Salvador Dalì riapre Palazzo delle Papesse a Siena. Mostra e polemiche

Dopo 12 anni di chiusura riapre l’ex centro d’arte contemporanea senese con una mostra di Salvador Dalì che si svolgerà per ben 12 mesi. Ma gli organizzatori non c’entrano nulla con la Fondazione ufficiale dell’artista spagnolo

Dalì a Siena - una scultura appena prodotta nella Fonderia Perseo di Mendrisio
Dalì a Siena - una scultura appena prodotta nella Fonderia Perseo di Mendrisio

La novità dovrebbe essere accolta con giubilo: il Palazzo delle Papesse di Siena riapre al pubblico per ospitare eventi artistici dopo ben 12 anni di serrata. Con una grande mostra su Salvador Dalì per giunta. Mostra che durerà – dal prossimo 18 settembre – per un anno intero garantendo oltretutto l’assunzione di una quindicina di maestranze locali per gestire e sorvegliare le ben 200 opere in esposizione. Tutto bene come celebra festante la stampa e la politica locale? Vediamo.

Palazzo delle Papesse a Siena
Palazzo delle Papesse a Siena

PALAZZO DELLE PAPESSE A SIENA. LA STORIA

In primo luogo riavvolgiamo il nastro di un paio di decenni. Tutti gli appassionati d’arte con età dai 40 in su si ricorderanno senza dubbio l’epopea di questo centro d’arte contemporanea che alla fine degli Anni Novanta, diretto da Sergio Risaliti e poi negli anni Duemila da Marco Pierini e sostenuto dal Comune di Siena che lo concepì ai tempi di Pierluigi Piccini sindaco, fece faville per alcune stagioni grazie a scelte coraggiose e innovative e ad una disponibilità economica da vacche grasse. Con la crisi in arrivo, infatti, nel 2008 il comune finanziatore – che nel frattempo aveva cambiato guida – alzò bandiera bianca e dopo un decennio l’arte contemporanea abbandonò Siena con la stessa velocità con cui era giunta.

IL PALAZZO DELLE PAPESSE E LA BANCA D’ITALIA

Oggi, insperatamente e proprio nel bel mezzo di una crisi decisamente peggiore di quella di 12 anni fa, finalmente si riapre. L’edificio – un raro palazzo rinascimentale nel cuore della città progettato per la famiglia Piccolomini da una star dell’epoca come Bernardo Rossellino – è da tempo di proprietà della Banca d’Italia: fu sede della filiale senese dell’istituto centrale, poi fu appunto affittato al Comune per farci il museo (ma gli spazi a fine Anni Novanta ospitavano anche un’accademia multimediale assai all’avanguardia per l’epoca) e infine si tentò la vendita senza riuscire mai nell’intento anche a causa dei numerosi vincoli soprintendenziali sull’immobile. Nel 2020 la novità che doveva concretizzarsi in primavera ma che a causa del Covid prenderà forma in autunno: si riapre con una mostra.
Le sculture di Dalì vendute dall'organizzazione di Beniamino Levi
Le sculture di Dalì vendute dall’organizzazione di Beniamino Levi

BENIAMINO LEVI E SALVADOR DALÌ

Visto che c’è una mostra è lecito domandarsi se i contenuti artistici previsti saranno all’altezza di un contenitore che si era contraddistinto per ospitare progetti di ricerca apprezzati a livello internazionale.
Il nuovo inquilino che ha affittato per un anno lo spazio direttamente da Bankitalia è l’organizzazione che fa capo al mercante d’arte Beniamino Levi, nota per organizzare mostre sul grande artista spagnolo apprezzate dal pubblico e assai discusse dalla critica. Le mostre si basano sul fatto che da anni Levi sostiene di avere alcuni diritti – firmati direttamente dallo stesso Dalì oltre che da un suo segretario e forse dalla sua compagna Gala – per riprodurre a livello scultoreo le sue opere. Questi oggetti vengono poi realizzati nella fonderia artistica Perseo posseduta da Levi in Svizzera a Mendrisio e piazzati sul mercato come multipli o nelle varie mostre che servono a fare divulgazione e a promuovere la vendita. Questo meccanismo – la realizzazione in gran quantità di oggetti firmati da un autore morto 40 anni fa – ha fatto ovviamente alzare più di qualche sopracciglio ed è stato protagonista di numerosi articoli e inchieste che trovate nei link nel prosieguo dell’articolo.
Dalì a Siena - una scultura appena prodotta nella Fonderia Perseo di Mendrisio
Dalì a Siena – una scultura appena prodotta nella Fonderia Perseo di Mendrisio

“LEVI? HA AL MASSIMO 5 OPERE ORIGINALI DI DALÌ”

Sono anni che la Fondaciò Gala-Dalì con sede a Figueres (l’unico ente ufficiale per la tutela dell’opera del maestro) si sgola nel ripetere che quelle non sono opere autentiche, che Dalì non ci ha mai messo mano e che non sono nulla di più di riproduzioni tridimensionali di opere pittoriche, insomma dei grandi, piccoli o medi souvenir prodotti in fonderia a varie dimensioni e diverse patine da vedere in tutto il mondo. Anche per superare questo malinteso probabilmente la Fondazione ha iniziato a pubblicare il Catalogo Ragionato della scultura di Dalì, cosa che forse potrà fare maggiormente chiarezza. Nel frattempo la Fondazione continua a ripetere che Levi non ha più di due o al massimo cinque opere realmente attribuibili a Dalì, le altre sarebbero tridimensionalizzazioni di alcune normali opere bidimensionali. Anche se a dire il vero anche la Fondazione qualche anno fa ha avuto i suoi problemini.
Ciononostante l’organizzazione di Beniamino Levi, la The Dalì Universe, ha sempre continuato a sostenere la propria buona fede e ad allestire mostre dovunque, l’unica mostra che è stata all’ultimo sospesa è proprio quella prevista per la Spagna: l’ente ospitante alla fine non se l’è sentita. Arrivando – e anche lì ci furono polemiche – fino all’edizione dello scorso anno di Capitale Europea della Cultura a Matera dove peraltro la mostra è ancora in corso prorogata fino al 30 novembre 2020.
Dalì a Siena - la produzione delle sculture nella fonderia Perseo di Mendrisio
Dalì a Siena – la produzione delle sculture nella fonderia Perseo di Mendrisio

THE DALÌ UNIVERSE ALLA CONQUISTA DEGLI ENTI LOCALI

Ma Matera non è l’unico ente locale a farsi affascinare dalle sculture di Levi. Anche perché quando si allestiscono questo genere di mostre l’unico investitore è la parte privata mentre il comune di turno non ha costi: concede il patrocinio e può vantarsi di avere in città la mostra di un grande nome noto a tutto il popolo. Un’operazione win-win: gli organizzatori vendono biglietti, vendono multipli e si accreditano come soggetto istituzionale (utilizzando location magniloquenti pagandole in maniera simbolica, come avviene in questo caso), mentre la politica si fa bella raccontando di aver portato un grande artista. Spesso le varie mostre finiscono per sovrapporsi: come faccia la Dalì Universe a organizzare una grossa mostra a Siena avendo ancora in corso una grossa mostra a Matera è misterioso, ma tant’è.
E a nulla valgono nel frenare i facili entusiasmi di alcune amministrazioni pubbliche la tutt’altro che edificante rassegna stampa internazionale sulle vicissitudini del mercato del Dalì scultore e la costante sequela di polemiche ogni qual volta che la mostra è stata allestita: perfino a Sorrento c’è stata parecchia maretta con consiglieri comunali d’opposizione irritati per l’esposizione del quasi-Dalì (l’interrogazione presentata in quell’occasione è tutta da leggere) per non parlare di Pietrasanta.
Autentica tipo di una scultura prodotta da Beniamino Levi
Autentica-tipo di una scultura prodotta da Beniamino Levi

DALÌ O QUASI-DALÌ?

Quasi-Dalì, si badi bene, non è una nostra insinuazione ma un autentico neologismo coniato una decina d’anni fa dal Guardian, forse il più autorevole quotidiano d’Europa, che in questo articolo ha spiegato con dovizia di particolari il meccanismo dietro al business di Levi. Un business che da qualche anno si avvale anche di soci finanziari di rilievo visto che stando a questo articolo Levi ha da qualche tempo ceduto una parte della sua impresa ad un fondo di investimento che punta magari anche grazie alla mostra di Siena di allargare legittimamente il giro d’affari.
Ferruccio Carminati in una recente mostra mercato delle opere di Dalì allestita a Parma
Ferruccio Carminati in una recente mostra mercato delle opere di Dalì allestita a Parma

LA LEGA NORD DI SIENA E DALÌ

Analizzate tutte le controversie e ribadita la nostra delusione nel vedere uno spazio mitico dell’arte contemporanea italiana riaprire all’insegna di discutibili eventi commerciali (ma siamo pronti a cambiare idea dopo aver visto mostra e opere), occorre sottolineare un passaggio, anche per non irritare gli agguerriti studi legali che difendono Levi e per evitare malintesi: organizzare mostre di dubbio gusto non è illegale, non è vietato e non è un reato. Di più: neppure produrre e vendere multipli o riproduzioni d’arte rappresenta alcunché di illecito se si può dimostrare di averne i diritti. Per cui la questione non è da leggersi sul piano giudiziario bensì su un piano squisitamente politico e culturale. Ci si chiede come mai un ente locale come il Comune di Siena se vuole organizzare una mostra di Dalì non alzi il telefono e si rivolga alla fondazione ufficiale dell’artista e contatti invece una organizzazione commerciale dedita tra le altre cose alla vendita di riproduzioni e multipli. “Da Siena ci ha chiamato Eleonora Raito, la capogruppo della Lega in consiglio comunale” spiega nelle interviste Ferruccio Carminati, business developer della Dalì Universe che aggiunge: “siamo ancora in pieno Covid, non sappiamo quanta gente verrà, punteremo moltissimo sulle scuole“. Vedremo quali e quanti insegnanti riterranno didatticamente valida la mostra.
Eleonora Raito – capogruppo del partito di maggioranza in città – si è dunque spesa molto per far arrivare in città le sculture e i multipli di Dalì (o quasi-Dalì che dir si voglia) e abbiamo sentito anche il suo parere.
Io sono anche in commissione cultura e mi sono messa a cercare informazioni su Dalì” ci ha raccontato Raito. “È spuntata l’organizzazione di Levi. Allora li ho contattati e mi hanno ricevuto immediatamente a Milano, poi ho sentito il dipartimento immobiliare di Banca d’Italia, ho verificato che applicassero un affitto puramente simbolico e siamo andati avanti. Poi il rinvio causa Covid. So anche io delle controversie tra Fondazione e Levi ma ho appurato che la società di Levi ha un contratto, tra l’altro bellissimo, scritto di pugno da Dalì e contro la Fondazione ha sempre vinto le cause. Insomma, siamo tranquilli dal punto di vista legale. E poi non sono tutti multipli, ci sono anche dei pezzi unici in mostra. Cosa faremo tra un anno nel Palazzo delle Papesse? Se non ci sarà una proroga di questa mostra cercheremo un altro operatore, confesso che a noi non piacerebbe vedere il palazzo venduto. Ad ogni modo su tutti i punti la Giunta è con me e mi sta supportando e affiancando“. Verrebbe voglia di chiedere conferma all’assessore alla cultura, ma la Giunta del Comune di Siena da oltre due anni ne è priva…
– Massimiliano Tonelli
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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.