte.

Alina Kalczyńska, Xilografia a colori tratta da Czesław Miłosz, “Il castigo della speranza”, 20 poesie, a cura di Pietro Marchesani, All'Insegna del Pesce d'Oro, Milano 1981
Alina Kalczyńska, Xilografia a colori tratta da Czesław Miłosz, “Il castigo della speranza”, 20 poesie, a cura di Pietro Marchesani, All'Insegna del Pesce d'Oro, Milano 1981

LA CASA-STUDIO DI MILANO
La sacrale ieraticità del gesso di uno dei Sette savi di Fausto Melotti preserva il silenzio atemporale in una delle stanze più luminose di casa Scheiwiller a Milano. Da oltre trent’anni è custode della vita e del lavoro di Alina Kalczyńska, artista polacca classe 1936 – è nata a Nowi Targ –, a Milano dal 1980, da quando sposò l’editore Vanni Scheiwiller. Lei vive lì, con i suoi acquerelli, le sculture in vetro, le grandi xilografie, studiate e insieme poetiche per via di una sovrapposizione lenta e calibrata di pettinature cromatiche che, da oltre quarant’anni, sono il paradigma di una ricerca solitaria, sofisticata e apparentemente immediata, fatta di segni e simboli, colori che si inseguono e tracce di lievi tangenze pittoriche. La casa-studio è il luogo in cui lavora da quando è scomparso il suo compagno di vita, nel 1999: tutto attorno, per custodire la magia, ci sono anche le opere dei compagni di strada di Giovanni e Vanni Scheiwiller: Consagra, Melotti, Giulia Napoleone, Kengiro Azuma e tanti altri. Amici e sodali di una stagione irripetibile dell’editoria italiana, in cui il piccolo editore creava piccoli grandi libri raffinati e preziosi. E quella casa è sempre stata un luogo di lavoro e progettualità, di incontri straordinari e di via-vai di personaggi che hanno fatto la storia dell’arte e della letteratura.

Alina Kalczyńska, Incisione su linoleum a colori tratta da Eugenio Montale, “Domande”, una poesia inedita, Libri Scheiwiller, Milano 1994. Courtesy l’artista
Alina Kalczyńska, Incisione su linoleum a colori tratta da Eugenio Montale, “Domande”, una poesia inedita, Libri Scheiwiller, Milano 1994. Courtesy l’artista

DARE VOCE ALLA LETTERATURA
E attorno a questi due poli si intreccia anche la storia e la ricerca di Alina, che con la scrittura poetica ha sempre avuto un rapporto speciale, avendo accompagnato con le sue xilografie e i suoi acquerelli le parole di Montale, Maria Corti e di tanti altri autori, concependo poi una serie di libri d’artista affiancati dai versi, anche inediti, di nomi straordinari, com’è il caso di Wiskawa Szymborska, Premio Nobel del 1996. “Quando è morto Vanni” – ci ha raccontato – “tutti gli amici mi chiesero se sarei tornata a Cracovia; io invece sono rimasta a Milano, a metà strada tra Otranto e la mia città”.
“Sono polacca, all’epoca muoversi, vedere altri Paesi, era già una grande cosa. Sin da giovanissima ero iscritta all’associazione nazionale degli artisti e c’erano delle possibilità per viaggiare altrove, ma dovetti superare un esame d’italiano prima di arrivare qui. La prima volta feci un viaggio in autostop con il mio amore di allora” – racconta Alina. “La prima tappa fu Venezia, già era un sogno. Nel 1969 sono poi venuta a Roma per un mese grazie a una borsa di studio, ci sono poi ritornata dopo dieci anni. Furono soggiorni intensi, visitai tanti luoghi”. I suoi esordi – siamo nei primissimi Anni Sessanta – sono legati a una via astratto-informale, e da queste prime prove, soprattutto xilografie a colori, emerge un’altra attitudine dell’artista polacca, ovvero quel suo procedere per sottrazione di forma e segno.

Alina Kalczyńska, Xilografia a colori tratta da Czesław Miłosz, “Il castigo della speranza”, 20 poesie, a cura di Pietro Marchesani, All'Insegna del Pesce d'Oro, Milano 1981
Alina Kalczyńska, Xilografia a colori tratta da Czesław Miłosz, “Il castigo della speranza”, 20 poesie, a cura di Pietro Marchesani, All’Insegna del Pesce d’Oro, Milano 1981

ALLA RICERCA DELLA LUCE
Nel tempo questa inclinazione sarà ancora più evidente, in particolar modo nelle xilografie e nelle incisioni su linoleum degli Anni Ottanta, severe, essenziali, puramente giocate sul rapporto tra luce e forma, grazie all’ausilio di una tecnica che mira all’equilibrio formale, allo stupore di un semplice accostamento di colori sulla superficie piana della carta. Alina cerca profondità, intende costruire una sovrapposizione di spazi di immaginazione, che negli Anni Novanta e nelle esperienze più recenti si ammorbidirà ancor di più, soprattutto da quando l’acquerello è divenuto un mezzo primario d’espressione.

LA NECESSITÀ DI UN RIORDINO STORIOGRAFICO
Queste tecniche ormai così desuete nell’arte contemporanea, per Alina Kalczyńska sono invece un punto di partenza, d’altronde è anche evidente il suo stretto legame con le Avanguardie storiche e con una certa astrazione, prima geometrica e poi lirica. E a questo patrimonio di suggestioni affianca un’osservazione ragionata della natura, come accade nelle lunghe estati a Otranto, città che scoprì proprio con il marito. Oggi, in attesa di una prima mostra antologica – che pare ci sarà, a Milano, nei primi mesi del 2017, sarebbe utile avviare un progetto editoriale che raccolga l’ampia produzione di incisioni, libri d’artista – il rapporto con l’editoria era un prezioso vizio di famiglia, evidentemente –, acquerelli e tecniche miste: un patrimonio che parzialmente sarà destinato alla sua terra, la Polonia, anche per la sordità di molte istituzioni italiane.
Una sintesi dolce e profonda sul lavoro di Alina Kalczyńska l’ha escogitata Carlo Belli, quando le chiese: “Alina, chi ti ha conferito la facoltà di far apparire i segni più elementari come espressioni di alta magia?” (All’insegna del Pesce d’Oro, Milano 1986).

Lorenzo Madaro

Si ringrazia Alessandro Ripamonti dello studio Kalczyńska per la collaborazione nel reperimento delle immagini.

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Lorenzo Madaro
Lorenzo Madaro è curatore d’arte contemporanea e docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di belle arti di Catania. Dopo la laurea magistrale in Storia dell’arte ha conseguito il master di II livello in Museologia, museografia e gestione dei beni culturali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È critico d’arte dell’edizione romana de “La Repubblica” e di “Robinson”, settimanale culturale del quotidiano Repubblica; collabora anche con Arte Mondadori, Artribune, Espoarte, Atp Diary e altre riviste ed è consulente del Polo biblio-museale di Lecce per attività curatoriali e di comunicazione. Nel 2021 è stato membro della commissione di selezione del Premio Termoli, insieme a Giacinto Di Pietrantonio, Alberto Garutti e Paola Ugolini, a cura di Laura Cherubini; e nello stesso anno Advisor del Premio Oliviero curato da Stefano Raimondi. Nel 2020 è stato tra gli autori ospiti del Festival della letteratura di Mantova, con un intervento incentrato su alcune lettere inedite di Germano Celant dedicate a due artisti italiani degli anni Sessanta, Umberto Bignardi e Concetto Pozzati. Tra le mostre recenti curate o coordinate, Gianni Berengo Gardin. Vera fotografia (Castello, Otranto 2020); Umberto Bignardi. Sperimentazioni visuali a Roma (1963-1967) (Galleria Bianconi, Milano 2020); Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro (Galleria Fabbri, Milano, 2019); ‘900 in Italia. Da De Chirico a Fontana (Castello di Otranto, 2018); To Keep At Bay (Galleria Bianconi, Milano 2018); Spazi igroscopici (Galleria Bianconi, Milano 2017); Mario Schifano e la Pop Art italiana (Castello Carlo V, Lecce, 2017); Edoardo De Candia Amo Odio Oro (Complesso monumentale di San Francesco della Scarpa, Lecce, 2017); Natalino Tondo Spazio N Dimensionale (Galleria Davide Gallo, Milano, 2017); Andy Warhol e Maria Mulas (Castello Carlo V, Lecce 2016), Principi di aderenza (Castello Silvestri, Calcio - Bergamo 2016), Leandro unico primitivo (promossa dal Mibact in diversi musei pugliesi, 2016); Spazi. Il multiverso degli spazi indipendenti in Italia (Fabbrica del Vapore, Milano 2015). È direttore artistico del progetto europeo CreArt. Network of cities for artistic creation per il Comune di Lecce. Ha pubblicato diversi cataloghi, saggi e contributi critici su artisti del Novecento e della stretta contemporaneità e insegnato Storia dell’arte contemporanea, Fenomenologia delle arti contemporanee e Storia e metodologia della critica d’arte all’Accademia di Belle Arti di Lecce.