Federculture 2020: il report annuale e le riflessioni sul settore cultura in epoca Covid

Presentato il rapporto annuale Federculture 2020: non ha potuto non tenere conto degli effetti della pandemia sul settore culturale. Una sorta di “diario della crisi”, tra indagini, dati statistici, perdite, adeguamenti e aspettative.

Andrea Cancellato, presidente Federculture
Andrea Cancellato, presidente Federculture

Quando si parla del settore culturale oggi non è possibile non riflettere sugli effetti della pandemia, la stessa a causa della quale è stato necessario rimodulare atteggiamenti e azioni dei soggetti che orbitano attorno allo svolgimento dell’offerta culturale. “Il rapporto si apre con la consueta analisi dei dati che in questo caso affondano le radici negli ultimi 20 anni di storia, con un focus specifico sulle politiche per la gestione culturale nello stesso arco temporale”, spiega Daniela Picconi, Vice Presidente Federculture e Direttore Operativo Palaexpo, in conferenza con il Ministro Dario Franceschini, Umberto Croppi, Direttore Federculture, Andrea Cancellato Presidente Federculture e Remo Tagliacozzo, Amministratore Unico Zètema Progetto Cultura. È possibile definire il 16. Rapporto Annuale di Federculture come un vero e proprio “diario” della crisi, articolato in tre sezioni che toccano innanzitutto le filiere della cultura, analizzando i passaggi che hanno portato a gestire prima l’emergenza e poi a progettare la ricostruzione.

CULTURA PER UN NUOVO WELFARE ITALIANO

“Oggi il Ministero dei beni e delle attività culturali deve diventare il più importante di un “nuovo” Welfare Italiano, cioè il ministero che contribuirà a rendere la cultura l’elemento chiave del nostro vivere in comunità”, commenta Cancellato, elencando una serie di interventi necessari per il settore culturale, investimenti e mobilitazioni di risorse in grado di dare nuova luce ad un Paese travolto dall’emergenza.  Fondamentale anche la progettualità digitale che offre a tutti l’opportunità di godere del grande patrimonio archivistico delle istituzioni culturali “al fine anche di consentire il lavoro di ricerca e di valorizzazione in remoto”.Un aspetto importante anche per il Ministro Franceschini: “in questa specifica fase è stato quasi tutto gratuito e si è cercato di colmare dei vuoti derivati dalla chiusura dei luoghi della cultura, ma in prospettiva quella digitale può diventare un’offerta integrativa molto importante. Penso che appena questa pandemia avrà fine ci sarà una ripartenza dei consumi culturali molto forte”.

RAPPORTO FEDERCULTURE 2020 – UN PANORAMA VENTENNALE

Il rapporto traccia un panorama ventennale del settore culturale con indagini, dati, riflessioni e previsioni che aiutano a guardare al prossimo futuro, traducendo in punti di forza tutte quelle potenzialità che risultano ancora inespresse. A raccontarlo in sintesi è Umberto Croppi, reduce dal successo della Quadriennale, con una attenzione particolare agli associati, a tutti quei manager che gestiscono le imprese culturali. Non mancano riflessioni generate dal lockdown e, per la prima volta, la pubblicazione de “le raccomandazioni” dellaboratorio di Ravello Lab dello scorso anno che sono la sintesi dell’annuale Think Tank. Il trend, in sintesi, riguarda gli investimenti fatti dal 2000 al 2020. Cosa si evince da questo quadro? A rispondere è sempre Croppi, numeri alla mano, tra salite e discese. “In questo specifico arco temporale la spesa da parte dello Stato è aumentata in maniera evidente, precisamente dell’11% con – in compenso- un crollo degli investimenti degli altri soggetti pubblici, in particolare le Province e Comuni (rispettivamente il 27% e il 23%). Parallelamente però si registra un fenomeno inverso che riguarda la spesa culturale da parte delle famiglie italiane che è aumentata del 31% per la cultura e rispetto al PIL del 49%”. Importanti sono stati anche le risorse dedicate al settore, come l’Art Bonus, e si è evidenziata anche una crescita dell’affluenza turistica sia degli stranieri che degli italiani, ma è pur vero che la situazione attuale ha aperto “il vaso di Pandora”,accendendo un faro su tutte quelle carenze da dover studiare e sviluppare. “Un’indagine fatta in pieno lockdown, alla quale hanno risposto più di 60 aziende, ha dato delle indicazioni sulla loro capacità di adeguamento e sulle aspettative prodotte. In quella fase abbiamo rilevato che il 90% delle aziende ha dovuto bloccare la propria attività, trasferendo l’85% dei dipendenti e collaboratori in smartworking. Ma, al momento della ripresa, cioè il 18 maggio – inizio della Fase 2 – solo il 17 % di queste hanno ripreso l’attività, con una graduale ripresa nei mesi successivi”. Dati che però si scontrano con la imminente chiusura di molte attività culturali.Nonostante tutto, malgrado questa crisi stia mettendo a dura prova il settore, sta anche mettendo in luce tutti quegli elementi nevralgici oggi spunto di riflessione e domani trampolino di lancio per la rinascita.

-Valentina Muzi

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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.