Dall’Archivio Viafarini. Intervista con Virginia Garra

Il ciclo di conversazioni tra Progetto /77 e alcuni degli artisti incontrati nell’ambito del progetto “Portfolio Review Re-enactment”, in collaborazione con Viafarini, stavolta dà voce a Virginia Garra. Autrice dell’opera video “RISONANZE, cammino sonoro in tre movimenti”.

Virginia Garra, Risonanze, cammino sonoro in tre movimenti, 2016 - still da video
Virginia Garra, Risonanze, cammino sonoro in tre movimenti, 2016 - still da video

Dopo Mati JhurryIsabella BenshimolGiada CarnevaleMarina CavadiniAldo LurgoDaniele PulzeMattia Agnelli e Roberto Casti, tocca a Virginia Garra (Milano, 1993) raccontarsi. Il lavoro di Virginia è come ascoltare una storia a una cena dove non si conosce nessuno, è come un nonno che racconta, è come ascoltare un artigiano parlare del proprio mestiere, è come ascoltare la storia di un partigiano, è come ascoltare la vita di un uomo lontano dalla vita metropolita, lontano dai non-luoghi, lontano dalle esperienze che possiamo provare collettivamente e che sono uguali per tutti. Le osserva attraverso l’obbiettivo di una videocamera o di una macchina fotografica e le restituisce al fruitore con un grado di emotività che si insinua tra il raccontare una storia e il catturare l’essenza che quella storia porta con sé.
L’opera RISONANZE, cammino sonoro in tre movimenti è un video che si compone di più livelli, l’ascolto della musica in un contesto naturale, l’ascolto nel contesto teatrale e la produzione degli strumenti, in questo caso violini, a partire dalla scelta dell’albero.

Virginia Garra, Risonanze, cammino sonoro in tre movimenti, 2016 - still da video
Virginia Garra, Risonanze, cammino sonoro in tre movimenti, 2016 – still da video

Larga parte della tua produzione si concentra sulla musica, da cosa nasce questo interesse?
Sono cresciuta in un ambiente familiare dove c’è sempre stata molta musica e quindi fin da bambina il mondo sonoro è stato parte delle mie esperienze. Lo studio del canto lirico è stato determinante per focalizzare il mio rapporto con questo ambito e per consentirmi di svilupparlo in diverse direzioni e con diversi approcci, in accordo con i miei studi in arti visive. Dopo aver acquisito una certa consapevolezza della tecnica vocale è nata l’esigenza di sperimentare la mia voce, ma allo stesso tempo di continuare un’indagine a tutto tondo che coinvolgesse il suono nei suoi molteplici aspetti.
Il mio lavoro RISONANZE, cammino sonoro in tre movimenti rappresenta questo tipo d’indagine, che si sviluppa nello studio del suono e della sua natura complessa, ricercandone in qualche modo l’origine e i continui incontri con la presenza umana, che lo interpreta, lo misura e lo trasforma.

La scelta del contesto o delle persone che filmi non sembra mai personale. Come scegli cosa indagare?
In effetti allontanare lo sguardo verso contesti o persone che apparentemente non hanno nulla a che fare con me risulta interessante per allargare la mia cosmogonia. Di fatto, però, negli incontri che riprendo nei miei video, ritrovo sempre la connessione con me stessa. Si tratta per lo più di situazioni legate al mio quotidiano, dove lo sguardo si getta oltre il primo impatto, su realtà piccole e non scontate, come può essere il lavoro di un uomo che di notte, in totale solitaria, sostituisce le pubblicità luminose.
La connessione può però anche nascere in situazioni lontane ma fortemente legate alla mia ricerca, come nel caso delle riprese ai forestali della Foresta di Paneveggio, ai musicisti del Museo del Violino di Cremona e a quelli in concerto sulle montagne, che sono alcuni episodi del video.

Virginia Garra, Risonanze, cammino sonoro in tre movimenti, 2016 - still da video
Virginia Garra, Risonanze, cammino sonoro in tre movimenti, 2016 – still da video

Perché la scelta del video come medium privilegiato? In quale rapporto sei con le situazioni e le persone che filmi, posizionata dietro l’obiettivo?
Per la verità questa è una scelta che vivo con naturalezza. Fin da subito ho trovato nel linguaggio video una notevole affinità alla mia espressione. In effetti si tratta di un medium che mi permette di far convivere immagine e suono e di prescindere dalle parole per raggiungere con precisione la sfera emotiva.
Prima di qualsiasi girato, entro sempre in contatto con le persone e con le situazioni che riprenderò e dedico alla loro conoscenza tutto il tempo che reputo necessario; è indispensabile instaurare un rapporto di fiducia reciproca, evitare che la presenza della camera sia invadente e, in generale, scongiurare ogni forzatura.
Le riprese avvengono senza che da parte mia ci siano specifiche indicazioni sulle azioni da compiere, ciò che mi interessa è osservare e, al momento opportuno, cogliere la realtà.

/77

www.viafarini.org
http://progetto77.tumblr.com/

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/77
/77 è un collettivo di artisti composto da Giulia Ratti, Alessandro Moroni, Nicole Colombo e Luca Loreti. L'intento del collettivo è di realizzare collaborazioni e progetti che coinvolgano giovani artisti, senza esperienze espositive importanti alle spalle. Il nostro interesse principale è quello di stimolare un dibattito collettivo sul lavoro e la ricerca dei singoli artisti anche e soprattutto al di fuori dell’ambito espositivo. /77 si propone di essere il miglior contesto possibile in cui mostrare, documentare, progettare, confrontarsi e discutere del proprio lavoro. Il nostro interesse principale sono la sperimentazione e la ricerca. Lo spazio fisico diviene un luogo in cui le opere sono ancora in potenza, un laboratorio dove le idee sono in fase di sviluppo. Con il nostro lavoro stiamo creando un network fra artisti, opere, nonché istituzioni che mantengano sempre vivo il dibattito sull’arte contemporanea e sull’attualità. La nostra pratica consiste nel comprendere ed andare incontro alle esigenze dei giovani artisti offrendo loro la possibilità di sviluppare progetti che gli permettano di approfondire in modo significativo la loro ricerca.