Una riflessione sulla funzione sociale e sull’accessibilità dei musei (e le esperienze di Brescia) 

Museologia e pubblici fragili. Un nobile binomio che incoraggia l’arricchimento delle professionalità museali e la permeabilità tra società civile e istituti culturali. Parla il direttore della Fondazione Brescia Musei Stefano Karadjovs

Tutte le arti contribuiscono all’arte più grande di tutte: quella di vivere, diceva Bertolt Brecht. Oggi i musei rispondono a tre istanze principali: quella scientifica, quella formativa e quella sociale. È su questi tre pilastri che si misurano i musei contemporanei, e tra questi i Musei civici di Brescia, gestiti dalla Fondazione Brescia Musei. La dimensione scientifica riguarda la ricerca, la conservazione, la valorizzazione del patrimonio. Significa custodirlo, arricchirlo e trasmetterlo alle generazioni future. La funzione formativa, invece, punta a costruire cittadinanza e consapevolezza attraverso il patrimonio, trasmettendo valori e creando continuità di pubblico. Infine, c’è la “missione” sociale: usare il patrimonio culturale per migliorare la qualità della vita. In questo ambito rientrano le azioni legate al benessere, al welfare, allo “stare meglio”. 

I musei di Brescia 

La gestione museale non può prescindere dall’ultima dimensione: i musei devono offrire progettualità dedicate a tutte le associazioni che nei rispettivi territori si occupano di pubblici fragili (portatori di disabilità sensoriali, motorie e cognitive, persone che vivono situazioni di marginalità sociale, povertà educativa): speciali visite guidate per i senza fissa dimora o laboratori progettati in collaborazione con il Tribunale dei minori per i giovani in attesa di giudizio – solo per citare due consolidate esperienze dei musei bresciani – rappresentano la bottom line dei musei al passo con i tempi, e solo così queste preziose istituzioni riescono ad accostare ogni pubblico al mondo dell’arte, stimolare la creatività, favorire la socializzazione. 

L’obiettivo di questi progetti dedicati alla fragilità sociale è mettere al centro le persone più deboli, lavorando sul rinforzo del senso di appartenenza alla cittadinanza, attraverso la trasmissione di conoscenze che nascono dalla condivisione. La storia dell’arte e la sperimentazione creativa sono gli strumenti attraverso cui tessere un dialogo profondo, nel quale chiunque, a prescindere dalla provenienza, dallo stato sociale ed economico, diventi un tassello importante e necessario per creare legami umani e culturali. 

Stefano Karadjov_Credits Fondazione Brescia Musei
Stefano Karadjov_Credits Fondazione Brescia Musei

Musei per percorsi di consapevolezza 

L’arte ha il potere di curare e la bellezza creata dall’uomo ha la capacità di lenire ferite, di rispondere concretamente alle angosce derivate dall’esistenza fragile. Nei musei di Brescia si sono intrapresi progetti nei quali spazio espositivo e patrimonio sono stati messi a disposizione di percorsi di consapevolezza, di auto-racconto, di elaborazione della propria esperienza. L’arte come uno specchio nel quale possiamo rifletterci e riflettere la società, tutta, imparando prima di ogni altra cosa che ciò che proviamo, i nostri stati d’animo, sono parte esperienziale che si può condividere, comprendendo che non siamo soli. 

La metodologia di conduzione delle attività permette di costruire nuove relazioni umane e di mettersi alla prova con sperimentazioni spesso nuove per i partecipanti, libere e liberatorie. I progetti si basano su principi fondamentali come l’accoglienza, la condivisione di regole che permettono di vivere in sicurezza e rispettosamente spazi pubblici che hanno la necessità di essere prima di tutto tutelati e protetti, quindi fruiti: da ciascuno e da tutti! In un rapporto metaforico, il bene culturale – prezioso e fragile – viene riflesso da ognuno di noi che, con la nostra storia, diventiamo un patrimonio del quale prendersi cura. 

Vittoria Alata e Nike senza ali_ chiostro Rinascimentale Museo Santa Giulia_2024 ph. Damiano Dargenio,
Vittoria Alata e Nike senza ali_ chiostro Rinascimentale Museo Santa Giulia_2024 ph. Damiano Dargenio,

Che cosa si è fatto a Brescia 

Il primo scrupolo su cui è fondamentale porre l’attenzione in fase di orientamento alla museologia sociale è l’adozione di un processo di costruzione dei progetti di tipo bottom up; le esperienze migliori tra le numerose che abbiamo testato a Brescia, ad esempio, sono originate da un’integrazione con il mondo dell’associazionismo e degli operatori di comunità, ascoltando le loro esigenze e non viceversa infondendo in loro, in modo paternalistico, un generico interesse per un progetto di tipo museale. 

Fondazione Brescia Musei ha progettato uno specifico filone di attività, sotto il cappello del concetto Maneggiare con cura (a cura di Cristina Mencarelli e Federica Novali), che contiene una trentina di progetti che i musei bresciani (www.bresciamusei.com) offrono ai pubblici fragili, svelando le possibilità che il museo mette a disposizione in ogni cluster sociale per diventare una vera e propria infrastruttura al servizio della comunità. 

Tra le più riuscite recenti attività educative e museali finalizzate a suscitare una “catarsi” di questo tipo annovero, nel 2024, il progetto Vittoria alata e Nike senza ali, su proposta dell’artista greca Mary Zygouri, curato da Elettra Stamboulis, realizzato insieme alla Cooperativa La Rondine. Il simbolo culturale di Brescia è la splendida Vittoria Alata, statua bronzea del I secolo d.C., che suscita numerose metafore tra cui il concetto di successo, di volare oltre i propri orizzonti, verso il traguardo, di “riuscire” nella vita. Zygouri ha lavorato con un gruppo composto da soggetti fragili con disabilità cognitiva che, nella percezione comune, vengono immaginati come persone con possibilità limitata di sognare e vincere, stimolandoli a realizzare un’azione artistica che coniuga l’intervento sociale dell’arte con la ri-significazione del patrimonio, aspetto peculiare della pratica dell’artista greca. 

Il progetto di Mary Zygouri 

Il progetto ha offerto un’esperienza di qualità e di alto profilo a un pubblico fragile: un invito a riflettere sul patrimonio culturale e ad immergersi nelle visioni dell’altro, approcciando l’arte e le testimonianze della storia attraverso una via interiore e non dogmatica, attivando un processo inverso, dalla fragilità alla normalità, affinché qualunque visitatore possa scalzare i propri preconcetti e le proprie sovrastrutture. 

L’impatto economico di questo tipo di attività sui bilanci dei rispettivi enti è del tutto residuale, benché il valore che essi generano in termini di impatto sociale sia elevatissimo. Nessun museo potrà perseguire in futuro il proprio rapporto con gli stakeholder locali senza giustificare se e come queste istanze di democrazia stiano penetrando nel tessuto connettivo dell’organizzazione; e il crescente ricorso alle Relazioni o Bilanci di missione e sostenibilità richiede di popolarle con iniziative dai forti impatti sociali sulla comunità: se non ora, quando? 

Stefano Karadjov 

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