L’emergenza Coronavirus ha messo in luce la fragilità del sistema culturale, che sta reagendo, però, in maniera compatta. Ma allora quali sono le prospettive future? Le riflessioni di Massimiliano Zane.

Il Coronavirus ha creato uno stato di emergenza che, tra gli altri, sta mettendo in ginocchio tutto il settore della cultura e della creatività dell’Italia, un comparto essenziale non solo per la nostra economia ma per la nostra stessa qualità della vita. Un ecosistema complesso, già endemicamente fragile, travolto da una emergenza contingente che ha portato alla luce difficoltà e contraddizioni che lo affliggono, alcune delle quali da tempo conosciute, ancorché ignorate. Una situazione a tratti surreale, che vede migliaia di operatori di ogni ordine e grado, di professionisti (molti dei quali senza alcuna indennità) e di imprese, accanto a milioni di visitatori (con una sostanziale paralisi del turismo interno oltre che quello internazionale), tutti “congelati” nel giro di 24 ore e fino a data da destinarsi.
Un impatto economico e sociale che inevitabilmente avrà risvolti negativi e a lungo termine, considerando che in una sola settimana di arresto forzato di ogni attività culturale si è registrato qualcosa come una perdita di quasi 108 milioni di valore aggiunto per la nazione. Senza contare che l’incertezza sull’orizzonte temporale per una risoluzione della crisi, tanto italiana quanto ora anche europea, probabilmente produrrà un danno anche nei luoghi oggi aperti e non toccati dal virus, colpendo maggiormente realtà piccole o piccolissime e acuendo differenze geografiche e disomogeneità territoriale.

LA PROSPETTIVA POLITICA

Perché dalle pieghe di questa crisi emergono chiaramente due prospettive: da una parte quella politica, con il bisogno (urgente) di rafforzare e armonizzare un settore (e la sua filiera) a oggi ancora troppo frammentato, esposto a contingenze terze imprevedibili. Un asset economico e produttivo (piace definirlo così) importante, tuttavia ancora volatile nel suo esser privo di una connotazione economica tale da permettergli di godere, tanto in tempi buoni quanto in quelli di emergenza, di una struttura unitaria caratterizzata da un “piano industriale” vero, chiaro e specificatamente definito all’interno del quadro nazionale, che preveda azioni e supporti idonei per affrontare eventuali criticità, come qualunque altro settore cui viene richiesto di contribuire attivamente al PIL nazionale. Perché, se è utile individuare obiettivi di crescita condivisi (andando oltre quelli legati a sterili classifiche e top 10), è urgente anche definire un quadro di stabilizzazione e potenziamento economico almeno di medio termine, in un piano operativo unito a un rinnovato piano di investimenti stabilizzati che inserisca al suo interno anche mezzi di sostegno e superamento di eventuali crisi e flessioni, come in questo caso. Perché per generare “valori” servono le giuste condizioni, e se si è deciso di bloccare la cultura, e subito, si dovrà essere altrettanto pronti e decisi a pensare subito a come sostenerla e farla ripartire.

Lorenzo Balbi, direttore artistico MAMbo Museo d'Arte Moderna di Bologna. Photo Caterina Marcelli © MAMbo
Lorenzo Balbi, direttore artistico MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna. Photo Caterina Marcelli © MAMbo

TECNOLOGIE E DIGITAL STRATEGY

La seconda prospettiva invece riguarda tecnicamente e internamente il settore culturale stesso, oggi costretto a limitare il contatto coi propri pubblici, o addirittura obbligato a cancellarlo, ponendo i luoghi della cultura nella condizione di non poter perseguire il proprio scopo primo di diffusione e contatto. E se questo sarebbe già uno scenario difficile, lo diventa ancor di più in un momento storico di scarso riconoscimento del valore stesso della cultura. Una chiusura imposta che mette l’intero settore di fronte alla necessità di ridefinire tutte le proprie modalità di contatto e comunicazione, a “pensare in maniera laterale”, questo proprio per mantenere vivo il rapporto con cittadini e potenziali visitatori. In questo senso sfruttare a pieno le potenzialità offerte dalle tecnologie, o dalle varie forme di smart working, ad esempio, non è più solo una possibilità: oggi è una necessità. Ne sono un esempio le dirette streaming e le visite virtuali che difatti hanno già “aperto” molti musei in tutto il continente (qui un elenco in continuo aggiornamento) che in questo modo, e similmente a scuola e università, hanno superato i propri spazi fisici di condivisione, così da non interrompere il flusso nella trasmissione delle competenze e della conoscenza, o per espletare i lavori ordinari, o per creare straordinarie occasioni di diffusione culturale e forme di fruizione, tanto divulgativa che educativa. Per far questo, però, occorre superare le incertezze e innovare l’intero settore attivando nuove risorse (mentali, umane ed economiche) volte a favorire la creazione di una vera “digital strategy” dedicata e condivisa, secondo un piano di sviluppo comune e nazionale.

INEDITE OPPORTUNITÀ

Una prospettiva, questa, che offrirebbe da un lato ai luoghi della cultura inedite opportunità di crescita, anche in un momento di crisi, dall’altro una nuova forma di conoscenza per i pubblici, capace di sollecitare nuovi processi di attivazione, facilitando nuove opportunità di contatto. Perché non basta parlare di innovazione, né basta appellarsi al ruolo educativo dei luoghi della cultura, occorre che il patrimonio rimanga vivo, anche in queste settimane di incertezza.
Allora che questa crisi, al di là di tutto, possa attivare concretamente una profonda riflessione in merito al ruolo che vogliamo affidare alla nostra cultura, e per farlo occorre rileggere la parola “valorizzare” e capire che mettere-a-valore il patrimonio significa innanzitutto riconoscerlo quel valore, e saperlo diffondere in ogni modo, sempre. Perché se servirà ingegno per recuperare ciò che andrà perso nella produzione industriale, anche quella culturale avrà bisogno di sforzi concreti per rimettersi a “regime”, e questa sarà la vera sfida con cui dovremo confrontarci come sistema Paese superata la buriana.

Massimiliano Zane

Versione aggiornata dell’articolo pubblicato su Grandi Mostre #21

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Massimiliano Zane
Massimiliano Zane (Venezia, 1979) è progettista culturale, consulente strategico per lo sviluppo e la valorizzazione del patrimonio.