Stante la drammaticità della situazione attuale, gli effetti della pandemia coronavirus potrebbero avere anche qualche sembianza positiva. E condurre a una rinascita del Paese. Le riflessioni di Massimiliano Tonelli.

Non ci si nasconda dietro a un dito. Nessuno può affermare che in situazioni simili – a questo grado di inedita gravità globale – non si corra il rischio di farsi vincere dalla tristezza, addirittura dalla depressione. Ma se è fondamentale tenere altissimo il livello di responsabilità e consapevolezza, non bisogna dimenticarsi mai di guardare al dopo. Ogni grande crisi porta a un cambiamento e, visto che qui si parla di creatività, l’auspicio diffuso e collettivo è quello di affrontare le criticità in maniera creativa. Si può e si deve fare, perché il dramma economico, sociale, psicologico che seguirà il dopo-virus non deve andare “sciupato” e deve servire a qualcosa. Ecco quale può essere la risposta creativa all’incubo del contagio.
Questa situazione di temporanea difficoltà deve essere sfruttata. Deve essere il bagno dove immergiamo i nostri difetti di Paese e lo tiriamo fuori ripulito. Una abluzione bollente dolorosa nell’immediato, ma benefica nel medio periodo.

I PROBLEMI DEL PAESE

Il Paese ha dei problemi, dei difetti, delle tare non più accettabili. Tutto questo ne costituisce cancrena e zavorra, ne limita clamorosamente la crescita nonostante le potenzialità siano le più straordinarie al mondo. Non è più accettabile: si utilizzi questo frangente per cambiare tutto dal punto di vista delle norme penalizzanti, della burocrazia vessatoria, della corruzione, delle leggi che premiano i furbi più che gli onesti, della privacy che pare contare di più della giustizia o della sicurezza.
Parliamo di cose grandi che riguardano il patto sociale che tiene in piedi un grande Paese: dopo quello che stiamo vedendo, dopo la prova del servizio sanitario pubblico, dopo questo delirio collettivo, possiamo immaginare di accettare ancora in Italia la presenza dell’evasione fiscale? La presenza di una giustizia lenta che non dà certezza della pena e che allontana gli investimenti internazionali? Possiamo ancora accettare scelte fatte sull’onda dell’ideologia e non del pragmatismo e del buon senso? Deve cambiare proprio la partita e questa è l’unica occasione possibile per le caratteristiche che ha, raffrontabili per certi versi solo al grande conflitto mondiale degli Anni Quaranta.

LE SCELTE INDIVIDUALI

Parliamo invece delle piccole cose del nostro piccolo mondo. Dopo quello che abbiamo vissuto, dopo un’epidemia che ci ha colto come una popolazione inerme in pieno Medio Evo, ci possiamo ancora permettere sprechi, dispendi inutili di energia, campanilismi? Ci possiamo permettere di avere tre, quattro, cinque fiere d’arte contemporanea invece di una sola fiera, grande, forte, significativa? È un esempio simbolico, ovvio. Ma ci siamo capiti: cambiare tutto. O meglio, cambiare quello che deve essere cambiato perché è indifendibile. Il resto: valorizzarlo, conservarlo, rilanciarlo.

Massimiliano Tonelli

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #54

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune.