Musei-Campus. Tre direttori scrivono il manifesto del museo del futuro (e del post-pandemia)

Tre direttori di musei italiani – Sylvain Bellenger (Direttore Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli), Sergio Risaliti (Direttore Artistico Museo Novecento, Firenze) e Giovanni Iovane (Direttore Accademia di Belle Arti di Brera, Milano) – nel clou della crisi sanitaria riflettono sulla visione e missione delle istituzioni museali nel futuro

Andrea Francolino, Humus, 2020. Museo Novecento, Firenze 2020. Photo Leonardo Morfini
Andrea Francolino, Humus, 2020. Museo Novecento, Firenze 2020. Photo Leonardo Morfini

musei pubblici sono un’antica istituzione nata con l’Illuminismo e con la nascita delle moderne democrazie; sono stati lo strumento principale di affermazione di quello che è stato definito lo “stato culturale”. Come strumenti di espansione e diffusione pressoché capillare di una civiltà sempre più desiderosa di conservare e valorizzare il patrimonio, educare al gusto, storicizzare e diffondere la conoscenza artistica e la memoria simbolica, sembrano essere entrati in crisi. La loro stessa sopravvivenza è messa in dubbio. Il museo luogo di godimento, di sviluppo della capacità critica e del talento creativo in presenza di opere e manufatti sembra essere superato dall’esperienza virtuale e digitale. La pandemia, con gli esiti prodotti sul piano sanitario, economico, culturale e psicologico globale, ha accelerato la crisi dei musei, mettendo in discussione le strutture da ogni punto di vista a cominciare dalla loro impalcatura economica.  Al contempo, questa crisi, ha dato impulso a progetti di revisione e di progettazione delle sue funzioni e performance, della stessa identità e sostenibilità, di un nuovo e diverso posizionamento in ambito culturale e sociale. Inoltre la pandemia ha colpito la mobilità e l’avvicinamento, la condivisione di gruppo e le esperienze collettive all’interno degli spazi del museo, privandoci di un’esperienza fondamentale per lo sviluppo della sensibilità e dell’immaginazione attraverso il contatto diretto e fisico con le opere e assieme agli altri.

Reggia di Capodimonte
Reggia di Capodimonte

VISIONE E MISSIONE DELLE ISTITUZIONI CULTURALI

A fronte di questa crisi dobbiamo evidenziare un punto essenziale della questione. I musei sono istituzioni fondamentali per la crescita culturale del paese, il benessere dei cittadini, la fioritura del talento e lo sviluppo delle qualità competitive sia dal punto di vista cognitivo che creativo. Soddisfano turismo, intrattenimento, moltiplicano benessere materiale ma non bisogna dimenticare che la loro principale funzione consiste nell’essere strumento di formazione e di sensibilizzazione estetica, di sviluppo cognitivo attraverso la lettura e la critica delle immagini, soprattutto nei territori e nelle comunità sia locali che nazionali, con programmi rivolti principalmente ai bambini e ai ragazzi, ai giovani, agli artisti e agli studiosi. In questo senso i musei sono strumenti di inclusione e d’integrazione, di uguaglianza e di diplomazia culturale in grado di crescere cittadini sensibili e dotati di gusto, di interesse per la memoria artistica e simbolica, di desiderio di bellezza, di curiosità aperta e tollerante. Sono anche luoghi di formazione per nuove generazioni di artisti e di amanti dell’arte. L’arte è un patrimonio universale e un fattore di crescita sia individuale che collettiva, da vita a comunità aperte e accoglienti, abbatte confini e barriere ideologiche assieme a quelle formali. Il Museo è una cassa di risonanza della società, che deve collaborare alla creazione dell’humus socio-culturale e che lo circonda. Oggi, ancor più di ieri e come tante altre istituzioni, anche i musei non possono isolarsi nel proprio mondo fatto di stabili e antiche certezze culturali, in una visione statica delle proprie funzioni.

L'Accademia di Brera
L’Accademia di Brera

COME RIPROGETTARE I MUSEI DURANTE E DOPO LA PANDEMIA?

Adesso, nel pieno di questa crisi globale, dobbiamo riprogettare i nostri musei siano essi statali, civici, piccoli e grandi, pubblici e privati, siano essi di arte antica, moderna o contemporanea. Dobbiamo agire guardando a sostenibilità finanziaria e innovazione scientifica, al massimo dell’apertura culturale, spingendo l’acceleratore sulla creatività, la brillantezza concettuale, l’anticonformismo.  Musei e mostre dovranno essere giudicati sulla base di parametri quali la sostenibilità economica, la pertinenza pedagogica e di immaginario, il grado di aggiornamento e sperimentazione. Da luogo della memoria il museo deve trasformarsi in spazio formativo e di ricerca per creare futuro ridefinendo in modo creativo e sensibile l’approccio scientifico, la conoscenza e la conservazione del passato. Da decenni nessun museo vive solo di conservazione, e fin troppo si è abusato della conservazione per capitalizzare la rendita di posizione con essa generata. Il programma di valorizzazione dei musei si è però avvalso sempre di più di progetti espositivi tesi a incentivare e sviluppare ricerca e diffusione della conoscenza, amore dell’arte e aggiornamento. I progetti espositivi hanno altresì funzionato da moltiplicatori culturali rinnovando curiosità e interesse, fidelizzando il pubblico, rigenerandolo e rinnovandolo.  La museologia non può essere allora che fluida e rinegoziabile, pur nel rispetto della funzione originale dell’istituzione museo che è cosa diversa da una pura e semplice forma di intrattenimento o dalle forme più eccessive e dilaganti di spettacolarizzazione e di capitalizzazione del ‘sacro’ patrimonio artistico. Marketing culturale, commercializzazione degli scopi, quantificazione merceologica dei risultati, dipendenza dalle regole del profitto non devono snaturare la libera funzione culturale e l’esercizio della stessa. Deve essere quindi rafforzato il patto di collaborazione e solidarietà tra pubblico e privato, individuando orizzonti e nuovi limiti della mission scientifica-creativa.

MUSEI COME CAMPUS E POLI CULTURALI

Per tutta questa serie di ragioni dobbiamo immaginare un modo nuovo e diverso di organizzare, gestire, sviluppare il museo. Che non potrà essere una realtà statica, costretta a vivere o sopravvivere lontano dalla realtà a semplice tutela del patrimonio artistico e dalla sua aura. Noi pensiamo quindi a nuovi musei come campus dinamici o poli culturali, come centri propulsori di attività e funzioni complementari e necessarie partendo da conservazione e tutela, valorizzazione e aggiornamento, ma considerando la centralità della ricerca e sperimentazione, della didattica e formazione, della mediazione culturale e nuova produzione digitale. Soprattutto i musei, intesi e strutturati come campus, dovranno diventare necessariamente luoghi interdisciplinari di residenze artistiche e di laboratori creativi, istituti di formazione e perfezionamento per curatori, restauratori e mediatori culturali. Si dovranno quindi dotare di spazi idonei a tale finalità, di progetti finanziari adeguati, di collaborazioni tra pubblico e privato. In questo modo, dovranno essere sviluppati processi di rigenerazione urbana e di implementazione professionale. Qualcosa, quindi, di assolutamente diverso e più dinamico dal tradizionale deposito di arte, la cui natura ingombrante e statica è superata da nuovi modelli epistemologici e nuove necessità culturali, da nuovi flussi di desideri e gusti, da opportunità scientifiche e creative.

Sylvain Bellenger, Direttore Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli
Sergio Risaliti, Direttore Artistico Museo Novecento, Firenze
Giovanni Iovane, Direttore Accademia di Belle Arti di Brera, Milano

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.