Luca Lo Pinto è il nuovo direttore del Macro di Roma. Finisce l’era di Giorgio De Finis

Finalmente il Macro, dopo alcuni mesi di follia operativa, si dota di un direttore artistico. Eppure non era difficile: bastava fare un bando pubblico invece di nominare amici o improbabili compagni di scuola. Ecco chi è il nuovo direttore

Il Macro a Roma
Il Macro a Roma

Luca Lo Pinto è il nuovo direttore del Macro. La notizia segna un significativo punto di svolta rispetto alla direzione presa dall’istituzione romana, ormai collocata esclusivamente negli spazi di via Nizza, afferente all’azienda speciale Palaexpo presieduta dall’artista Cesare Pietroiusti. La storia travagliata di questo luogo negli ultimi anni l’abbiamo in realtà più volte raccontata. I vertici del Macro, diretto da fine 2017 dall’antropologo romano Giorgio De Finis arrivato qui per nomina diretta, hanno visto nei mesi recenti lo svilupparsi dell’improbabile progetto Macro Asilo: un approccio ideologico, superato, scopiazzato a cosa deve e può essere un museo alla fine degli Anni Dieci del Duemila. Finalmente ora si cambia. Al Comune di Roma e negli uffici dell’assessorato alla cultura sovraintesi da Luca Bergamo, tardivamente si rendono conto che la modalità di scelta non dava i risultati sperati e finalmente – seguendo i nostri appelli di allora – optano per un bando pubblico che è stato divulgato qualche mese fa con grande arrabbiatura dello stesso De Finis oggi pronto, secondo alcuni, addirittura a capitalizzare il lavoro da direttore in una lista civica da presentare alle prossime elezioni amministrative.

IL BANDO

L’incarico a Giorgio De Finis non viene quindi rinnovato, ma lasciato scadere naturalmente al 31 dicembre 2019. Il successore viene individuato con bando a evidenza pubblica, lanciato la scorsa estate, con la proposta di un incarico triennale fino al 2022. I criteri del bando erano i seguenti: era innanzitutto aperto sia a figure singole, sia a “più persone fisiche in collaborazione fra loro”, con 10 anni di comprovata esperienza nel settore della curatela di mostre di arte contemporanea e/o organizzazione di attività culturali, di cui 3 anni di comprovata esperienza come direttore o curatore responsabile delle attività culturali di musei, fondazioni e altre istituzioni o organizzazioni nell’ambito della programmazione culturale e artistica di arte contemporanea. A essere scelto il progetto culturale, elaborato sulla base di un budget destinato al MACRO di euro 400mila annui, in grado di “sviluppare, ampliare e dare continuità alle linee di indirizzo basate su apertura, pluralità, pratiche discorsive e dialogiche, creazione di comunità; promuovere l’accessibilità universale; favorire un ruolo attivo dei pubblici nello sviluppo delle attività; dare spazio alla ricerca e alla sperimentazione artistica anche in senso interdisciplinare; valorizzare le collezioni del Macro attraverso rapporti collaborativi con la Sovrintendenza Capitolina che ne ha la titolarità; promuovere e gestire la collaborazione con le istituzioni culturali e formative, le comunità artistiche, le Accademie straniere a Roma; promuovere e gestire la collaborazione con istituzioni italiane ed estere”.

CHI È LUCA LO PINTO

Il bando scadeva il 22 luglio 2019, diversi sono stati dunque i mesi necessari a prendere una scelta senz’altro ponderata, ma che va in una direzione del tutto opposta rispetto a quella di un progetto come il Macro Asilo. Da spazio laboratorio “per tutti”, esperimento “fatto da tutti”, coinvolgendo artisti e non artisti, a istituzione diretta da un curatore con un profilo ormai established e internazionale – Luca Lo Pinto appunto – che sicuramente userà l’occasione di questo ritorno a casa per costruire una piattaforma aperta agli stimoli globali, in linea con il proprio rigoroso approccio curatoriale. Nato nel 1981, figura ancora nel team curatoriale della Kunsthalle di Vienna ed è fondatore della rivista e casa editrice NERO. Ha curato cataloghi e scritto per numerose riviste internazionali e curato mostre dedicate a Pierre Bismuth, Luigi Ontani, ma anche i progetti Antigrazioso al Palais de Tokyo, Le regole del gioco all’Achille Castiglioni Studio Museum e così via. A Daniele Perra, in una intervista rilasciata ad Artribune sul suo lavoro alla Kunsthalle Wien aveva raccontato:  “Sicuramente ho una formazione ibrida. Ho fondato una rivista, ho pubblicato libri, concepito mostre seguendo una visione forse non così definita agli occhi esterni, ma per me molto chiara. In generale mi piace sperimentare giustapponendo ingredienti diversi per vedere cosa può venir fuori. Sono il primo spettatore di ciò che faccio e cerco di fare in modo di non annoiarmi”.

LE POLEMICHE: LO PINTO TROPPO AMICO DI PIETROIUSTI

Polemiche finalmente finite dopo fiumi di inchiostro sul Macro ormai non più “Asilo”? Manco per sogno: mezza città già mormora e mormora parecchio. “Il bando lo ha vinto Lo Pinto? Ovvio. Guardatevi nel suo curriculum quanti progetti ha fatto assieme a Cesare Pietroiusti che il presidente dell’istituzione che l’ha scelto…”. Ma le malelingue non avranno granché soddisfazione, basta vedere l’ultima infornata di assunzioni e collaborazioni in Comune per capire che a Roma queste compromissioni sono nell’epoca pentastellata ormai diventate la norma e non certo l’eccezione.

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