Le Accademie non possono più attendere: un appello al neoministro dell’Università Gaetano Manfredi

Due ministeri per l’istruzione. E le Accademie? Precariato, una riforma mai completata, difficoltà nell’assunzione dei docenti: tante le problematiche che affliggono questi importanti istituti per l’istruzione artistica. Vittorio Politano, alla guida dell’Accademia di Catanzaro e Segretario della Giunta e della Conferenza Nazionale dei Direttori delle Accademie italiane lancia un appello al neo ministro Gaetano Manfredi.

L'Accademia di Belle Arti di Catanzaro
L'Accademia di Belle Arti di Catanzaro

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del prof. Vittorio Politano, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e Segretario della Giunta e della Conferenza Nazionale dei Direttori delle Accademie di Belle Arti Italiane, sullo stato delle Accademie di Belle Arti in Italia. Artribune aveva seguito e ricostruito le vicende che interessano le accademie qui. Una situazione inoltre analizzata nelle interviste ai direttori uscenti dell’Accademia di Roma, Tiziana D’Acchille e dell’Accademia Albertina di Torino Salvo Bitonti.

La vicenda delle dimissioni del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Lorenzo Fioramonti, si è conclusa con la decisione del presidente del Consiglio Conte di tornare alla nomina di due ministri: la sottosegretaria al MIUR, Lucia Azzolina, per la Scuola e il Rettore della Federico II di Napoli, nonché presidente della Conferenza dei Rettori, Gaetano Manfredi, per l’Università e la Ricerca. Difficile dare un giudizio a caldo su questa doppia designazione, lo spacchettamento più che rispondere ad una logica di governo dei settori, segue evidentemente esigenze politiche interne alla maggioranza ed è tutto quello che non avremmo voluto vedere in questo difficile passaggio. Ci sembra un passo indietro rispetto all’idea che esista una filiera della conoscenza su cui fare un grande investimento come Paese. Ad entrambi, naturalmente, va l’augurio di buon lavoro dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e mio personale.

UN PESSIMO PROVVEDIMENTO

Il 31 u.s., è entrato in vigore il Decreto del Presidente della Repubblica 143 del 7 agosto 2019 recante il Regolamento che disciplina le procedure e le modalità per la programmazione e il reclutamento del personale docente e del personale amministrativo e tecnico del settore AFAM. Le disposizioni contenute si applicheranno a decorrere dall’anno accademico 2020/2021.Si tratta di un pessimo provvedimento che conferma tutte le criticità che erano state espresse da tutto il mondo Afam, durante l’iter di approvazione. Le Accademie di Belle Arti non possono più attendere. Devono essere valorizzate per ciò che sono: istituti di ricerca, sperimentazione e produzione artistica e culturale.

Nella presa d’atto dell’ennesimo fallimento dell’impegno assunto anche dall’ormai ex Ministro Fioramonti, di completare la riforma del sistema AFAM introdotta in ordinamento dalla legge n.508/99”. Questa legge, come è noto, prevedeva l’equiparazione alle università delle accademie d’arte, d’arte drammatica, di danza e dei conservatori, ma è rimasta in buona parte inattuata per 20 anni. Il primo punto era la governance. Nelle università c’è il rettore ed è lui a nominare un direttore amministrativo di fiducia, mentre nei conservatori e nelle accademie abbiamo tre figure, tra cui facilmente possono sorgere degli attriti: il presidente, che è di nomina politica, il direttore, che viene eletto dai docenti stessi, e il direttore amministrativo, che viene scelto attraverso un concorso pubblico. Il secondo punto prevedeva che i docenti fossero equiparati ai docenti universitari, almeno come stato giuridico se non come trattamento economico.

E I DOCENTI? FASCE E PRECARI

Ma sono pochi, quindi non hanno forza contrattuale e sono rimasti ingabbiati nel comparto scuola. Il terzo punto riguardava i docenti di seconda fascia: bisognerebbe abolire le fasce e dare la priorità al merito. Il quarto punto è la stabilizzazione dei precari, alcuni dei quali sono in questa condizione da dieci, quindici, vent’anni: il progetto della senatrice Angela D’Onghia (anch’essa dimissionaria nel 2017) prevedeva che una quota dei nuovi posti di ruolo fosse riservata a loro, sulla base del merito e dell’anzianità.

Carissimo Signor Ministro, dovremo registrare anche con lei la mancata collocazione del sistema Afam all’interno del sistema universitario piuttosto che di quello scolastico? Al nuovo Ministro è affidata la responsabilità di sistemare la definitiva equiparazione delle Istituzioni di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica alle Università, per quanto riguarda strutture, personale e titoli rilasciati, l’emanazione, entro un tempo ragionevolmente breve, di tutti i regolamenti e i decreti di attuazione della legge 508/1999 di riforma dell’Alta Formazione artistica e musicale, l’istituzione o la messa a regime di tutti i corsi di nuovo ordinamento, in particolare quelli didattici abilitanti all’insegnamento nella scuola.
La Legge di Riforma 508/99 delle Accademie di Belle Arti risulta irrimediabilmente anacronistica perché taglia l’Italia fuori dal sistema di istruzione universitaria superiore così come esso viene declinato da tempo nei grandi paesi europei e di tutto l’occidente, mentre le profonde mutazioni del contesto culturale, sociale ed economico mondiale degli ultimi venti anni hanno rafforzato la relazione e lo scambio tra formazione artistica universitaria e realtà produttive (cinema, televisione, pubblicità, management culturale, mercato dell’arte, comunicazione multimediale, internet). Le Accademie come le Università (art. 33 della Costituzione) in quanto Istituzioni di Alta Cultura sono fondamentali per la crescita e lo sviluppo dell’Italia. L’Italia ha il compito prioritario di promuovere la formazione superiore nel campo delle Arti visive, integrandola in quel luogo di vitale incrocio dei saperi che è la vera Università. l’Italia ha la chance di recuperare rapidamente competitività internazionale nell’ambito della formazione universitaria, e di tornare a misurarsi – alla pari – con le grandi nazioni dell’Europa e del mondo.

Accademia di Belle Arti di Roma
Accademia di Belle Arti di Roma

AFAM: I NUMERI

La legge 508/99 ha riformato il settore artistico-musicale, recependo il dettato costituzionale che prevede all’articolo 33 il sistema della formazione artistica parallelo al sistema universitario.

Carissimo prof. Manfredi, sono attive in tutte le istituzioni AFAM iniziative sperimentali che ampliano la tradizionale offerta formativa e che consentono agli studenti di conseguire diplomi accademici di primo e di secondo livello. Nei corsi sperimentali viene generalmente utilizzato un sistema di crediti formativi basato sul Sistema europeo di accumulazione e trasferimento dei crediti (ECTS): 180 crediti per il triennio di I livello e 120 crediti per il biennio di II livello.
Complessivamente le istituzioni AFAM contano circa 70.000 studenti iscritti, tra cui una significativa quota di studenti stranieri (7,5%), 8.500 docenti e 2.300 non docenti. La mobilità internazionale è storicamente molto sviluppata presso le Accademie di belle arti, e dal 2000, grazie alla legge di riforma, anche l’Accademia nazionale di danza, i Conservatori di musica e gli Istituti musicali pareggiati possono partecipare ai programmi europei per la mobilità di studenti e docenti. Il sistema AFAM è composto complessivamente da 145 istituzioni, di cui 82 statali e 63 non statali e, precisamente, da: venti Accademie di belle arti statali; un’Accademia nazionale d’arte drammatica; un’Accademia nazionale di danza; 55 Conservatori di musica statali; 18 ex Istituti musicali pareggiati; cinque Istituti superiori per le Industrie Artistiche; diciotto Accademie di belle arti legalmente riconosciute, tra cui le cinque storiche di Genova, Verona, Perugia, Bergamo, Ravenna; 27 altri Istituti autorizzati a rilasciare titoli con valore legale.  (aggiornato al 12/12/2018)
Se oggi è possibile in Italia laurearsi (3+2 o 5), prendere un Dottorato di Ricerca, essere un Professore Ordinario o un Professore Associato o un Ricercatore dalla Biologia all’Educazione Fisica, deve essere possibile farlo anche in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo, in Progettazione e Arti Applicate, in Didattica dell’Arte.

Cortile dell'Accademia di Belle Arti di Brera
Cortile dell’Accademia di Belle Arti di Brera

UNA NUOVA CITTADINANZA EUROPEA

Come noto, in seguito alla riforma avviata dal “Processo di Bologna” (1999), in Europa le Accademie di Belle Arti, Danza, Arte drammatica e i Conservatori, hanno assunto lo status di Istituzioni di Alta Formazione di livello universitario. In questo quadro, le istituzioni italiane AFAM sono chiamate ad esprimere non solo una capacità didattica di eccellenza ma, in prospettiva, anche una attività di ricerca di livello, azione essenziale per il loro posizionamento nello Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore. In particolare, è cruciale a livello internazionale la discussione sui Dottorati e sulla Ricerca Artistica, intensamente attivata a livello europeo oramai da un ventennio. Con la firma della Costituzione la UE ha definitivamente approvato l’atto fondante di una nuova cittadinanza europea, giovane ed emozionante quanto saggia e consapevole. In tale contesto il Processo di Bologna ha rappresentato l’occasione proposta dai Ministri europei dell’Istruzione per sviluppare un sistema unico e integrato di alta formazione che costituisca l’emblema stesso di tale cittadinanza e ne rappresenti, nel contempo, uno dei pilastri portanti. L’arte ed il suo insegnamento possono agilmente rappresentarne l’esegesi perché l’istruzione artistica può contare sull’intrinseca universalità dell’arte e dei suoi codici linguistici. Lo studio, la ricerca, la condivisione delle emozioni sedimentate in secoli di pittura, scultura, musica, danza, teatro, potranno contribuire in maniera determinante a sustanziare quel Rinascimento che il Processo di Bologna celebra.

L’ITALIA MORTIFICA LE SUE BELLE ARTI?

Vorrei riportarvi lo scritto del 2012 sul Corriere della Sera “L’Italia che mortifica le sue Belle Arti” di: Miriam Mirolla e Vita Segreto: “Immaginate che un giorno la Regina Elisabetta disponga d’imperio di trasferire la Royal Academy of Arts da Burlington House a un ex carcere minorile. Immaginate che un giorno la Germania decida di liberare l’edificio dell’Accademia d’Arte di Düsseldorf – dove studiò e insegnò Joseph Beuys – per spedire studenti e professori nei locali dell’ex mattatoio comunale, ancora intrisi di umori maleodoranti. Immaginate che un giorno la Spagna, con il suo incredibile patrimonio storico-artistico, preferisca agevolare e finanziare la proliferazione di miriadi di piccoli istituti privati, senza un preciso controllo centrale, piuttosto che valorizzare e promuovere le sue istituzioni più antiche e prestigiose, che di quel passato e di quel patrimonio sono le vere artefici. L’immaginazione, si sa, può giocare a volte brutti scherzi. E tutto quello che non potrebbe mai accadere nelle più grandi nazioni europee, è accaduto e sta accadendo in Italia. Lo sanno bene le Accademie di Belle Arti. Quale altro Paese dell’Unione Europea, infatti, avrebbe mai potuto legiferare per escludere l’Accademia di Belle Arti di Firenze, la prima e più antica accademia di Belle Arti del mondo dal sistema universitario europeo ed internazionale, quel sistema che da decenni ha compreso l’importanza strategica di intrecciare facoltà scientifiche e facoltà artistiche? Chi crederebbe che Roma, depositaria di oltre 2500 anni di storia dell’arte e d’architettura, meta dei grandi artisti di tutti i tempi, accolga nella sua cinquecentesca Accademia di Belle Arti per lo più studenti iraniani e cinesi, mentre nelle accademie tedesche, britanniche, austriache o spagnole, divenute da tempo facoltà universitarie di Belle Arti, arrivano studenti da ogni parte del mondo, Italia compresa? Certo, con lo spread che sale e che scende, il rischio default alle porte, uno si chiede che senso abbia riflettere sul destino di sparute istituzioni italiane, centenarie e un po’ demodé, relegate ai margini della vita civile, sociale e culturale del nostro Paese. E invece ha senso, eccome! Perché anche sul presente e sul futuro delle Accademie si gioca il recupero di un primato, di una supremazia nel campo della ricerca e dell’innovazione artistica, che è stata per secoli prerogativa dell’Italia, e all’Italia ha dato quel prestigio e quella credibilità internazionali su cui può ancora oggi far leva davanti agli occhi del mondo. Se crediamo che l’Arte sia indice delle virtù sociali e politiche di una nazione, allora oggi le Accademie di Belle Arti italiane sono a un vero e proprio punto di svolta. E con esse, l’Italia intera”.

LA STORIA DELL’ACCADEMIA

Le Accademie di belle arti, presenti nelle principali città dei vari stati italiani, nel 1803 divennero nazionali. Fu loro attribuito il compito di formare pittori, scultori, decoratori e scenografi nonché architetti (solo in seguito sarebbero nate autonome Facoltà di architettura). Alle Accademie venne anche affidato il controllo sui monumenti pubblici con le Commissioni dell’ornato, prefigurazione delle attuali Soprintendenze. Alcune Accademie si dotarono di pinacoteche e gipsoteche, per finalità didattiche legate all’elaborazione di strategie per la salvaguardia e tutela del patrimonio artistico italiano; queste collezioni, ed altre frutto dell’organizzazione di esposizioni annuali, hanno contribuito alla ricchezza del patrimonio museale italiano. Dopo il 1970, le Accademie statali fino ad allora operanti (quelle storiche) sono aumentate di numero, potendo contare sull’apporto di studenti provenienti dai licei artistici e dagli istituti d’arte. Grazie alla legge 508/99 e con le sperimentazioni in atto, le Accademie hanno notevolmente ampliato la loro offerta, mentre la legge 143/04 e un recente decreto ministeriale hanno loro affidato la formazione dei docenti di materie artistiche nelle secondarie. Facendo un salto più indietro nel tempo, l’accademia era il giardino floridissimo posseduto da Accadémo che si trovava nei pressi di Atena e dove Platone ed altri insegnavano ai loro fortunati allievi le proprie dottrine. Era il luogo in cui venivano istruiti non i dotti, o non solo, ma soprattutto gli artisti. Anche oggi, le accademie conservano quel fascino antico di luogo di formazione ma soprattutto luogo delle idee, un giardino in cui le idee lasciano il posto alla loro realizzazione creativa ed artistica. Le Accademie di belle arti, la loro diffusione territoriale è frutto e testimonianza della ricchezza delle tradizioni artistiche che l’Italia vanta da molti secoli, sì da essere considerata universalmente la culla dell’arte e da vantare sul suo territorio il 65% del patrimonio dei capolavori di tutto il mondo.

UN APPELLO AL MINISTRO

Signor Ministro, bisogna rafforzare e sostenere con più risorse, dotazioni, sedi appropriate e personale adeguato, gli Atenei Artistici Statali collocati nel fragile contesto socio-politico della periferia culturale del mezzogiorno d’Italia. L’Accademia di Belle Arti di Catanzaro da oltre 45 anni sul territorio calabrese, è diventata un punto di riferimento per lo sviluppo e la crescita socio-culturale dei giovani della Regione. Fin dal 1973 essa contribuisce all’attiva dialettica fra scienza, lettere e arti e ancora oggi con la stessa passione Catanzaro conserva la sua voglia di crescere e creare cultura. Allo stato stiamo lavorando in sinergia con il Comune per dare garanzie solide ai nostri studenti per risolvere definitivamente i problemi decennali scaturiti dalla mancanza di una sede fissa e da risorse esigue. Certo, spesso i percorsi sono tortuosi e non lineari come vorremmo; spesso i tempi – quelli della politica, della burocrazia o semplicemente del fare – si dilatano oltre le nostre aspettative; ma siamo sicuri di essere sulla strada giusta. l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro si spende nel dialogo con tutti gli Enti pubblici e privati per essere effettivamente efficace sul territorio, per garantire le migliori prospettive di futuro ai giovani, per contribuire alla crescita culturale dell’intera regione.

Illustrissimo Signor Ministro, sarebbe necessario riscrivere totalmente la Riforma, conferendo finalmente piena dignità universitaria alle Istituzioni accademiche, agli studenti e ai docenti. È un dovere morale che un Paese come l’Italia ha nei confronti del proprio sistema formativo. È un dovere morale, perché l’Italia non può e non deve sfigurare al confronto con le altre realtà internazionali. Speriamo comunque che per la sua importantissima ricaduta in termini culturali e occupazionali, questo progetto di riordino complessivo e sistematico della normativa in materia di formazione artistica, musicale e coreutica nel sistema dell’istruzione nazionale sarà sostenuto dal mondo politico, artistico, musicale e coreutico italiano con la massima decisione e al di là delle logiche di schieramento. L’esito di questa coraggiosa e rivoluzionaria riforma, che riporterà l’Italia in linea con gli standard dell’European Higher Education, dipenderà dal grado di «virtù politica» che i partiti seduti in Parlamento saranno capaci di incarnare e di esercitare nelle prossime ore.
Siamo comunque fiduciosi nell’operato del neo Ministro e siamo disponibili a collaborare con il nuovo Dicastero per la definizione di una strategia utile a risolvere le emergenze dell’A.F.A.M. (Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica) con strumenti sostenibili ed in grado di garantire lo sviluppo del sistema formativo e di ricerca e le tutele dei lavoratori e dei discenti. Al Prof. Gaetano Manfredi rinnoviamo le nostre congratulazioni e gli auguri di un buon e proficuo lavoro.

Vittorio Politano

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