C’è una nuova fiera a Torino. Intervista su NESXT

In realtà non è proprio una fiera. È un circuito off diffuso per la città, che inizia proprio oggi, e un festival nei giorni di Artissima & co. È la prima edizione di Nesxt, progetto diretto da Olga Gambari. L’abbiamo intervistata. E nei prossimi giorni vi racconteremo di Dama, di Flat, e naturalmente di Flashback, The Others, Artissima…

Almanac Inn - Emily Jones
Almanac Inn - Emily Jones

È uno dei neonati della settimana dell’arte torinese. Si chiama Nesxt ed è articolato in due fasi: un circuito off che, a partire da oggi 27 ottobre, si struttura come un festival, un “happening diffuso” che coinvolge 24 spazi cittadini di varia natura ma accomunati da “identità e progettualità ispirate all’innovazione e alla ricerca”. Un network che spazia da Autofocus | Vanni a Barriera, da Diogene a e/static, dalla Fusion Art Gallery fino al Teatro Baretti. Nella settimana di Artissima, invece, si attiva la sede di via Quittengo, con la mostra dei venti progetti di altrettante “realtà indipendenti italiani di produzione artistica: spazi no profit, collettivi, artist run spaces, associazioni e altre declinazioni di autoproduzione indipendente”. Una panoramica estesa e assai interessante che spazia da Rave di Udine a Bocs di Catania, da Wekbank di Bolzano a Ramdom di Lecce, da Carico Massimo di Livorno al Museo d’inverno di Siena.
Ci siamo fatti raccontare il progetto dalla sua direttrice, Olga Gambari. E con l’occasione abbiamo parlato anche della nuova Giunta e di cosa dovrebbe fare il MiBACT.

Nei primi mesi sembrava che il passaggio da decenni di governo cittadino in mano a quello che ora si chiama Partito Democratico alla nuova giunta del M5S fosse tutto sommato piuttosto morbido. Nelle ultime settimane invece c’è stata un’accelerazione importante, soprattutto nell’ambito della cultura. L’ultimo evento in ordine di tempo, nel momento in cui formuliamo questa domanda, sono le dimissioni di Patrizia Asproni da presidente della Fondazione Torino Musei. Un commento da parte tua – non tanto sulle dimissioni, quanto sulle prospettive a livello generale del comparto arte contemporanea.
Ci sono grandi aspettative, da parte di tutti. Un buon segno d’inizio è stata la nomina di Francesca Leon ad assessore alla Cultura, figura colta, preparata e sensibile, ricca di sguardi diversi. Per ora, a parte la questione Asproni, c’è stata calma piatta. Io spero e credo che sia un momento di insediamento, conoscenza e progettazione. E spero anche che i lavori inizieranno dall’ascolto, dalla conoscenza e dal confronto, soprattutto rispetto a quella zona di produzione culturale “dal basso” che da sempre costituisce il laboratorio e la risorsa, la zona fertile dinamica e produttiva che connota Torino storicamente.

C’era poca considerazione per quell’area?
Sì, ha patito molto in questi anni, messa in sordina, poco valorizzata, promossa, gratificata. Da lì bisogna ripartire, con qualità e senza nessuna forma di assistenzialismo, ma non valorizzando solo realtà che già da sole hanno potere e possibilità. O meglio, che ci sia un equilibrio osmotico tra ambiti diversi, e che il territorio risulti un luogo di transito coinvolto e attivo.

Le Dictateur + B-tomic
Le Dictateur + B-tomic

Sino all’anno scorso hai curato The Others, poi improvvisamente tu e il tuo gruppo avete fondato questa nuova non-fiera. Ci racconti cosa è successo?
The Others è stato un progetto importantissimo per me, che è cresciuto durante i miei tre anni di direzione, che ha proposto un concetto di fiera diverso, nuovo per l’Italia, che si confrontava con modelli europei. C’era un potenziale enorme, già avviato, ma bisognava continuare a pensarlo al tempo stesso come fiera e come progetto culturale, curandolo e nutrendolo senza interruzioni. Per me lasciarlo è stato triste, difficile e una grande delusione, umana soprattutto.
Il gruppo se ne è andato compatto ma ciascuno decidendo per sé (così come in autonomia si è ricoagulato in un altro progetto che è Nesxt), perché purtroppo non poteva più lavorare bene e in armonia con la proprietà committente: non c’era più un orizzonte di sviluppo e di team condiviso, né una serenità progettuale e di pianificazione. Quindi non aveva più senso, purtroppo, perché il progetto era ormai inficiato nel suo futuro, dal mio punto di vista. Anche perché The Others, per quello che tu chiami il mio “gruppo” – e mi piace come definizione, perché i progetti senza i gruppi non posso svilupparsi, e per me lavorare in gruppo è fondamentale – non era un brand ma un organismo vivo.

Se dovessi sintetizzare in cinque righe la formula di Nesxt? Fai una sorta di invito alla visita: venite perché…
Perché è il primo progetto, e festival, dedicato alla scena della produzione indipendente, e si può scoprire un mondo. Un modo e un orizzonte di vivere e pensare l’arte diverso, meno estraneo e più libero, oltre che appassionato e pieno di energia. Questi spazi, queste pratiche sono portatrici di modalità e mentalità molto interessanti, sono esperimenti in corso.

Diogene
Diogene

Come si sostiene Nesxt, considerato che gli espositori non pagano? Ho letto che c’è un contributo importante da parte della CRT.
È un progetto completamente non profit e gratuito per chiunque ne venga a contatto, che anzi offre anche ospitalità e altri piccoli aiuti ai progetti espositivi, oltre a un lavoro di networking e promozione. Si sostiene grazie al sostegno di figure pubbliche e private che credono nel progetto. La Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT è stata ed è fondamentale, credendovi quando era ancora un’idea.

Se il Ministero ti chiedesse un parere su come agevolare il comparto, quali consigli daresti? Penso soprattutto alle questioni fiscali, al diritto di seguito e via discorrendo.
Come sempre, chi si occupa di un settore dovrebbe conoscerlo e confrontarsi con coloro che ne sono i protagonisti. Nel sistema dell’arte è tutto molto complicato a livello sia nazionale sia regionale, per cui consiglierei al Ministero, banalmente, di fare delle interviste chiedendo a diverse figure di indicare le loro difficoltà e che cosa agevolerebbe loro la vita.

Marco Enrico Giacomelli

Torino // dal 27 ottobre al 6 novembre 2016
NESXT Circuito off
SEDI VARIE
Torino // dal 4 al 6 novembre 2016
NESXT Festival
SPAZIO Q35
Via Quittengo 35
[email protected]
http://www.nesxt.org/

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/57030/nesxt-festival/

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, la Libera Università di Bolzano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.