Emergenza Coronavirus la cultura in Spagna si ferma. Madrid chiude tutti i suoi meravigliosi musei

Anche Madrid si ferma. Per ragioni sanitarie, il Ministero di Cultura ha deciso di chiudere al pubblico il Museo del Prado, il Thyssen e il Reina Sofia, insieme a tutti gli altri musei, grandi e piccoli, della capitale, gli archivi di stato e la Filmoteca nazionale

Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid
Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid

La notizia è giunta a un solo giorno di distanza dalla sospensione delle attività didattiche nella Comunità di Madrid, fino al 25 di marzo. Per ragioni sanitarie, il Ministero di Cultura ha deciso di chiudere al pubblico il Museo del Prado, il Thyssen e il Reina Sofia, insieme a tutti gli altri musei, grandi e piccoli, della capitale, gli archivi di stato e la Filmoteca nazionale. I tre grandi musei nazionali spagnoli avevano già del resto registrato un calo drastico di visitatori negli ultimi giorni, per la diminuzione generale del flusso turistico. Sulle rispettive pagine web, le direzioni del Prado e del Reina avevano già annunciato nei giorni scorsi maggiori controlli e misure restrittive d’accesso alle sale solitamente più affollate: come quelle che ospitano i capolavori di Bosch e Las Meninas di Velázquez, al Prado, o la sempre affollatissima sala di Guernica, al Reina Sofia.

Giacometti e Velázquez © Alberto Giacometti Estate VEGAP, Madrid, 2019. Photo © Museo Nacional del Prado
Giacometti e Velázquez © Alberto Giacometti Estate VEGAP, Madrid, 2019. Photo © Museo Nacional del Prado

UN MUSEO CHIUSO SOLO QUATTRO VOLTE IN 200 ANNI

Madrid senza il Prado è un po’ come Napoli senza il mare. Il più grande museo di Spagna – e uno dei più belli, appassionanti e visitati al mondo – ha chiuso i battenti per non mettere a repentaglio la salute del pubblico, cosi come quella dei suoi lavoratori.  La notizia è senz’altro da segnare negli annali del museo, visto che, in duecento anni di vita, una chiusura inaspettata è avvenuta solo quattro volte. La prima fu durante la Guerra Civile, tra il 1936 e il 1939, quando nove bombe si abbatterono sullo storico edificio progettato alla fine Settecento da Juan de Villanueva; in quegli anni perciò una parte consistente delle collezioni reali – 361 capolavori di pittura, perlomeno le opere trasportabili – fu evacuata dal museo e seguì le peripezie del governo repubblicano. Prima a Valencia e in Catalogna, poi a Ginevra, dove grazie a un’accordo con la Società delle Nazioni furono esposte al Musée d’Arts et d’Histoire della città, in una mostra eccezionale visitata da personalità del mondo dell’arte e della cultura di tutta Europa e da celebri artisti come Giacometti. Le successive cause di chiusura straordinaria del museo nel ventesimo secolo furono invece di carattere sindacale: uno sciopero dei lavoratori del museo durante le fasi di negoziazione per il rinnovo del contratto collettivo (dal 3 al 13 novembre del 1987) e lo storico sciopero nazionale che paralizzò la Spagna intera il 14 di dicembre dell’anno dopo. Una strana coincidenza. La più recente e tristissima ragione di chiusura del Prado fu proprio il 12 marzo di sedici anni fa, in segno di lutto per le vittime degli attentati islamici dell’11 M del 2004.

Rinascimento a Venezia, exhibition view at Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid 2017
Rinascimento a Venezia, exhibition view at Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid 2017

IL PRADO È CON TE

Rispetto agli anni Trenta e agli anni Ottanta del secolo scorso, oggi i musei possono sfruttare i vantaggi della comunicazione digitale e il potere divulgativo (a volte considerato eccessivo) delle reti sociali, per raggiungere un pubblico il più vasto possibile. Se davvero, come molti sostengono, l’arte, la musica e la cultura in generale sono la medicina migliore per mantenere in forma il cervello umano, è proprio durante una pandemia, fenomeno che può abbattere psicologicamente gli animi, che la cultura può e deve mettere in moto tutte le sue risorse mediatiche di comunicazione e perché no, anche di intrattenimento. Ben vengano dunque tutte le iniziative online di musei e istituzioni culturali italiani e stranieri che stanno fiorendo un po’ ovunque. Il Museo del Prado ha messo a punto negli ultimi anni una delle più complete pagine web di carattere interattivo (premio Webby nel 2016), con tantissimi contenuti online in grado di soddisfare le curiosità del pubblico generalista, cosi come gli interessi e le ricerche degli studiosi. In epoca di Coronavirus, la direzione del museo ha deciso perciò di incrementare i collegamenti Instagram e Facebook. L’idea è realizzare dirette video di un’ora e più al giorno con i conservatori che di volta in volta presentano sulle reti sociali un’opera d’arte della collezione; oppure, mostrare le attività meno conosciute della pinacoteca o le aree del museo non aperte al pubblico. Il primo giorno di chiusura del museo non poteva essere che il direttore Miguel Falomir a dare il via a questo nuovo ciclo di dirette video, con l’entusiasmante racconto del Lavaggio dei piedi, capolavoro di Tintoretto che campeggia nella galleria centrale del Museo. E’ un autentico lusso ascoltare le spiegazioni di Falomir che, non solo è uno dei più autorevoli specialisti di pittura veneziana, ma anche un appassionato divulgatore. Le dirette dell’opera commentata, cosi come gli altri contenuti online confezionati dal museo, restano poi disponibili on demand sulla piattaforma di YouTube.

  Federica Lonati

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.