L’ex direttrice dell’Accademia di Roma Tiziana D’Acchille risponde alla Consulta degli Studenti

Riceviamo e pubblichiamo la risposta della direttrice uscente dell’Accademia di Belle Arti di Roma, la docente Tiziana D’Acchille alla lettera inviata al nostro giornale dai ragazzi della Consulta degli Studenti

Tiziana D'Acchille
Tiziana D'Acchille

Gentile Redazione di Artribune,

in qualità di Direttrice uscente dell’Accademia di Belle Arti di Roma, essendo stata più volte chiamata in causa nella lettera pubblicata dalla Vostra rivista on line il 2 febbraio 2020, lettera non firmata, intendo rispondere e chiarire alcuni punti essenziali che non rispondono al vero. Premetto di non aver mai incontrato gli autori della lettera, né di essere mai stata interpellata dagli studenti della nuova Consulta eletta da un paio di mesi nel merito della questione affrontata nella lettera. Eppure incontro quotidianamente molti studenti, avendo ripreso le mie attività di docente. Gli studenti hanno pieno diritto di manifestare e di chiedere al Ministero la nomina del Direttore, ma è bene che si chiariscano alcune questioni di natura amministrativa che gli autori della lettera hanno riportato in modo errato e distorto.

I CHIARIMENTI DALLA DIRETTRICE USCENTE

Non corrisponde al vero che “la direzione uscente intende mutare il bando (per le elezioni del direttore), che non conteneva discriminazioni all’interno del corpo docente”. Da sempre i docenti di seconda fascia non possono accedere alla Direzione, per il semplice motivo che il ruolo di appartenenza non lo prevede. Essendo stata annunciata da tempo una candidatura di un docente di seconda fascia, il Consiglio di Amministrazione dell’Accademia, proprio per garantire la piena regolarità del processo elettorale, aveva chiesto al Miur di fornire chiarimenti nel merito. Il bando, che peraltro non prevedeva la partecipazione dei docenti di seconda fascia, è infatti uscito nelle more della risposta del Miur (come esplicitato nelle premesse del bando stesso). Non è stata quindi una mia decisione autonoma quella di chiedere il pronunciamento del Ministero, ma l’adempimento di un preciso mandato in tal senso richiesto dall’intero Consiglio di Amministrazione dell’Accademia. La risposta del Miur, molto articolata e ampiamente prevedibile, è stata dirimente in senso negativo per la candidabilità della seconda fascia,  riportando una sentenza della Magistratura, in particolare del Consiglio di Stato, che aveva ampiamente affrontato l’argomento e chiarito la questione già dal 2011.

Non corrisponde al vero che “l’Accademia di Belle Arti è di per sé a Statuto Autonomo: ciò permetterebbe di gestire l’elezione di un Direttore interno nel modo ritenuto più idoneo”. L’Accademia, come tutte le Istituzioni dello Stato, ha diritto di darsi ordinamenti autonomi ma sempre nel rispetto della Legge e delle sentenze della Magistratura. Potremmo forse decidere della candidabilità o meno di un docente in pensione? Mi sembra gravissimo che gli autori della lettera possano disconoscere questo elementare principio amministrativo, così come gravissima è l’accusa di poca trasparenza relativamente alla procedura. Siamo di fronte a un vero e proprio rovesciamento della verità. La procedura si è svolta a garanzia della Legge, della trasparenza e della tutela dei candidati. Che poi molti colleghi abbiano deciso di non andare a votare, nel tentativo di invalidare e rovesciare “con la forza” la legittima procedura elettorale, questo è certamente il risultato di una sistematica azione di propaganda e di disinformazione che imbarazza me per prima e poi la nostra Istituzione. L’altro, assolutamente legittimo, tentativo di rimettere in gioco la candidata esclusa è stato il ricorso al giudice amministrativo del Lazio: ebbene il TAR ha rigettato in toto il ricorso. Non corrisponde al vero che il TAR abbia giudicato irregolare la procedura. E’ vero il contrario. Basta leggersi la sentenza, e forse dovrebbero farlo anche gli autori della lettera. Infine l’Esposto alla procura “contro ignoti” di cui si parla nella lettera è stato semplicemente un espediente per rafforzare il ricorso al TAR, infatti compare tra gli allegati al ricorso, nel tentativo estremo di fornire elementi aggiuntivi, per cui si denuncia per poter gridare che c’è una denuncia.

Che si parli di un commissariamento è l’ultima, assurda, richiesta autodistruttiva di un gruppo di docenti che, agendo in modo assolutamente scorretto e surrettizio sugli studenti, avendo ormai perso ogni battaglia sul piano amministrativo, vedono in una fantomatica e inesistente figura salvifica la risposta ad ogni loro richiesta: il direttore è stato eletto e proclamato e non è solo Roma ad attendere la ratifica del Ministro. Altre Accademie sul territorio nazionale si trovano nella stessa condizione: Torino, Carrara, Reggio Calabria, e altri Conservatori. Il ritardo nelle nomine è dovuto al recente riassetto del Ministero e nella divisione in Ministero dell’Università e Ministero dell’Istruzione, in ragione di una oggettiva vacatio degli organi competenti.

LE CONCLUSIONI

In conclusione, non posso non censurare il grave comportamento di chi, pur di portare avanti la giusta richiesta di progressione di carriera dalla prima fascia alla seconda fascia, non ha trovato di meglio che utilizzare strumentalmente il palcoscenico dell’Accademia di Belle Arti di Roma, in virtù del prestigio e dei risultati raggiunti in questi anni, risultati che moltissimi osservatori hanno giudicato di indubbio rilievo e che il vostro stesso giornale ha avuto la cortesia di diffondere attraverso l’intervista a me concessa di recente. Le Accademie sono un patrimonio nazionale con mille difficoltà ma anche con un potenziale davvero straordinario che non merita tutto questo. Le Accademie italiane, e così Roma, per ragioni che sarebbe complesso riassumere in questa sede, sono state relegate dal secondo dopoguerra in avanti in un piccolo recinto volutamente tenuto al riparo dai riflettori, ed evidentemente il fatto che non solo io ma anche altri direttori in Italia, lontano da queste logiche, in assoluta trasparenza e totale indipendenza politica, con il semplice ma determinato lavoro quotidiano, abbiano riportato in vita una situazione ridotta in macerie, non deve essere andato giù a più di qualcuno. Mi auguro che tutto questo lavoro non vada disperso per l’azione dissennata chi non sa e non vuole nemmeno immaginare un futuro possibile per queste storiche e prestigiose istituzioni e tenta in tutti i modi di riportare in basso il livello della discussione.

 

-Tiziana D’Acchille

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