L’assessora alla Cultura di Roma propone come capo staff un suo amico. Il Comune congela la nomina

Si ripete un po’ quanto accaduto mesi fa, quando la sindaca Raggi nel bel mezzo di un rimpasto di giunta ha nominato come assessore alla Cultura Lorenza Fruci, sua ex compagna di classe al liceo. E adesso Fruci propone, come capo staff, un suo caro amico. Ma il Comune per il momento ha congelato la nomina

Lorenza Fruci
Lorenza Fruci

Vi ricordate Lorenza Fruci? Nominata da quasi due mesi assessore alla cultura a Roma era scomparsa. No interviste, no progetti, no dichiarazioni. L’assessore alla cultura più ammutolito d’Italia. Oggi torna agli onori delle cronache sui giornali locali della Capitale. “Chi trova un amico, trova un tesoro”, recita un famoso proverbio, e a volte nell’amico capita di trovare anche un fedele compagno di avventure, un collaboratore, un collega di lavoro, un assessore, un capo staff. È quello che è accaduto al Comune di Roma pochi mesi fa quando, la sindaca Virginia Raggi, presa da un rimpasto di giunta particolarmente turbolento, ha revocato la delega di assessore alla Cultura a Luca Bergamo per nominare, nello stesso ruolo, Lorenza Fruci, sua compagna di classe ai tempi del liceo. Adesso pare che nella stessa situazione da “chi trova un amico, trova un tesoro” si trovi proprio Fruci che, all’ultimo momento, si sarebbe vista bloccare una delibera con la quale avrebbe nominato, come suo capo staff, un suo fidato amico e collaboratore. Così intimo da essersi dichiarato più volte – tra lo scherzo e la performance – suo marito (cosa che ha ingannato più di un giornale). E l’amico, in questo caso, avrebbe davvero trovato un tesoro: uno stipendio annuo pari a 90mila euro.

CHI È MASSIMILIANO CAPO

La persona che l’assessora Fruci aveva proposto come suo capo staff è Massimiliano Capo, organizzatore di eventi culturali e “senior content manager”, come leggiamo sul suo profilo LinkedIn. Sempre su LinkedIn, Capo scrive di se stesso: “mi occupo di comunicazione, e in particolare di comunicazione politica, da oltre trent’anni. Creo contenuti che incrociano testi, foto e video”. Capo è anche direttore artistico di Medioera, festival di cultura digitale e innovazione nato a Viterbo nel 2010 con lo scopo di “creare momenti di discussione ed approfondimento sulle tecnologie che sono ormai parte del nostro vivere quotidiano”, come riporta il sito web della manifestazione. Tra i collaboratori del festival è anche Lorenza Fruci, che ha spesso collaborato in passato con Capo. Cosa che i due non hanno mai nascosto, e anzi non hanno mai fatto mistero di essere molto amici: in un video pubblicato su Facebook durante il primo lockdown, un’attività digitale promossa da Medioera in cui Capo ha dialogato con Fruci intorno al tema della violenza sulle donne, i due hanno spesso scambiato battute che fanno certamente pensare a un’amicizia di lunga data. Nulla di male a nominare amici e amici degli amici in ruoli chiave quando si diventa potenti in politica, però a patto che il curriculum vitae sia adeguato e all’altezza, specie di quando sull’altro piatto della bilancia ci sono stipendi a tanti zeri. Quello che viene da chiedere a Fruci è: davvero a Roma non c’è nessun manager della cultura ed esperto di organizzazioni complesse e enti pubblici che meritasse di più quel ruolo pagato dai contribuenti? Non dimentichiamo che il capo staff equivale per l’assessore a ciò che per un ministro è il capo di gabinetto. E nonostante i lunghi silenzi di Fruci, l’Assessorato alla cultura di Roma è importante tanto quanto un ministero.

DALL’ASSESSORE AL CAPO STAFF. IL CRITERIO DELLE NOMINE AL COMUNE DI ROMA

Per ora nomina congelata, a quanto pare. Ma quanto accaduto solleva riflessioni ulteriori sulla classe politica della Capitale d’Italia e su una cosa che ai grillini – specie a quelli romani – non sembra proprio voler entrare in testa: la meritocrazia. Chiusi come in una fortezza, asserragliati nella ridotta, murati nel palazzo e incollati alle poltrone non fanno altro che nominarsi tra loro: parenti, amici, mogli, compagni di scuola. In tutto ciò i meritevoli rischiano di essere davvero molto molto più deboli degli ammanicati. E una città dove il merito è mortificato è una città che si depaupera ogni giorno, dove i giovani più in gamba vanno via, dove ogni speranza di evoluzione e cambiamento viene meno con conseguenze anche a lungo periodo.

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