Santa Maria della Scala di Siena. Bando scaduto da mesi, ma il sindaco non nomina il direttore

Il futuro del Complesso Santa Maria della Scala di Siena è ancora fumoso. C’è stato un bando, con 26 candidature. Il bando è concluso, ma non c’è ancora un direttore.

Santa Maria della Scala a Siena
Santa Maria della Scala a Siena

Il Santa Maria della Scala ha appena presentato «Sorore», chatbot progettato dal master in Comunicazione dell’Università di Siena che guiderà i visitatori nel complesso museale, rispondendo alle domande e fornendo indicazioni via smartphone. E se la “guida virtuale” prende il nome dal leggendario ciabattino fondatore dell’ex Spedale, non ha invece ancora un nome il direttore del museo, per il momento anch’esso virtuale. Il Santa Maria, infatti, ha già “festeggiato” quattro mesi senza una guida designata, dopo che il 1 febbraio Daniele Pittèri ha concluso il mandato senza che con la neo amministrazione di centrodestra fosse possibile trovare l’accordo per una proroga (e che adesso si è trasferito alla Fondazione Modena Arti Visive). Il bando lanciato dal Comune per sostituirlo è scaduto ormai da oltre due mesi, all’inizio di aprile; si sa (perché il sindaco Luigi De Mossi lo ha dichiarato in Consiglio comunale, rispondendo a un’interrogazione) che sono arrivate 26 candidature e qualcuno parlava di una presunta short list con una decina di nomi su cui, però, le voci si sono poi arenate. Non è stata formalmente costituita una commissione (ma d’altronde il bando riportava che la scelta sarebbe stata effettuata dal Sindaco stesso, «eventualmente supportato dai dirigenti competenti presenti all’interno dell’Ente») e appare ormai chiaro che il sindaco De Mossi non abbia al momento intenzione di mettere mano a quel dossier.

IL PATTO CON IL COLLEZIONISTA

Intanto, pero, è volato in Olanda dove – grazie ai buoni uffici dell’architetto senese Andrea Milani, già animatore nel 2011 dei forum della cultura targati Pd – tenta di stringere un patto dai contorni ancora indefiniti con il celebre collezionista Joop van Caldenborgh. Nell’attesa, ha annunciato che avvierà anche una commissione preposta a individuare per il museo una nuova forma giuridica: si torna così a parlare di una fondazione (forse a partecipazione, come vorrebbe l’ex sindaco e candidato a direttore del museo Pierluigi Piccini), rivangando un tema che torna da anni, ciclicamente, senza che si riesca mai a metterselo davvero dietro le spalle. Nel vortice delle parole, però, i fatti scarseggiano: al Santa Maria senza direttore è stata prorogata fino a novembre l’interessante mostra sui maestri nordici presenti nella Collezione Spannocchi e si apre adesso (20 giugno) Effetto Araki, dedicata ai 50 anni di attività del maestro giapponese della fotografia. Nient’altro all’orizzonte.

UN CONVEGNO SU CALVINO

A maggio era stato inaugurato il centro convegni, all’ultimo livello di Palazzo Squarcialupi, dedicato a Italo Calvino (che proprio qui è morto, il 19 settembre 1985, quando il Santa Maria della Scala era ancora ospedale): una sala tecnologicamente attrezzata che può accogliere 300 persone, più una serie di salottini ben arredati. Un progetto (realizzato grazie al contributo della Fondazione Monte dei Paschi) cui l’ex direttore aveva contribuito in prima persona e per cui i lavori sono durati diversi mesi, in scia a un recupero più ampio iniziato un paio di anni fa per l’adeguamento, la messa a norma e in sicurezza di tutto il palazzo. «Non inaugurare il centro convegni è uno dei rimpianti maggiori della fine del mio mandato» aveva detto Pittèri prima di andarsene. «Non importa chi lo ha realizzato, l’importante è restituire questo spazio alla città» ha dichiarato il sindaco Luigi De Mossi durante l’inaugurazione, senza mai citare l’ex direttore né l’amministrazione precedente, condannati a una sorta di damnatio memoriae. Nel piano strategico iniziale, questo spazio doveva servire – oltre ovviamente per convegni ed eventi – anche come luogo in cui ospitare e sviluppare la produzione del tessuto delle industrie culturali e creative e dell’associazionismo del territorio: al momento, tuttavia, questa sfumatura pare sparita.

SANTA MARIA LOCATION

È saldo, invece, il ruolo del Santa Maria come location: a febbraio ha accolto il forum della Fondazione Qualivita sul panorama alimentare e vitivinicolo, pochi giorni fa vi si è tenuto «BuyFood Toscana», salone promozionale voluto dalla Regione e dedicato alle eccellenze enogastronomiche, e un altro grande evento sull’agroalimentare è allo studio per ottobre. Perché questo, il turismo basato sull’enogastronomia, è il fulcro della programmazione strategica di questa amministrazione. L’idea che il Santa Maria della Scala diventasse un contenitore buono per ogni cosa è stato, d’altronde, uno dei temi su cui si è definitivamente compromesso il rapporto tra De Mossi e Pittèri. Eppure pare esattamente questa la strada intrapresa, almeno nel breve periodo. E, allora, il fatto che non si pensi a fare un vero direttore forse non è un caso.

-Giulia Maestrini

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Giulia Maestrini
Giulia Maestrini è nata a Firenze ma vive e lavora a Siena e le sente entrambe "sue" città. Laureata in Scienze della comunicazione, è giornalista pubblicista dal 2004 e lavora come freelance collaborando con varie testate e su temi diversi, dalla politica culturale all’economia. Scrive di non-fiction per la rivista femminile Abbiamo le Prove e anche su vari blog, tra cui il suo. Negli ultimi dieci anni si è avvicinata allo studio della comunicazione d’impresa e dei nuovi media. Così, per vivere, scrive come copywriter.